In uscita il 12 marzo e distribuito da Searchlight Pictures, Il Testamento di Ann Lee, diretto da Mona Fastvold porta sul grande schermo la vita straordinaria di Ann Lee, interpretata da Amanda Seyfried, affiancata da Thomasin McKenzie, Lewis Pullman, Stacy Martin, Tim Blake Nelson e Christopher Abbott. Il film arriva in sala dopo esser stato presentato in anteprima mondiale alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia. Di seguito il nostro parere.
Ann Lee, donna visionaria del XVIII secolo, fonda la comunità degli Shakers, un gruppo religioso noto per la loro disciplina rigorosa, la vita comunitaria e la pratica del celibato spirituale. Attraverso sfide, perdite e un fervore religioso quasi ossessivo, Ann guida la sua comunità tra tensioni interne e ostilità esterne, cercando di preservare la propria visione spirituale e sociale.
La storia vera che ha ispirato la pellicola è sicuramente affascinante. Ann Lee nacque in Inghilterra in un contesto di forte rigidità sociale e repressione religiosa e seppe creare una comunità rivoluzionaria per l’epoca: i Shakers, noti per la loro parità di genere, la comunanza dei beni, il celibato spirituale e le pratiche rituali che univano canto, danza e intensa devozione. Questi rituali non erano solo espressione spirituale, ma veri strumenti di coesione, permettendo alla comunità di rafforzare legami e disciplina. La loro visione, apparentemente “folle” agli occhi moderni, incarnava un ideale di armonia e dedizione, capace di plasmare un microcosmo sociale complesso e coerente. Mona Fastvold riesce a trasmettere questo equilibrio delicato, rendendo la storia accessibile ma allo stesso tempo affascinante, mostrando la tensione tra fede, sacrificio personale e aspirazioni utopiche.
La regia di Fastvold è uno dei punti di forza. Ogni inquadratura è attenta, alternando spazi chiusi, quasi claustrofobici, a paesaggi aperti che esaltano il senso di isolamento e spiritualità della comunità. I colori, i contrasti di luce e le composizioni geometriche trasmettono ordine, disciplina e ritualità, facendo percepire la densità culturale del mondo degli Shakers. La scelta di non trasformare il film in un musical convenzionale è un’altra decisione interessante: i canti rituali e le danze dei personaggi sono integrati alla narrazione, diventando strumenti narrativi e non intermezzi separati. La colonna sonora di Daniel Blumberg amplifica questa esperienza, accompagnando le scene con delicatezza, capace di trasmettere la devozione e il fervore dei personaggi.
Amanda Seyfried conferma la sua straordinaria capacità di incarnare ruoli musicali e biografici. La sua Ann Lee è al tempo stesso vulnerabile e visionaria, capace di trasmettere la profondità del personaggio. Senza dubbio avrebbe meritato un riconoscimento più ampio durante la stagione dei premi. Pur raccontando una storia già di per sé straordinaria e fuori dal comune, il film mantiene un equilibrio tra rigore storico, autenticità e fascino estetico. La narrazione non eccede mai in sensazionalismo, eppure lascia intuire la follia sottile e la complessità dei comportamenti dei personaggi, suggerendo che la vicenda avrebbe potuto essere ancora più intensa se avesse osato esplorare i lati più inquietanti della comunità.
Il Testamento di Ann Lee è un’opera che conquista per la sua capacità di far rivivere un mondo remoto con intensità, eleganza e rispetto storico. Le interpretazioni di Amanda Seyfried e il solido supporto di Lewis Pullman trasformano il film in un’esperienza immersiva, capace di unire storia, musica e dramma con sensibilità e forza.
Il Testamento di Ann Lee arriva al cinema a partire dal 12 marzo con Searchlight Pictrues. Ecco il trailer del film:














