June 27, 2019
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Intervista a Lee Bermejo | Speciale Lake Como Comic Art Festival

  • di Alberto Tollini
  • 14 Giugno 2019
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Durante i giorni del Lake Como Comic Art Festival, nella splendida cornice di Villa Erba affacciata sul Lago di Como, abbiamo avuto l’immenso piacere di intervistare Lee Bermejo. Il disegnatore americano, da anni trasferitosi in Italia, è noto per il suo tratto realistico e dettagliato, messo più volte al servizio della penna di Brian Azzarello, con il quale ha sviluppato una prolifica sinergia capace di realizzare lavori iconici come Joker, Luthor, Before Watchmen: Rorsharch e il più recente Batman: Damned.

Ciao Lee, benvenuto su RedCapes! Siamo davvero contenti di avere la possibilità di intervistarti.

Ciao RedCapes, è un piacere anche per me. 

Sono molto contento di poterti intervistare perché, durante la scorsa Lucca, ho avuto modo di parlare con Brian Azzarello della vostra collaborazione, quindi sono davvero curioso di sentire “la tua versione”.

Spero allora di dare le risposte giuste (ride).

Iniziamo con Batman:Damned, il tuo ultimo lavoro per DC sotto l’etichetta Black Label scritto appunto da Brian. Ora che hai terminato l’ultimo numero, sei soddisfatto di questo progetto?

Sì, sono davvero contento per il risultato finale di Damned. Di solito faccio sempre fatica ad essere soddisfatto di un qualsiasi progetto subito dopo aver finito di lavorarci. Devo far passare un po’ di tempo prima di riuscire a guardarlo senza essere ipercritico. Con Damned invece sono rimasto soddisfatto da subito, soprattutto perché abbiamo lottato e siamo riusciti a restare fedeli alla storia che volevamo raccontare, nonostante tutte le difficoltà del percorso. 

Anche se la serie è nata per una nuova etichetta, credo che comunque, avendo come protagonisti dei personaggi DC, ci siano dei paletti che limitino ciò che potete o non potete fare, a differenza per esempio della politica in Image. 

Sì certo, il tuo discorso non fa una piega ma il punto è un altro. Inizialmente il progetto è nato in una certa maniera ma ad un certo punto, in seguito a dei cambiamenti a livello di linea editoriale, volevano che modificassimo la nostra storia. Brian ed io però abbiamo lottato per questo progetto riuscendo alla fine nel nostro intento e di questo siamo molto fieri. 

Mi ricollego a questo aspetto perché a Lucca Brian mi ha detto di aver modificato lo script originale di Damned per inserire i personaggi sovrannaturali DC in seguito al tuo interesse nel volerli disegnare. Da dove nasce questo tuo interesse per questi personaggi meno conosciuti  del DCU?

Penso che sia riconducibile a quando ho iniziato a leggere fumetti. Mi sono avvicinato agli albi DC verso la fine degli anni’80 – inizio ’90 e ricordo di essere rimasto affascinato da titoli meno supereroistici come Blackhawk di Howard Chaykin, i primi numeri di Hellblazer o il Deadman di Kelley Jones. Questo non vuol dire che non mi piacciano i personaggi più mainstream ma, proprio per mio gusto personale, trovo più affascinati questi personaggi, anche se di nicchia e magari poco conosciuti. 

Restando sempre in tema Damned, questa è solo l’ultima delle tue collaborazioni con Brian dopo classici come Joker, Rorsharch e Luthor, come è lavorare con lui? Te lo chiedo perché, quando ho fatto a Brian la stessa domanda, mi ha risposto che prima di colleghi siete amici, in grado di capire e di spingere l’altro al suo meglio. 

Concordo in pieno con quanto ti ha detto. Al di là di tutto, abbiamo gusti molto simili e quando trovi una persona con i tuoi stessi gusti, lavorare a qualsiasi progetto diventa estremamente più semplice.

È molto bello sentire anche queste affermazioni anche da te. Oltre ad essere consolidata, la vostra sinergia è unica ed è davvero stupendo percepire quanto siate affiatati anche dalle tue parole. 

Puoi ben dirlo. Come dicevo, condividiamo uno stesso tipo di visone delle cose che ci aiuta nel nostro lavoro. In più, il lavorare a progetti fuori dalla continuity ufficiale ci permette di sperimentare e dare luce alle nostre idee.

