Il giorno più atteso di questa 78esimo Festival di Venezia è finalmente arrivato. È tempo di parlare del primo film fuori concorso di quest’edizione della Biennale, nonché la pellicola più attesa del 2021, stiamo parlando ovviamente di Dune, il kolossal fantascientifico diretto da Denis Villeneuve con un cast eccezionale che comprende nomi come Timothée Chalamet, Oscar Isaac, Josh Brolin, Rebecca Ferguson, Jason Momoa, Zendaya e Javier Bardem. Dopo Blade Runner 2049, Villeneuve si è imbarcato in un altro progetto ambizioso: un nuovo adattamento, più fedele, del monumentale romanzo fantasy di Frank Herbert. Quello presentato a Venezia 78 dal regista canadese è il terzo adattamento del libro di Herbert, dopo il film del 1984 diretto da David Lynch e prodotto da Dino De Laurentiis, e la miniserie “Dune – Il destino dell’universo”, del 2000. A contrario di quanto fatto da Lynch, la pellicola di Villeneuve è molto più fedele alla saga letteraria e, in questo primo film, va ad adattare all’incirca la prima metà dell’omonimo romanzo del 1965 di Herbert.
Dune racconta la storia della faida tra la dinastia Atreides e la dinastia Harkonnen, in lotta per il controllo del pianeta Arrakis, anche noto come Dune, una terra deserta che produce, raccoglie e raffina la spezia Melange, una droga che allunga la vita, fornisce capacità mentali sovrumane e rende possibili i viaggi nello spazio, una sostanza fondamentale per la struttura della società galattica, per questo preziosissima e molto ricercata. L’adattamento di Denis Villeneuve vede protagonista il giovane reale Paul Atreides (Timothée Chalamet), figlio e erede del duca Leto Atreides (Oscar Isaac), un ragazzo brillante e dotato di un potere sovrannaturale: riesce a immagazzinare e sprigionare energia. Il suo compito è quello di trovare un posto sicuro sul pianeta e guidare e proteggere la sua gente, la sua famiglia e la sua comunità. Quello che Paul non sa è che è destinato a imprese straordinarie. Il ragazzo si troverà al centro di una vera e propria guerra tra diverse forze per il controllo della spezia Melange
Villeneuve realizza uno dei blockbuster più importanti e sensazionali a livello visivo degli ultimi anni: con una tecnica che tutti vorrebbero avere si cimenta in una delle prove più difficili per un regista, ovvero quella di adattare un’opera così mastodontica. L’autore di molte pellicole di fantascienza già a loro modo divisive, come Arrival e Blade Runner 2049, qui realizza un film riuscito a metà: se sul lato tecnico, come abbiamo già detto, si può contare su un lavoro affascinante, maturo e impeccabile sotto praticamente ogni punto di vista, quel che non riesce ad arrivare è la storia che vuole essere raccontata, spesso fin troppo didascalica, che non riesce quasi mai ad approfondire tutte le piccole sottotrame che i tanti personaggi lasciano aperte, e che sicuramente vedremo nel seguito, non ancora ufficializzato ma molto più che probabile, viste anche recenti dichiarazioni dello stesso Villeneuve.
La storia, inoltre, non riesce a convincere a pieno, proprio per la natura stessa del film che, essendo un primo capitolo di una possibile saga, deve dare spazio soprattutto in un primo film a diverse fazioni e personaggi, ed il lavoro degli sceneggiatori Eric Roth (Forrest Gump, A Star is Born), Jon Spaihts (Doctor Strange, Prometheus) e dello stesso Villeneuve non riesce in due ore e mezzo ad approfondire quanto ci si aspetterebbe l’ambientazione e le popolazioni del mondo di Dune, concentrandosi su una fase centrale della pellicola che sembra andare con il piede premuto sull’acceleratore.
Questo “problema” si ripercuote anche sui protagonisti: i tanti, ottimi attori coinvolti sembrano quasi delle figurine che compaiono e rimangono poco sullo schermo o comunque poco impressi allo spettatore, visto che non hanno un vero arco narrativo che li contraddistingue. In questo senso, gli unici ad avere più spazio sono il protagonista, Paul Atreides ben interpretato da Timothee Chalamet, la madre del protagonista con il volto di Rebecca Ferguson e il villain, il Barone Vladimir Harkonnen, interpretato dal sempreverde Stellan Skarsgard.
La fotografia, pur non essendo realizzata come negli ultimi film di Villeneuve dal maestro Roger Deakins, è comunque ben realizzata da Greig Fraser che fa comunque un ottimo lavoro, anche se sarebbe stato interessante vedere la mano di Deakins in questo film, vista anche l’ambientazione suggestiva di Dune. La colonna sonora e il sound design sono invece i grossi problemi del film: troppo presenti, troppo rumorosi ed eccessivamente ripetitivi, non danno il giusto spazio alla narrazione e rovinano spesso l’atmosfera di scene che, con il silenzio o un sottofondo meno imponente, avrebbero avuto una resa più significativa.
In conclusione, Dune è tutto tranne che un brutto film ma che, soprattutto a causa della sua natura di capitolo iniziale di una saga ancora non confermata ufficialmente, risulta non perfettamente riuscito. Nonostante la produzione non sia andata di corsa, una realizzazione ancora più lunga avrebbe potuto migliorare gli aspetti che non ci hanno convinto, dando magari ai personaggi un maggior senso narrativo ed uno screentime più importante: in ogni caso vale la visione solamente per la spettacolarità delle immagini e anche perché la durata, seppur lunga, non annoia assolutissimamente e anzi, lascia lo spettatore con la voglia di scoprire cosa succederà più avanti. E, per il primo capitolo di una saga, questo è sicuramente un grosso pregio.
Dune di Denis Villeneuve sarà distribuito nelle sale cinematografiche italiane il prossimo 16 settembre. Di seguito il trailer del film:














