Durante il Lucca Comics & Games 2024, abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro con Marco Checchetto in occasione dell’uscita di Ultimate Spider-Man, nuovo tassello del nuovo Ultimate Universe Marvel di Jonathan Hickman, edito in Italia da Panini Comics.
Durante questa seconda intervista, Marco si è potuto sbottonare di più su Ultimate Spider-Man rispetto a quella dell’anno scorso, facendoci una panoramica più approfondita dell’Universo Ultimate per poi andare nullo specifico con Ultimate Spider-Man. Di seguito la nostra intervista completa a Marco Checchetto:
Ciao Marco, ben tornato du RedCapes, l’anno scorso, sempre in occasione di Lucca, abbiamo parlato della fine della tua run su Daredevil ma non abbiamo potuto sbottonarci troppo su Ultimate Spider-Man e sull’universo Ultimate, direi che adesso siamo più liberi di parlarne, che ne dici?
Marco Checchetto: Facciamo la stagione 2 in pratica (ride)
Prima di parlare di Ultimate Spider-Man vorrei iniziare dall’universo Ultimate in generale. Leggendo Ultimate Spider-Man, Ultimate Black Panther, Ultimate X-Men, Ultimates e probabilmente anche Ultimate Wolverine più avanti, si ha la sensazione di stare leggendo come una serie televisiva in cui ogni serie è un tassello di un puzzle di una visione più ampia e c’è quasi la sensazione che quest’universo abbia una fine ben precisa a differenza dei soliti universi fumettistici. Tu hai questa sensazione quando lavori a Ultimate Spider-Man?
Marco Checchetto: Allora, prima di tutto vorrei dirti che sei una persona molto intelligente (Ride) Sì, stiamo arrivando tutti a quel punto lì. C’è un countdown che è il ritorno del Creatore, quindi tutte le serie sono settate su quello. Un elemento particolare, di cui immagino vi siate accorti, e che è in tempo reale, quindi il mese di gennaio corrisponde al nostro gennaio, più che altro quello degli americani, noi li leggiamo un po’ sfasati in Italia. Però sì, per cui è tutto calcolato per arrivare a quel momento lì, d’altronde stiamo parlando di Jonathan Hickman, non uno qualsiasi, quando progetta qualcosa sa benissimo dove andare a parare.
Infatti quando ho letto Ultimate Invasion ho detto “Ok, quindi aspettiamo che ritorni il Creatore perché da li avremo un altro punto di svolta e poi ne apriamo un altro e un altro ancora e via dicendo.
Marco Checchetto: Forse sì, forse no, forse si distrugge tutto, forse nasce qualcos’altro, vai a sapere.
Non lo so nemmeno io eh, cioè io arrivo fino a un certo punto poi il resto è tutto da scoprire anche per me.
Sarò sincero con te, proprio perchè l’universo Ultimate è pensato e scritto da Jonathan Hickman, ho un po’ paura che succeda qualcosa di simile a quello che è successo con i suoi X-Men. Mi spiego meglio, era evidente che lui avesse un’idea precisa di dove andare a parare sugli X-Men ma, visto che le serie andavano così bene, la Marvel non gli ha permesso di andare totalmente nella direzione che voleva e alla fine lui ha mollato il suo ruolo di “showrunner”, passami il termine, e da dopo “Inferno” la qualità delle serie è calata drasticamente. Tant’è che ti dirò, ho un po’ di paura a continuare l’universo Ultimate se arriveremo di nuovo al momento in cui lui deciderà di abbandonare la nave per fare altro, più che altro perchè da Ultimate Invasion fino ad ora io ci vedo un qualcosa che deve avere una fine ben precisa con dei punti fissi ed una direzione comune. Ed è interessante perché nella tua serie vediamo quello che sta succedendo in America, in Black Panther vediamo l’Africa, nella serie di Peach Momoko il Giappone, in Ultimate Wolverine ci sarà la Russia e con Ultimates vediamo cosa succede in altri punti del mondo.
Marco Checchetto: Sì, lui ha creato questo mondo pazzesco e sarebbe un peccato non rispettare la sua visione, tra l’altro vi rivelo che la mia serie doveva scriverla Chip Zdarsky. Perché finito Daredevil, con tutto il successo di critica e pubblico che ha avuto, dovevano darci qualcosa di ancora più grosso e la loro idea era questo Spider-Man. Però Chip, dopo aver letto il soggetto, ha pensato che fosse qualcosa di così personale che si è tirato indietro e ha detto a Jonathan: “Devi scriverlo tu”. E mi ricordo che quando ho mandato le prime tavole a Chip mi ha risposto “Ti odio perché so già mi pentirò amaramente di aver lasciato la serie, perché tu e Hickman venderete uno sfracello di copie”. Scherzando chiaramente.
Palrando andesso di Ultimate Spider-Man, l’anno scorso ci hai detto che hai il completo controllo creativo su praticamente ogni alemeno nell’universo di Ultimate Spider-Man, come ti approcci ai redesign? Hickman ti da degli imput oppure ti lascia libero di dare sfogo alla tua creatività?
Marco Checchetto: Allora dipende. Ci sono alcuni personaggi, tipo Goblin, che non avrei mai disegnato così perché a me piacciono un po’ più classici, ma per esigenze di sceneggiatura doveva essere Iron Man. Perché, come avete letto, Harry ruba tutta la tecnologia Stark.
