Debuttano oggi su Prime Video i primi due episodi di Inverso – The Peripheral, adattamento live-action dell’omonimo romanzo di William Gibson. La serie, prodotta da Lisa Joy e Jonatan Nolan (Westworld), e con protagonista Chloe Grace Moretz è la nuova grande impresa della piattaforma di Amazon. Negli scorsi giorni abbiamo potuto vedere in anteprima la stagione e questa è la nostra recensione senza spoiler.

Siamo nel 2032, Flynne Fisher (Chloe Grace Moretz) ragazza geniale ma che vive una vita senza sbocchi come tecnica di un negozio di stampanti 3D, sbarca il lunario insieme al fratello Burton (Jack Reynor), un reduce della guerra in Texas, competendo online in una sorta di realtà virtuale. A rendere più complicata la loro situazione ci pensa la malattia della madre. Nonostante questo, la sua vita procede tranquilla fino a quando non viene recapitata a loro una versione beta di una nuova realtà virtuale, Flynne entrando in questa realtà si troverà coinvolta dal misterioso Wilfred (Gary Carr) in una cospirazione che si spinge fino ai più alti livelli della società e coinvolge la realtà stessa, che non è quello che sembra.

Inverse - The PeripheralLa serie per Amazon è stata realizzata da Scott Smith, autore noto soprattutto per il romanzo Ruins, e dai ben più noti creatori di Westworld, Lisa Joy e Jonathan Nolan: proprio questi ultimi hanno dato risalto alla produzione stessa della serie, che ha visto il suo sviluppo nel momento di maggiore esposizione della serie di HBO, nonostante si stia parlando di un adattamento di un romanzo di William Gibson, uno dei principali autori di libri cyberpunk apprezzati come Neuromante. Così come la precedente serie dei due autori, anche questo è un’opera derivativa da un prodotto già ben noto e quindi ha necessitato di una sostanziale modifica di alcuni elementi, ma anche una estremizzazione di altri, dato che molto tra cui il “metaverso” sono diventati reali anche nella nostra società e non solo più una svolta futuribile pensata dall’autore originale. In questo senso, tutti i cambiamenti operati all’interno della serie, sia per il funzionamento stesso della “realtà virtuale” sia del “viaggio del tempo”, vengono operati per dare una scossa di vita al romanzo e cercare di venire incontro anche alle necessità del mezzo televisivo rispetto al cartaceo. In questo senso, l’azione è molto più preponderante, ma anche il mistero che non riguarda solamente cos’è questa realtà virtuale ma tutte le possibili ripercussioni della stessa esistenza di questa nel passato, che è il presente di Flynne. In questo senso l’operazione di adattamento è stata sicuramente più di lima che di scultura come in Westworld e quindi questo ha creato in un certo senso una idea più affine a quello che era il materiale di origine, premendo di più sul fattore visivo e sull’azione per quello che è un action thriller sci-fi a tutti gli effetti.

Proprio il fattore visivo è una delle parti più interessanti del prodotto: il mondo del presente, pur con i limiti di non essere troppo distante da noi, è comunque un misto di futuribile e rustico, che funziona e caratterizza per sua stessa definizione alcuni personaggi. Molto più visivamente appagante è invece il futuro del 2099, tra costruzioni che ricordano l’antica Roma che arrivano a sormontare le nuvole, mentre vecchi edifici diventano gli ultimi baluardi dei ricchi ed i più poveri vivono in contesti più futuristici e pieni di distrazioni reali o meno. In questo senso è stata vincente, se non azzeccata, la scelta di dare la regia delle prime puntate a Vincenzo Natali (Cube), amato regista che già aveva cercato di dare vita a Neuromante di Gibson, che qui riesce ad imprimere il suo stile ad una serie che poi viene passata ad altre mani, senza perdersi, anzi, le mani successive partono da quanto fatto nelle prime due puntate e creano un prodotto completo sotto tutti i punti di vista.

Il cast così come quello di altre serie corali è molto vario, ma a fare la parte del leone sono Chloe Grace Moretz, interprete di Flynne, e Gary Carr interprete di Wilfred Netherton: i due sono praticamente i principali personaggi intorno ai quali si sviluppano le vicende nelle varie linee temporali in cui la vicenda si svolge. Moretz e Carr hanno una chimica davvero impareggiabile e, quando sono insieme, non solo si rubano la scena a vicenda, ma questo elemento funziona perfettamente. La Moretz nella sua “linea temporale” è poi raggiunta da Jack Reynor, che interpreta il fratello Burton, un personaggio che diventa molto più complicato con il passare delle puntate e che regalerà alcuni momenti action davvero al cardiopalma. Non si può dire la stessa cosa dei villain, che purtroppo non riescono ad essere più d’impatto, per quanto la loro presenza scenica sia parecchio riuscita.

