Guillermo Del Toro sceglie Venezia per presentare la sua personale rivisitazione di Frankenstein. Negli anni hanno visto la luce numerose versioni del romanzo di Mary Shelley, ma questa era senz’altro la più attesa. Presentata pochi giorni fa sullo schermo della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il racconto gotico vede un cast che comprende Jacob Elordi, Oscar Isaac, Mia Goth e Cristoph Waltz. Frankenstein è una produzione Netflix, la quale ha deciso di distribuire la pellicola dal 22 Ottobre al cinema per un breve periodo, per poi passare alla piattaforma streaming dal 7 Novembre.
Uno scienziato determinato e il suo assistente riescono a portare a termine un esperimento impensabile, inimmaginabile: dare vita ai morti. Orgoglioso del suo successo, lo scienziato assiste a un progressivo deterioramento della situazione, in cui la creatura nata da un corpo deceduto diventa il mostro che la comunità condanna, mentre lo scienziato gioca a fare Dio.
Guillermo Del Toro potrebbe aver creato la sua creatura migliore con Frankenstein, un film che sia a livello estetico, sia tecnico e sia dal punto di vista della sceneggiatura, risulta un vero e proprio capolavoro di perfezione e attenzione ai dettagli. L’opera rispecchia il gusto per l’horror, il gotico e il fantasy che da sempre il regista pone nei suoi lavori, avendone fatto ormai un marchio di fabbrica. Le scenografie sontuose sono curate in ogni minimo particolare, dal castello grigio e cupo dello scienziato, agli effetti speciali e prostetici utilizzati per ricreare i corpi deceduti e utilizzati per gli esperimenti. La plasticità di questi ultimi e la ricchezza visiva che caratterizza i movimenti e i colori, fanno di Frankenstein un’opera che dal punto di vista estetico rasenta la perfezione. Il tutto immerso in una fotografia semplicemente meravigliosa, cupa e tetra, tipica dello stile gotico e orrorifico, che basa la sua palette su colori quali il nero, il verde e il grigio. La creatura stessa, interpretata da Jacob Elordi, mantiene delle sembianze semi umane e semi perfette, seguendo la fisicità dell’attore, ma si versa su un colore cianotico che rappresenta graficamente la morte e la condizione di cadavere.
Luce e oscurità si scontrano nel mondo di Frankenstein dove nulla è come sembra, in un contesto in cui una creatura priva di vita torna al mondo per mano dell’uomo, ci si chiede cosa sia giusto e cosa sbagliato, cosa sia il bene e cosa il male. Il dottor Frankenstein si pone sul trono divino e sfrutta le sue conoscenze scientifiche per sfidare e distruggere la condizione mortale umana. Tuttavia, così facendo, riporta dalla tomba un essere dalle sembianze umane, creato mettendo insieme diversi corpi morti, un essere che però finisce per avere una sua volontà, un suo intelletto e, soprattutto, dei suoi sentimenti. Jacob Elordi veste perfettamente i panni della creatura, restituendo un’interpretazione particolarmente toccante e profonda, che smuove a commozione il pubblico e porta alla riflessione. Frankenstein voleva giocare a fare dio, non rendendosi conto che di fronte aveva una persona a tutti gli effetti, assemblata, certo, ma pur sempre con un cuore che può amare così come odiare. Un tipico atteggiamento umano quello di voler prevalere sul resto del mondo, nella convinzione che l’unica forma di vita degna del controllo e del libero arbitrio sia l’uomo.
Frankenstein è la creatura di Del Toro, un film nel quale emerge totalmente il sentimento del regista, amante del gotico e delle storie che comprendono un freak, escluso dalla società, incompreso, non voluto, così come è la creatura dello scienziato in questo caso. Il cast meraviglioso dona interpretazioni che catturano inevitabilmente lo sguardo dello spettatore, il tutto coadiuvato da dialoghi dinamici e accattivanti che donano ritmo alla narrazione. La pellicola si muove tra flashback e presente, in un lungo racconto diviso in due parti che prevede due versioni diverse della storia. Del Toro dà la possibilità a entrambi di esprimere il proprio punto di vista, rimanendo imparziale, ma condannando in ogni caso alcuni atteggiamenti megalomani dello scienziato.
Un’aria fredda e gelida proviene dalla scena di apertura, che rispecchia perfettamente il gelo che sembra vivere nel cuore del Frankenstein di Oscar Isaac. Un uomo cupo e soggetto a deliri di onnipotenza, che maschera per interesse scientifico, quando è evidente che sia molto più importante la soddisfazione personale e il possedere una creatura propria, il successo e la gloria. Il regista non risparmia nemmeno qualche cadenza splatter e gore, permettendo al rosso del sangue di risaltare in maniera evidente in un’atmosfera grigia e cupa che spegne tutto ciò che tocca.
Frankenstein è l’opera definitiva di Guillermo Del Toro, il quale ha condensato qui tutta la sua capacità estetica, che dà vita a atmosfere gotiche e fantasy sublimi, il tutto unito ad un cast che regala interpretazioni toccanti e profonde, permettendo allo spettatore di emozionarsi, scavando nell’animo umano. Una pellicola che avvolge, commuove e fa inorridire, tutto in un unica narrazione curata nei minimi dettagli.
Frankenstein di Guillermo Del Toro sarà al cinema dal 22 Ottobre con Netflix e, in seguito, arriverà sulla piattaforma streaming dal 7 Novembre. Ecco il trailer italiano:

















