Durante il Lucca Comics & Games 2024, abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro con Skottie Young e Jorge Corona in occasione dell’uscita di Ain’t no Grave e dello speciale di Odio Favolandia, entrambi editi in Italia da Bao Publishing.
Durante l’intervista, Skottie e Jorge ci hanno raccontato com’è nata la loro collaborazione e come è cambiato il loro rapporto negli anni dopo ben tre opere realizzate insieme, ovvero Middlewest, The Me You Love in the Dark e Ain’t no Grave. Di seguito la nostra intervista completa a Skottie Young e Jorge Corona:
Ciao Skottie e Jorge, bentornati e benvenuti su Red Capes! Ain’t no Grave segna la vostra terza collaborazione dopo “Middlewest” e “The me you love in the dark”: come è cambiato il vostro rapporto sia personale che lavorativo in questi anni?
Skottie Young: È interessante, perché per quel che riguarda la nostra relazione personale, ormai siamo quasi più come fratelli rispetto che dei collaboratori e questo rende la nostra ralazione lavorativa ancora più semplice.
Penso che il modo più semplice per descrivere questa cosa è dire che abbiamo quasi una mente condivisa. Partendo dallo storytelling per poi arrivare all’arte e a tutto il resto, abbiamo le stesse sensibilità ed è semplice per noi sapere cosa pensa l’altro. In poche parole ti direi che siamo una coppia perfetta.
Jorge Corona: Ci sono veramente pochi confronti, perchè prima di tutto abbiamo imparato a confidare l’uno nell’altro e capire quali sono le aree di competenza l’uno dell’altro, e poi sappiamo che approcciamo le storie in modo molto simile, quindi non serve neanche che ci parliamo per arrivare al punto che vogliamo quando si tratta di raccontare una storia.
Skottie Young: Esatto.
Ain’t No Grave è una storia che parla delle cinque fasi dell’accettazione del lutto, cosa vi ha spinto a scegliere questo tema? E legarlo al far west?
Skottie Young: Direi che, prima di tutto, volevamo affrontare l’idea di qualcuno che arriva alla conoscenza della sua mortalità. All’inizio, prima di decidere di affrontare le cinque fasi del lutto, volevamo quasi nasconderle.
E poi un giorno, mentre stavamo parlando al telefono ho detto: “Ma non dovremmo dire semplicemente “Al diavolo!”, sbatterle direttamente in faccia al lettore e metterle direttamente come titolo di ogni capitolo?” perché pensiamo che sia una parte importante della vita affrontare questi tipo di argomenti. Molte volte raccontiamo queste storie esternamente, dove un personaggio sta vivendo le fasi del lutto mentre perde qualcun’altro, ma non raccontiamo quasi mai storie di qualcuno che sta vivendo le fasi del lutto per se stesso, quindi abbiamo deciso che la protagonista avrebbe affrontato le fasi del lutto per se stessa, cosa che ho pensato fosse molto divertente da raccontare.
Per quel che riguarda il setting della storia tu che dici Jorge?
Jorge Corona: Sono d’accordo con tutto quello che hai detto e penso che questo fumetto sia stato un esercizio del tipo “smettiamo di nascondere l’ovvio”.
Sapevamo sin dall’inizio il tipo di storia che volevamo raccontare, sapevamo che tipo di personaggio volevamo mostrare, volevamo che fosse un western ma con qualcosa di diverso, che poteva essere amientato nello spazio, che poteva avere elementi fantastici e magici, ma sempre con il mood western.
E alla fine ci siamo detti: “Ma perchè nascondere le cose? Diciamo esattamente quello che è questa storia? Abbiamo deciso che è un Western? E allora facciamo un Western duro e puro!”, anche perchè amiamo quel tipo di storie e da quel momento è stato tutto molto più semplice da realizzare.
Inoltre le storie Western e sopratutto quelle che piacciono a noi due sono storie che vanno dirette al punto, non ti nascondono niente e non hanno twist improvvisi, ti dicono subito cosa dovrà fare il personaggio e che obbiettivo deve raggiungere.
Quindi ti direi che ci siamo liberati di qualsiasi elemento che non ci permetteva di raccontare la storia come volevamo raccontarla.
Visto che siamo in Italia, il paese che ha creato il genere dello Spaghetti Western, qual’è il vostro Western preferito?
SY: Cavolo, questa è difficile.
Jorge Corona: Il mio western preferito? Oh cavolo non saprei. Credo che ne abbiamo parlato anche tra di noi e so che non è un vero e proprio Western, ma “Desperado” è il film che per primo mi ha introdotto a quella senzazione e al concetto di storia Western e mi ha incuriostio a recuperare tutti i film vecchi come quelli di Sergio Leone e tutti quelli che hanno reso grande il genere.
Skottie Young: Il mio è una scelta interessante perchè non è il preferito di quasi nessuno. Sto parlado di “Open Range”.
È un film di Kevin Costner scritto e diretto da lui.