Inverso – The Peripheral è la prima grande produzione di Prime Video post Gli Anelli del Potere, e dunque si trova in diretta competizione con quest’ultima, che ancora sta facendo discutere ad una settimana dalla conclusione. Una scelta del genere potrebbe sorprendere, l’attento colosso che lancia una serie così importante a poca distanza da un’altra, ma se ben guardiamo questo è ormai da parecchi mesi il modus operandi della piattaforma. La serie, prodotto da Lisa Joy e Jonathan Nolan, noti soprattutto per Westworld, e che vede come showrunner Scott Smith (Ruins), si pone come grande nuovo prodotto fantascientifico della piattaforma, prendendo di fatto il posto di The Expanse (conclusosi quest’anno) a diritto oseremmo dire. La serie visivamente, come gran parte dei prodotti della piattaforma, anche i meno fortunati come Notte Stellata, è splendida, sia quando siamo nel presente della nostra Fynne, sia quando siamo nel futuro distopico ed ultra tecnologico di Wilfred. Per quanto visivamente la serie sia ben fatta, in entrambi gli scenari, è indubbio come a fare la parte del leone è la futuristica Londra del 2099, con le sue strutture che trascendono le nuvole, i nuovi sistemi di trasporto ed un rinnovato gusto per vecchi edifici che si sposano incredibilmente bene con una futuribile capitale del Regno Unito.

Il ruolo dei due protagonisti, Fynne e Wilfred, è tra l’altro stato dato a due attori di peso, come Chloe Grace Moretz e Gary Carr: seppur la prima sia più nota grazie ai suoi exploit hollywoodiani, anche il secondo è un attore britannico con parecchia esperienza ed infatti, quando sono in scena insieme, non solo hanno una chimica impareggiabile, ma anche da soli mangiano gran parte degli attori, anche i più navigati come Jack Reynor (Midsommar).

La serie realizzata da Smith sin dalle prime battute si discosta per parte del setting ma anche per alcuni elementi dal libro di Gibson ma lo fa per semplificare in parte il discorso, che già di suo non è affatto semplice da comprendere; dunque, si può dire che qualsiasi libertà di adattamento va in funzione della scorrevolezza della storia ed in un certo senso lascia anche un po’ di suspance a chi conosce già il materiale di origine.

Non siamo di certo di fronte al nuovo capolavoro del genere fantascientifico, si tratta pur sempre di una serie di intrattenimento, al pari de Gli Anelli del Potere, ma è indubbio che se la già citata serie fantasy poteva giocare su un comparto visivo cinematografico ed una sceneggiatura che richiama gli stereotipi del genere, qui il comparto visivo per quanto non carente non soverchia tutto quello che gli sta intorno ed è un bene perché una serie come questa, un mistero thriller, non può tralasciare anche la componente del mistero e della scrittura. Vincente anche la scelta di Amazon di pubblicare le puntate settimanalmente in modo di creare confronti e teorie, per una serie che non si presta solamente a dibattiti filosofici sulla tecnologia potenziale e su derive autocratiche ma anche su misteri molto fitti che sicuramente daranno da discutere. Dunque, se avete amato le prime stagioni di Westworld e vi piace la fantascientifica non semplice, questa serie non solo fa per voi ma è consigliata.


Inverso – The Peripheral debutta su Prime Video il 21 Ottobre con le prime due puntate, le seguenti saranno rilasciate a cadenza settimanale. Qui di seguito il trailer:

RASSEGNA PANORAMICA
Inverso - The Peripheral
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Sono Luca, fin da piccolo mi sono interessato ai fumetti e successivamente alle serie tv, quando mi è stata data la possibilità di parlare delle mie passioni mi sono ficcato in questo progetto. PS: Ryan Ottley mi ha chiamato Tyrion non ricordandosi il mio nome.

1 commento

  1. Dopo 4 episodinla trovo una lenta, tediosa supercazzola. Un senso di confusione, voluta, per generare curiosita, per vedere oltre…peccato stia generando solo grande irritazione e l’idea sempre più certa, di un prodotto creato per poter esistere all’infinito o morire, se non funziona, non improvvisamente e frettolosamente esattamente quando la supercazzola è più supercazzola

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