El Camino – Vince Gilligan aveva in mente un destino diverso per Jesse

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Il regista del film ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito alle sue idee iniziali per il film con protagonista Aaron Paul.

Quando il povero Jesse Pinkman di Aaron Paul ha sfondato con una Chevrolet El Camino i cancelli della proprietà dei naziskin nel quale era stato tenuto prigioniero nell’esplosivo finale di Breaking Bad nel 2013 il suo destino aveva reso i fan sì euforici, ma li aveva lasciati anche i preda a molti dubbi ed interrogativi. Sei anni dopo è possibile venire a conoscenza del seguito delle avventure di Jesse dopo la fuga dai neo nazisti che lo avevano torturato in El Camino: A Breaking Bad Movie. E se il film offre una visione più completa del destino dell’ex partner di Walter White, il direttore e scrittore Vince Gilligan non ha sempre pensato al finale per quello che è poi stato.

Gilligan, infatti, all’inizio aveva pensato ad un finale molto più dark per El Camino. Un finale che però è stato bocciato da tutti i suoi collaboratori, incluso Peter Gould, co-produttore di Breaking Bad e co-creatore di Better Call Saul. Inoltre la sua versione di tre ore del film presentava un finale alternativo. Meno drastico dal punto di vista delle differenze, semplicemente alternativo. In seguito all’uscita su Netflix del film, Aaron Paul e Vince Gilligan hanno rivelato di più in merito a questi due finali alternativi.

SEGUONO SPOILER SU EL CAMINO.

Dopo l’urlo ferale che è stato il finale di Breaking Bad, El Camino avrebbe offerto un finale più cupo, ma anche più pacato per quel compassionevole folle che è Jesse Pinkman, anche se comunque infarcito di sanguinose sparatorie in stile Selvaggio West. Inoltre i disturbanti flashback che riportavano al suo periodo di cuoco di meth tenuto in prigionia. Nel finale, Jesse sarebbe riuscito ad evitare l’arresto ed a comprare dal “proprietario di un negozio di aspirapolveri” Ed (un ultimo ruolo di rilievo per Robert Forster) un “biglietto” per la libertà. Anche in questo finale il film avrebbe chiuso su Jesse che si dirige verso la sua vita in pace in Alaska.

Si tratta di un finale al quale sia Gilligan che Aaron Paul hanno alluso per un bel po’. Gilligan ha infatti detto, nel 2013, che “il romanticismo presente in me vuole credere che (Jesse, ndr) si lasci tutto alle spalle e che si sposti in Alaska per una vita in pace stando a contatto con la natura”. L’attore, dal canto suo, ha ricalcato quest’idea l’anno scorso, parlando della sua speranza che “Jesse sia andato diritto in Alaska, in un paesino sperduto tra le montagne e che abbia iniziato a costruire cose con le sue mani”. In altre interviste però Gilligan ha affermato che, col passare degli anni, ha iniziato a dubitare di questa visione ottimistica.

“Pensi dentro di te che sia troppo semplice. Pensi che magari fuggire sia la cosa che tutti si aspettano, e per questo inizi a pensare di dover andare nella direzione opposta” ha detto l’autore, rivelando che originariamente aveva messo in piedi un film nel quale Jesse finiva per sacrificarsi per aiutare un nuovo personaggio a fuggire.

Gilligan ha poi aggiunto:

Adoro l’ironia nel raccontare storie. Amo i colpi di scena ironici. Una volta deciso che avrei realizzato questo film, per la maggior parte del tempo ho pensato che la cosa che più volevamo vedere fosse la fuga di Jesse. E che la cosa che lui voleva di più era proprio fuggire. Quindi ho cercato di strutturare una trama in cui, da eroe quale è, Jesse salva qualcun altro – qualcuno che avrei introdotto nel film come nuovo personaggio. Questo perché lui, nella mia mente, è personaggio dall’innata tendenza eroica. Salva qualcuno alla fine del film e si lascia catturare volontariamente, consapevole che questo gesto salverà quest’altra persona. Alla fine del film sarebbe stato rinchiuso in una cella in una prigione da qualche parte nel Montana o qualche posto del genere. E sarebbe stato in pace con questa condizione. Era tutto così interiore, quasi emo. Si trattava di roba molto drammatica.

Gilligan ha poi spiegato che quando ha esposto la sua idea alla sua Holly Rice lei gli ha subito (giustamente) detto che era un impazzito. Gould e gli altri sceneggiatori di Better Call Saul gli hanno detto la stessa cosa. “Quindi, rinunciato a quest’idea”, ha detto l’autore.

Aaron Paul, in realtà, non era a conoscenza di questa idea di partenza del finale, ed è rimasto estremamente sorpreso quando ne è venuto a conoscenza. Dopo aver espresso il suo stupore in merito all’idea originale di Gilligan, Paul ha dichiarato di esser “contento che abbia cambiato i piani”, sebbene ci fosse un secondo finale alternativo che l’attore avrebbe voluto vedere nel montaggio finale.

In questo particolare montaggio, che si prolungava per tre ore, il finale vedeva Jesse guidare verso la natura dell’Alaska, accompagnato da un voice over di lui che leggeva il contenuto della lettera di Jesse per Brock, il figlio della sua fidanzata Andrea, uccisa da Todd. “Era da togliere il fiato, era bellissimo, era semplicemente vero. Ma Vince ha pensato che sarebbe stato meglio lasciare la cosa sospesa, senza approfondire”, ha detto Paul, che era comunque triste per il taglio avvenuto ancor prima che le riprese partissero. A quanto pare la lettera è stata la prima cosa ad esser scritta da Gilligan, anche prima dello script. Ma avendo tagliato il 30% delle originali 3 ore di montaggio, è stato necessario lasciar andare determinate cose.

El Camino: A Breaking Bad Movie è ora disponibile su Netflix.

Fonte: SlashFilm