È un film molto delicato, che parla di un veterano della guerra civile ed è come se parlasse della morte dei Cowboys. Lui è vecchio, è uno degli ultimi della sua generazione di mandriani che portavano a pascolare le mucche nel periodo in cui le terre iniziavano a diventare privatizzate.
È una pellicola molto interessante e con i piedi per terra, una delle mie parti preferite del film sono i duelli con le pistole, perchè l’obbiettivo di Costner era renderle il più realistiche possibile.
Di solito quando si guarda un western, tutti sono dei cecchini pur avendo le pistole più scadenti mai costruite, mentre in questo film le pistole sono pesanti e quando qualcuno si spara, riesce a mancare il colpo anche a pochi metri di distanza.
Posso capire se a qualcuno non piace, ma per me è un film bellissimo e c’è pure Robert Duvall nel cast.
Oh, aspetta, qual’è quello recente che è piaciuto ad entrambi?
Jorge Corona:: The Heart of the Fall!
Skottie Young: Quello, lo trovate su Netflix, è fantastico!
Skottie, qui a Lucca è uscita la raccolta delle storie brevi di Odio Favolandia: com’è stato ritornare su quei personaggi dopo così tanto tempo?
Skottie Young: Oh, sono contentissimo di esserci ritornato, è una delle mie cose preferite al mondo! È stato il primo fumetto che ho creato da solo, quindi occupa un posto speciale nel mio cuore.
Questo libro lo è ancora di più perchè vedere altri autori come Jorge, Rachele (Aragno), Fàbio (Moon) e Gabriel (Bà) giocare con i miei giocattoli, oh mio dio è fantastico!
Mi sento come si sentiva Stan Lee! Ho creato un universo e adesso gli altri scrivono storie su di esso, sai che ti dico? Io e Stan Lee siamo uguali. Stessa cosa.
È davvero divertente vedere, e penso che anche per Mike Mignola sia la stessa cosa, vedere altri che disegnano storie Hellboy e il BPRD.
Tu crei quei personaggi e poi fai un passo indietro e vedi altri divertirsi con loro e aggiungere anche elementi a quei personaggi a cui non avevi pensato, penso che questa sia una delle cose più belle dei fumetti in generale.
Quindi, se sei esattamente come Stan Lee, quando ci sarà il “I Hate Fairyland Cinematic Universe” tu farai un cameo in ogni film? (Ride)
Skottie Young: Oh! Il “IHFCU”, mi si è impastata la lingua mentre lo dicevo, avete notato quando ci ho messo a dirlo tutto? (Ride)
E tu invece Jorge? Come è stato lavorare su una storia dell’universo di Favolandia?
Jorge Corona: Oh è stato divertentissimo.
SY: Il suo capo faceva schifo! (Ride)
Jorge Corona: Proprio così! (Ride) Tutte le note che mi ha dato, tutto i micromanaging che mi ha fatto, è stato orribile! Non lo raccomanderei a nessuno (Ride)
SY: Zero Stelle!
Jorge Corona: No, come diceva Scott, nel nostro lavoro, se non stiamo creando i nostri mondi, stiamo giocando con i giocattoli di qualcuno d’altro e in questo caso è qualcosa che mi piaceva leggere come esterno, ma ora è qualcosa con cui posso giocare anche io.
E, voglio dire, lo scrittore e l’artista della serie originale erano okay, ma mi piaceva davvero il fumetto originale e quindi ho pensato “Oh questi sono personaggi che conosco bene, posso farci qualcosa anche io” e poi essere amico di Skottie mi permette di sapere quanta pazzia c’è all’interno del suo cervello.
Trovo sia stato davvero bello che tu abbia aperto le porte per noi tutti, per farci giocare con il mondo che hai creato.
Mi sono divertito molto e sono contento di aver avuto la possibilità di creare un mio piccolo spazio nell’universo di “Io odio Favolandia”.
Skottie Young: Vi racconto questa: quando mi ha raccontato cosa voleva fare, cioè ambientarla nell’era dei cavernicoli e chiamare il personaggio G-R-R-T invece che Gert, ho letteralmente detto alle persone del mio studio “Jorge non ha più bisogno di me. Quel tizio ha scritto la cosa più bella di sempre. Perchè solo un genio poteva prendere una cosa che era già una battuta e farci una battuta ancora più grossa.” È stato come il bacio di uno chef.
Avete altri progetti futuri nel cassetto insieme?
Skottie Young: Abbiamo qualcosa in serbo, abbiamo tipo nove progetti nel cassetto.
Jorge Corona: Abbiamo sempre qualcosa da parte.
Quindi ci vediamo alle prossime Lucca per i prossimi progetti?
Skottie Young: Questo dovete chiederlo alla Casa Editrice (Ride). Comunque sì, adoro l’Italia e spero di tornare presto, Lucca è una delle mie fiere preferite in assoluto e adoro venirci quando posso.
Jorge Corona: Io torno quando volete!
Grazie mille per l’intervista ragazzi!
Skottie Young: Grazie a voi
Jorge Corona: Grazie e a presto!















