Maggie Gyllenhaal è un’attrice che ad Hollywood gode di un’ottima nomea perché il suo talento è sotto gli occhi di tutti e negli anni è riuscita a regalare al pubblico una buona dose di prove che ne hanno appunto accertato e confermato la bravura. Non c’è da meravigliarsi, dunque, se anche lei ha voluto fare il passo successivo per quanto riguarda la sua carriera professionale, come scelgono di fare molti suoi colleghi, cimentandosi in cabina di regia. Ecco dunque, mostrato in anteprima a Venezia 78, la sua opera prima: The Lost Daughter. Va detto che questa non è la sua primissima esperienza, perché la Gyllenhaal aveva già diretto un corto per Netflix in Homemade, la serie di cortometraggi girati con mezzi di fortuna durante la quarantena. Netflix, inoltre, si occuperà anche della distribuzione del film, che è estremamente atteso oltre che per l’esordio della regista, per il cast formato da nomi che ad Hollywood hanno un certo peso. La Gyllenhall, in tutto questo, si è occupata anche della scrittura, cercando così di sinergizzare al meglio i vari aspetti che compongono l’impalcatura della pellicola. Va sottolineato, infine, come The Lost Daughter sia l’adattamento cinematografico de La Figlia Oscura, romanzo di Elena Ferrante. Più precisamente si tratta dell’unica opera della scrittrice de L’Amica Geniale che ancora non aveva ricevuto una trasposizione su schermo, se si considera che Netflix più di un anno fa ha annunciato la serie tv basata su La vita bugiarda degli adulti.

Leda (Olivia Colman) si trova in una località marittima ed è colpita dal rapporto tra una giovane madre e sua figlia. Le osserva in maniera quasi ossessiva, arrivando a riflettere anche sulla complicità che c’è tra di loro e nella loro famiglia. Tutto questo fa riaffiorare diversi ricordi, perlopiù tristi e dolorosi in Leda, che agisce d’istinto e finisce con il ripercorrere la sua stessa mente, arrivando a fare i conti con le scelte, decisamente fuori dal comune, prese in passato, perché probabilmente è arrivato il momento di accettarne le conseguenze.

The Lost Daughter è un film che gioca molto sull’atmosfera che può creare il setting marittimo. E va detto che in questo Maggie Gyllenhaal è veramente brava e sfrutta al meglio le sue carte, confezionando un prodotto che risulta solare, fresco e vivace grazie al Sole che illumina la scena, le spiagge che dominano gli sfondi e la musica e i balli che accompagnano le scene. Sotto questo punto di vista il film è assolutamente attivo e riesce a coinvolgere nel migliore dei modi lo spettatore, che si ritroverà catapultato in questa spirale di colori e allegria, in un contesto che è però pronto immediatamente a cambiare direzione e assumere toni più maturi e decisamente più drammatici.

Se dal punto di vista dei toni e dell’atmosfera, e anche della colonna sonora, che è veramente bella da ascoltare e fa viaggiare con la mente, il film verrebbe da dire brilla, lo stesso non si può purtroppo dire della storia. La narrazione infatti è eccessivamente lenta e stando in sala si ha la percezione che la pellicola fatichi ad ingranare e quando finalmente lo fa, l’attesa non è ripagata nel migliore dei modi, perché il dipanarsi degli eventi non è poi così interessante. Probabilmente questa situazione la si può attribuire all’inesperienza della regista, che ha deciso di partire da un testo molto complesso e probabilmente un po’ troppo pesante per la portata della Gyllenhaal, che aveva buone intenzioni ma l’impressione è che sia stato fatto il passo più lungo della gamba.

Questa percezione è riscontrabile poi anche nella gestione del cast, che non è decisamente ottimale. Come detto, ci sono diversi volti noti di Hollywood, come Olivia Colman, Dakota Johnson, Peter Sarsgaard e Ed Harris, ma nessuno di questi riesce a spiccare perché la loro presenza nel film non è bilanciata nel modo giusta. La stessa Olivia Colman, un’attrice della cui bravura non si viene certo a conoscere oggi, qui è sottotono: la parte non è poi così affascinante a dire il vero e sicuramente non la aiuta ad esprimersi al meglio, tant’è che la sua performance non è così accurata e puntuale come ci si potrebbe aspettare. Buona la prova, invece, di Jessie Buckley, che nelle scene in cui viene interpellata riesce a portare a casa la parte. In linea generale, comunque, i personaggi non vengono approfonditi e gli attori fanno quel che possono per renderli meno sbiaditi di come lo sono evidentemente in sceneggiatura.

The Lost Daughter non è un film particolarmente riuscito. Agli occhi del pubblico, con il suo incedere troppo lento, nonostante delle atmosfere colorate costruite ad arte e nel migliore dei modi, potrebbe risultare un po’ stancante e soprattutto un film “stanco”, non troppo centrato e mirato. Come detto, forse Maggie Gyllenhaal ha scelto di adattare un testo troppo complesso e stratificato per il suo esordio da regista. In ogni caso, ci sono degli aspetti positivi, come la resa dell’ambientazione e dell’atmosfera generale che permea tutta la pellicola: il tono, infatti, è il vero fiore all’occhiello di questo The Lost Daughter.


The Lost Daughter, dopo un breve passaggio al cinema in sale selezionate, arriverà in streaming su Netflix a partire dal 31 dicembre.

RASSEGNA PANORAMICA
The Lost Daughter
5.5
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Ho 23 anni, vivo a Perugia e studio a Roma. Dirigo, scrivo e produco cortometraggi per la Nostalghia Prod., società di produzione da me creata e diretta. Ho all' attivo 16 cortometraggi diretti da me, oltre che altri 16 solamente prodotti. Scrivo e collaboro per RedCapes.it da Gennaio 2019.
the-lost-daughter-di-maggie-gyllenhaal-il-rapporto-madre-figlia-e-quello-col-passato-recensione-venezia-78The Lost Daughter non è un film particolarmente riuscito. Agli occhi del pubblico, con il suo incedere troppo lento, nonostante delle atmosfere colorate costruite ad arte e nel migliore dei modi, potrebbe risultare un po' stancante e soprattutto un film "stanco", non troppo centrato e mirato. Come detto, forse Maggie Gyllenhaal ha scelto di adattare un testo troppo complesso e stratificato per il suo esordio da regista. In ogni caso, ci sono degli aspetti positivi, come la resa dell'ambientazione e dell'atmosfera generale che permea tutta la pellicola: il tono, infatti, è il vero fiore all'occhiello di questo The Lost Daughter.

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