Per cui io mi sono cuccato anche tutti i commenti del tipo “Eh ma sembra Iron Man”. E grazie al … ci siamo capiti (Ride)
Ricorda anche alla lontana l’armatura del film di Raimi
Marco Checchetto: Sì ma quello è una coincidenza perché ha un’armatura. Molti dicono che è ispirata al film di Raimi ma no, quella è proprio l’armatura di Iron Man. Un altro esempio sono i guanti di Shocker che nella nostra serie sono gli stessi dell’Ultimate Iron Man originale, solo che sono grigi e non sono dipinti, ma se li guardate bene sono proprio quelli di Brian Hitch. Però a parte queste cose che sono richieste da Jonathan, il resto è tutto farina del mio sacco, per esempio i Sinistri Sei sono tutta roba mia. Lui mi dice solo “Guarda voglio Mole Man e questi altri personaggi” e poi io vado a ruota libera. Diciamo che tutto quello che vedi graficamente nella serie è praticamente tutto mio, lui non entra minimamtente nella parte grafica.
Ma infatti una cosa che si vede tanto in queste serie, piuttosto che nelle serie dell’universo regolare Marvel, è proprio un’autorialità dei progetti che sono molto più liberi rispetto ad una serie regolare che ha dei paletti imposti dall’alto.
Marco Checchetto: Sì, è un po’ come quando io e Chip lavoravamo su Daredevil, in questo caso siamo io e Jonathan che portiamo avanti la baracca e quindi c’è anche una coerenza a livello di design che magari nell’universo 616 non puoi avere. D’altronde se un costume lo fa McGuinness, uno lo fa Romita Jr, uno lo fa un altro non puoi avere una coerenza effettiva, qui invece si nota già di più.
Una coerenza che si nota anche dalle copertine visto che tutte hanno lo stesso design e impostazione, sia per poterle differenziare dal resto delle altre testate, sia far capire che sono tutte parte dello stesso universo. Parlando delle copertine come le progettate? Vi divertite a fare trolling sui lettori facendogli pensare a risvolti di trama assurdi? Mi viene in mente la copertina del numero 10 con Goblin e J. Jonah Jameson che cita la storica copertina di Romita con Goblin e Gwen che quando è uscita ha fatto esplodere l’internet.
Marco Checchetto: Allora, c’è un perché. Per le coperinte lavoro da solo perchè Jonathan non è interessato particolarmente a cosa c’è sopra, quindi di solito mi danno una riga e mezza, al miassimo due, di quello che ci sarà dentro l’albo e per il resto faccio io. Che è una cosa nuova per me perchè con Chip non succedeva. Lui invece sulle cover voleva decidere cosa dovevo disegnare come per gli interni e ci scornavamo per le idee, c’era molta sinergia e decidevamo insieme. A Jonathan invece delle cover non interessa a meno che non abbiano un’idea specifica. Per cui succede che a volte io ho un plot talmente piccolo, tipo in quella cover era: “Confronto fra Ben Parker, Jonah Jameson e Goblin”. Tu che faresti in queste situazioni? Cioè, non hai molto su cui giocare, per cui mi sono venute in mente le due citazioni a tema Goblin e mi sembrava carino giocare con quell’idea.
Infatti è una copertina bellissima Quando è uscita la gente è impazzita perché quella copertina vuol dire solo una cosa per un fan di Spiderman e dei fumetti in generale.
Marco Checchetto: Ma sono tutte un po’ così. Anche quella del numero 8 in cui c’è Spiderman che combatte con Ironlad, alla fine invece non c’è un combattimento ma un semplice confronto tra i due. Anche nella copertina del numero 1 si vede Spiderman in costume ma nel primo numero lui non è mai in costume. Quello che ci piace è mantenere un po’ di mistero anche perché, quando poi ti vai a leggere l’albo, è più divertente scoprire quello che succede. Ormai, cacchio, con ogni serie fanno gli annunci e ti spoilerano già tutto, nuovi costumi, addirittura ti dicono come andrà a finire in anticipo. Io non sopporto queste cose, a me piace scoprirle sulle pagine le sorprese, altrimenti che gusto c’è? Vi racconto questa: sempre in Daredevil, mi spiace tirarlo sempre fuori ma è appena finito, nel numero 25 quando compare Elektra vestita da Daredevil per la prima volta Chip ha fatto una lotta mostruosa con la Marvel perché non uscissero con immagini spoiler. Perché loro cosa fanno? Ti sparano fuori l’immagine per creare hype, non capendo che in questo modo l’hype lo ammazzano. Quindi diciamo che in questo caso ci sta andando bene sull’evitare di spoilerare cose ma sono anche un po’ costretto (ride)
Qual’è attualmente il tuo redesign preferito?
Marco Checchetto: I Sinistri Sei. Assolutamente. Non sono particolarmente contento di Goblin ma per ovvi motivi, non perché non sia riuscito perché c’è anche a chi piace, ma semplicemente non lo volevo così. Poi, beh, Black Cat è stato un incubo (ride), mi è esplosa la bomba dei razzisti in mano, ma va bene, quella era un’idea di Jonathan che mi ha detto “Facciamola mulatta” E io ho detto “Va bene, per me non è un problema”
Mi ricordo quando è uscito il design Twitter che è esploso!
Marco Checchetto: Esatto, Twitter è esploso, la community si è divisa e continuano ancora a parlare di questa cosa, sono terribili.
Marco grazie mille per questa chiacchierata, speriamo di rivederti presto e buon lavoro su Ultimate Spiderman.
Marco Checchetto: Grazie a voi, è stato un piacere e all’anno prossimo. (Ride)















