Gus Van Sant questa volta sceglie un thriller ispirato ad una storia vera come pellicola da portare al Festival del Cinema di Venezia e incontra il consenso del pubblico con Dead Man’s Wire. Un film colmo di tensione e staticità, dialoghi e riflessioni, che vede al suo interno un cast coeso e di talento, tra cui Bill Skarsgård, Dacre Montgomery, Al Pacino e Colman Domingo. Dead Man’s Wire sarà al cinema dal 19 Febbraio con BIM Distribuzione.
La mattina dell’8 Febbraio del 1977 Anthony G. “Tony” Kiritsis (Bill Skarsgård), entra nell’ufficio di M. L. Hall (Al Pacino), presidente della Meridian Mortgage Company, e prende in ostaggio il figlio Richard (Dacre Montgomery). Tony ha ideato un congegno che tiene l’uomo sotto scacco: ha modificato un fucile a canne mozze, collegando al grilletto un dispositivo che, stretto al collo come un cappio, se sfiorato, ucciderà all’istante l’ostaggio. Le richieste di Tony sono assolutamente chiare: 5 milioni di dollari, immunità e soprattutto delle scuse formali per il torto subito.
Gus Van Sant lancia direttamente lo spettatore nella storia, senza titoli di testa o altre indicazioni come intro o sigle. Un montaggio alternato mostra rispettivamente Tony recarsi all’interno dell’edificio sontuoso della Meridian Mortgage Company, mentre dall’altro lato la sala è cullata dalla voce profonda e setosa di Colman Domingo, che qui interpreta uno speaker radiofonico con un ruolo centrale nella storia. Non viene dato un preambolo o una spiegazione di partenza, il regista preferisce che il pubblico venga colpito in primis dallo stupore, si domandi cosa stia succedendo, in seguito, saranno i personaggi a spiegare e a sbrogliare la complicata matassa della storia, fatta di ricatti e inganni. La suspance e la sorpresa, l’attesa di scoprire cosa accadrà muovono la narrazione in maniera articolata ed equilibrata.
Una regia che tiene alta la tensione caratterizza Dead Man’s Wire, dove l’azione è pressoché scarsa e latente, mentre prevalgono dialoghi pungenti e concitati, in un ossimoro di fondo dove alla violenza della presa in ostaggio corrisponde la gentilezza e la pacatezza di Tony. Si tratta di un uomo disperato, probabilmente instabile, ma non violento o cattivo di base. Pronto a riprendersi la sua dignità e i suoi diritti Tony non si ferma davanti a nulla e comincia una lunga processione quasi assurda che lo porta, per via del suo congegno, ad essere intoccabile dalle forze dell’ordine. Nonostante ciò, però, non si tratta di una persona in alcun modo malvagia, ma solo disperata. Il contrasto tra il suo possedere il fucile a canne mozze e la sua bontà e gentilezza di fondo, emerge prorompente grazie all’interpretazione di Bill Skarsgård che, ancora una volta, si dimostra essere versatile e brillante e a tratti decisamente inquietante, anche senza sforzo. L’intero cast dimostra una coesione e una chimica decisamente funzionale, che lascia lo spettatore completamente assorto in quelle immagini, desideroso di sapere che cosa accadrà ai personaggi, soprattutto per coloro che non sono a conoscenza della storia vera.
Gus Van Sant nella sua carriera si è cimentato in diversi generi, senza mai creare contenitori perfettamente separati e anche per Dead Man’s Wire vale la stessa regola. Si tratta di un thriller tratto da una storia realmente accaduta, certamente, ma al suo interno racchiude un black humour che stempera e crea distanza tra il pubblico e lo schermo. Non solo, il regista decide di distruggere in maniera quasi distopica la tensione in alcuni punti, associando canzoni totalmente lontane dalle immagini, mettendo insieme scenari drammatici e inquietanti con una colonna sonora briosa e che segue la programmazione della stazione radio che ha un ruolo fondamentale nella narrazione. Una scelta che crea una sensazione di straniamento che non fa che aumentare l’aspetto tensivo della pellicola. Gli intermezzi radiofonici anche servono a distaccare leggermente lo spettatore dall’azione, ma in realtà, di fondo, l’effetto che si ottiene è amplificato, in quanto il montaggio alternato spesso crea una maggiore sensazione ansiogena rispetto a tutto il resto.
La fotografia cupa e l’aria fredda degli anni ’70 contribuiscono a creare un’atmosfera drammatica, dove prevalgono le sfumature di grigio e marrone, mentre spicca la camicia verde di Tony, quasi ad indicare una speranza in un mondo ormai corrotto, che è esattamente ciò che il personaggio rivendica con il suo gesto. Gli unici luoghi in cui il colore si fa più caldo sono quelli che rappresentano le sequenze ambientate nella radio. La palette di Dead Man’s Wire non esplode nemmeno nelle scene ambientate in Florida con Al Pacino, la luce rimane fredda e fioca, non si carica mai di luce, mentre l’inverno e il gelo prevalgono.
Dead Man’s Wire è un thriller tratto da una storia vera che Gus Van Sant dirige in maniera brillante, sfruttando una regia statica, ma tensiva, che si muove tra montaggi alternati, dialoghi pungenti e una colonna sonora che crea contrasto con le immagini, il tutto anche grazie ad un cast di rilievo che mostra professionisti capaci di cambiare registro in maniera del tutto naturale.
Dead Man’s Wire: il filo del ricatto, il nuovo film di Gus Van Sant con Bill Skarsgård, Dacre Montgomery, Al Pacino e Colman Domingo, sarà nelle sale italiane dal 19 Febbraio con BIM Distribuzione. Ecco il trailer italiano:














