Con Di4ri, Netflix ha voluto puntare fortemente sul pubblico più giovane, andando a creare un prodotto che, in qualche modo, potesse andare a toccare le corde giuste dei ragazzi a cui la serie è rivolta. I protagonisti di Di4ri, infatti, sono ragazzini che frequentano la seconda media e tutta la serie ruota attorno alle ultime settimane dell’anno scolastico e alle loro vite in quel frangente, tra problemi della crescita, amori, scherzi e rivalità.

I ragazzi della 2D della scuola media di Marina Piccola hanno davanti a loro le ultime settimane dell’anno scolastico, quando il preside comunica alle classi che, causa fondi scolastici, la sede chiuderà e gli studenti saranno trasferiti a Marina Grande. Pietro (Andrea Arru), Livia (Flavia Leone) e tutti i loro compagni, dunque, inizieranno a cercare un modo per mantenere la scuola aperta, mentre dovranno affrontare anche la rivalità con la 3D.

Di4riL’intento di Di4ri, dichiarato anche da Netflix, è quello di riuscire a coinvolgere un pubblico più giovane, mettendo su schermo situazioni che – grossomodo – possano ricordare agli spettatori quella che è la loro vita vera e propria. La serie ci riesce? Purtroppo, la risposta è più no che sì. Questo perché la serie riesce sì a mettere in scena alcune situazioni tipiche di quell’età, ma al tempo stesso ne porta anche altre che sono veramente estreme ed esagerate per dei ragazzini di 12 anni. Non si scenderà nei dettagli per evitare spoiler, ma basta dire che molte di queste sequenza sembrano più rappresentare la vita dei liceali e non quella di studenti di seconda media.

Registicamente parlando, invece, la serie pur non essendo eccelsa, riesce in qualche modo ad avere un suo perché, un suo stile. Ogni episodio racconta di una settimana a scuola vista dagli occhi di uno dei diversi tanti protagonisti. I ragazzini vengono seguiti nella loro quotidianità dentro e fuori da scuola e i personaggi nell’arco della puntata vanno anche a rompere la quarta parete, rivolgendosi direttamente al pubblico e guardando in macchina. Sicuramente è un’idea vincente, perché se l’obiettivo è quello di coinvolgere i più giovani, è giusta la scelta di dare l’impressione che Livia, Pietro e tutti gli altri protagonisti abbiano qualcuno con cui parlare, sfogarsi e riflettere: cosa fondamentale a quell’età.

Di4riIl grande problema di una serie come Di4ri, che per altro non brilla nemmeno sotto il punto della recitazione, con veramente pochi dei giovani attori che riescono ad andare sopra la media, come Flavia Leone e Andrea Arru, è che tratta temi sensibili e importanti per l’età del pubblico cui si rivolge in maniera troppo leggera e superficiale. Bullismo, amicizie tossiche, vandalismo, il non sentirsi compresi tipico di quell’età: tutti topic che meriterebbero un approfondimento adeguato, ma che vengono spesso archiviati con un paio di dialoghi più sbrigativi, qualche battuta e qualche scherzo per stemperare la situazione.

E pensare che la serie in realtà poteva andare decisamente in profondità sotto questo punto di vista, visto che va a sfondare la quarta parete e che conta ben quindici episodi da venticinque minuti l’uno, con il primo che ne dura addirittura cinquanta. Di4ri però non riesce a toccare le corde giusta e ha tanto il sapore di un’occasione sprecata, in cui si è voluto mettere in scena più situazioni in realtà stereotipate e in stile High School Musical (nella scuola si gioca a basket, per dirne una) e non fare qualcosa di veramente interessante. Le premesse c’erano, con la prima puntata che ha addirittura un incipit molto simile a quello di Tredici, sempre su Netflix. Il tutto poi si perde strada facendo, per lasciar spazio ad una serie di atmosfere comedy che si sposano sì benissimo con il progetto, ma che prendono più spazio di quello che avrebbero dovuto.

Di4ri

Di4ri è un’occasione sprecata non solo per Netflix, ma anche per il pubblico italiano di vedere un prodotto che potesse essere effettivamente valido e originale. Se la serie ha anche alcune intuizioni interessanti e dei personaggi che – per quanto stereotipati – funzionano e hanno una buona chimica tra di loro, è anche vero però che nel dipingere determinate situazioni incappa in una superficialità e una leggerezza a volte fuori contesto che non riescono a fare della serie un prodotto che possa essere quanto meno sufficiente. E se questo è un giudizio dato da una persona fuori target, diventa anche difficile immaginare come uno spettatore in-target possa credere a situazioni che sono semplicemente più grandi della sua età. Resta da vedere cosa sarà del futuro della serie, perché la narrazione suggerisce una possibile seconda stagione di Di4ri.


Di4ri è disponibile su Netflix. Di seguito, il trailer ufficiale della serie:

RASSEGNA PANORAMICA
Di4ri
5.5
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Il mio primo film visto al cinema è stato "Dinosauri" della Disney, il mio primo libro "La fabbrica di cioccolato" e il mio primo videogioco "Tip Top - Il mistero dei libri scomparsi". Nel 2002 mi sono innamorato di Spider-Man e nel 2008 del grande schermo, grazie a "Bastardi Senza Gloria". Parlerei per ore di cinema, serie tv e fumetti. Sto aspettando la quinta stagione di "Sherlock".

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