E parlando di sperimentazione, su Damned le tue tavole sono molto più dark e gothic rispetto ai tuoi precedenti lavori, specialmente comparati con quelli inerente all’universo del Cavaliere Oscuro. Alla luce di ciò, secondo te come si è cambiata la tua arte rispetto ai lavori precedenti Damned?

L’aver colorato tutto è stato l’elemento che artisticamente ha influito di più sulla serie. Ho avuto un controllo sulle mie tavole come mai prima. Con questo non voglio dire che i coloristi con cui ho collaborato in passato abbiano fatto un cattivo lavoro, anzi tutt’altro però è sempre una sorta di compromesso. Questa volta invece ho potuto mantenere integra la mia visione ed è questo che differenzia questo progetto dagli altri. 

Cambiando argomento per un attimo, con Batman: Noël e con il primo volume di Suiciders ti sei occupato anche della stesura della sceneggiatura oltre al disegno. Come è stato avere il pieno e totale controllo su questi progetti?

È stato molto bello, mi sono divertito un sacco mentre lavoravo a Noël e Suiciders. Quando sei tu al comando ha una libertà smisurata ma, proprio per non perderti troppo, bisogna fissarsi dei paletti, almeno è così che faccio io. Il mettersi dei limiti non vuol dire tappare le ali alla propria creatività ma credo sia essenziale per rimanere focalizzato sull’obbiettivo.

 Capisco perfettamente. Invece per il secondo capitolo di Suiciders hai scritto per Alessandro Vitti, a cui è stato affidato il compito di disegnare la serie. Mi domandavo, lo scrivere per un altro artista ha magari modificato il tuo modo di sceneggiare?

Mi ha sempre affascinato lo scrivere per altri perché sono convinto che, anche se disegnato da altri, si riesca sempre a riconoscere il tocco  dell’artista. Per quanto riguarda Suiciders avevo fin dall’inizio ben chiara la direzione della serie, prima ancora di sapere che Vitti l’avrebbe disegnata. In un certo senso quindi, lo sceneggiare per altri non ha intaccato il mio modo di scrivere e ho voluto fortemente che Vitti avesse la stessa libertà di espressione che mi viene concessa.

Ti piacerebbe lavorare ad altri progetti simili in futuro?

Assolutamente sì, mi piacerebbe molto realizzare altri fumetti come autore completo.

Personalmente non vedo l’ora. Aprendo una piccola parentesi invece sulla tua carriera, ho letto che sei un autodidatta vero?

Tolti gli anni in Wildstorm dove ho imparato tantissimo, sì io nasco come autodidatta.

Appunto perché non ha frequentato nessuna scuola d’arte, quando e perché hai deciso di diventare un fumettista?

Da che ho memoria ho sempre disegnato e amato il fumetto, quindi diventare un fumettista era la scelta più  ovvia e naturale per me. È difficile da spiegare ma ad un certo punto è diventata LA scelta e non riuscivo ad immaginare altri scenari per il mio futuro.

Prima di salutarci, un’ultima domanda: hai mai pensato di lavorare in Marvel? Ho fatto la stessa domanda a Brian e la sua risposta è stata “Con quello che ho intenzione di fare su Damned non stupirti di vedere il mio nome su un albo Marvel” e quindi sono molto curioso per la tua risposta.

Io invece ti dico che al momento sto lavorando in Marvel ma, purtroppo non posso darti maggiori dettagli sul progetto. Diciamo che per il momento entrambi abbiamo deciso di muoverci dalla DC per andare altrove.

Aspetteremo con ansia maggiori informazioni per questa tua nuovo progetto. Lee a nome di tutta la redazione di RedCapes ti ringrazio per il tempo concessoci e per la bellissima intervista. Facendoti gli auguri per la tua nuova avventura in Marvel, ti auguriamo un buon proseguimento di Lake Como Comic Art Festival.

Grazie mille a voi. A presto!

 

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Per gli amici Tollo, ha un debole per gli eroi in tutina Marvel e DC dal luglio del'92. Crescendo scopre Frank Miller e Grant Morrison che gli cambiano il modo di intendere il fumetto e da allora professa instancabilmente la loro parola. Districandosi tra una recensione e un'intervista, sperperà metà del suo stipendio per seeguire ogni singola serie di Rick Remender.
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