La popolarità del film d’animazione originale Netflix K-Pop Demon Hunters, basato sul K-pop, non accenna a placarsi. Dopo la sua uscita il 20 giugno, si è classificato al primo posto nella categoria film Netflix in un solo giorno, e ha continuato la sua corsa raggiungendo il primo posto in 41 paesi il quarto giorno. Anche la colonna sonora è molto richiesta. Secondo la classifica dei singoli principali di Billboard degli Stati Uniti “Hot 100” dell’8 luglio, 7 brani della colonna sonora sono entrati in classifica contemporaneamente, tra cui “Golden” delle Huntrix (band fittizia della serie), che si è classificata al 23° posto. Nessuno, nemmeno Netflix, che lo ha distribuito, avrebbe potuto immaginare che l’inimmaginabile combinazione di idol del K-Pop che esorcizzano demoni avrebbe suscitato una risposta così esplosiva.
La storia segue una girl band K-Pop di tre elementi chiamata HUNTR/X (“Huntrix”), composta da Rumi (voce recitata: Arden Cho, voce cantata: la star del K-Pop EJAE), Mira (voce recitata: May Hong, voce cantata: Audrey Nuna) e Zoey (voce recitata: Ji-young Yoo, voce cantata: Rei Ami). Insieme, costituiscono l’ultima incarnazione di un trio di donne che rinascono ripetutamente nel corso della storia per tenere a bada il malvagio Re dei demoni, Gwi-Ma (Lee Byung-hun), e per contribuire a mantenere la barriera nota come Honmoon che separa il mondo dei demoni da quello degli umani. Le Huntrix si ritrovano in un momento particolarmente drammatico nella storia degli Honmoon, poiché hanno l’opportunità di rafforzare la barriera al punto da sigillare definitivamente il mondo dei demoni, ma devono anche affrontare un piano davvero subdolo ideato da Gwi-Ma che potrebbe distruggere la barriera e con essa il mondo umano.

Il film è stato prodotto da Sony Pictures Animation negli Stati Uniti e diretto dalla regista coreano-canadese Maggie Kan e Chris Appelhans. La costruzione del mondo e la storia K-Pop Demon Hunters sono presentate in modo rapido ma efficace. Uno degli aspetti più impressionanti del film animato è l’ampia varietà di toni che riesce a condensare nei suoi novanta minuti di durata. Ci sono grandi gag slapstick, verbali e visive, ma anche momenti di autentico pathos e di empatia coinvolgente. Il film, pur essendo rivolto ad un pubblico giovane, non ha paura di esplorare il lato più cupo della condizione umana. C’è insicurezza e paura, disprezzo di sé e senso di colpa. Riflette molto sull’accettazione di sé e del bisogno di sentirsi supportati. Il tutto è intervallato da frequenti sequenze d’azione, eccellenti in tutto e per tutto e talvolta spettacolari, tutte a ritmo di orecchiabile musica martellante che ti entra subito nella testa. K-Pop Demon Hunters intreccia nella sua storia un filo conduttore di trauma generazionale, che aggiunge un ulteriore livello di profondità e sentimento che non risulta particolarmente complesso, ma comunque potente.

L’estetica del film, vibrante, iper colorata è super accattivante. L’animazione è fluida e di ottima qualità. I personaggi si muovono altrettanto bene sia sul palco che durante le imponenti battaglie. Sebbene la maggior parte dei dialoghi sia in inglese, l’opera è ricca di elementi coreani, trattandosi di K-Pop. È stata condotta un’accurata ricerca che ha spaziato dalla Corea tradizionale a quella moderna. Ad esempio le armi utilizzate prendono spunto dalla cultura coreana, il saingeom di Rumi (la spada delle quattro tigri), il sinkal di Zoey (la lama dello spirito) e il woldo di Mira (la lama della luna) non sono armi di fantasia ma armi tradizionali usate in contesti militari e cerimoniali sciamanici.
Anche la rappresentazione del paesaggio coreano odierno è eccellente, vengono mostrati luoghi oramai entrati nell’immaginario degli appassionati del mondo dei K-Drama, come il Parco Naksan a Jongno-gu, il monte Namsan con la N Seoul Tower, l’iconico Jamsil Olympic Stadium, il villaggio popolare di Andong, e molti altri. Molta attenzione anche per il cibo e alcune parole tipiche, che sono state mantenute in originale. Il palco, i balli e le canzoni del gruppo delle Huntrix si ispirano a gruppi K-Pop come le Blackpink, Twice e Itzy, mentre per i Saja Boys, sono stati presi ad ispirazione i BTS, gli Stray Kids e i Big Bang. In tutto il film compaiono elementi del folklore tradizionale coreano e dello sciamanesimo, come il Jeoseung saja (demone della morte), il Dokkaebi (goblin), l’albero protettore Dangsan e il Gut (un rituale sciamanico che utilizza il canto). Il look in nero del gruppo di ragazzi demoniaci Saja boys, è una moderna e affascinante reinterpretazione di come è sempre stato rappresentato il tristo mietitore in Corea, hanbok nero (un abito tradizionale), corredato da Gat, un cappello indossato dagli uomini della classe alta e media.
Tra i vari riferimenti culturali, troviamo anche Derpy, la tigre blu dai grandi occhi gialli, sempre fedelmente accompagnata dalla piccola gazza a tre occhi che indossa un mini Gat, il cappello maschile tradizionale dell’epoca Joseo citato poco sopra. Derpy è sicuramente uno dei characters più belli e amati da chi ha guardato il film. I due non hanno poteri speciali o altro, se non quello di essere messaggeri tra i due mondi, ma in qualche modo la loro presenza bizzarra e adorabile ti cattura. I due personaggi sono ispirati al Jakho-do, un dipinto della pittura folkloristica coreana Minhwa, dove è rappresenta una tigre accompagnata da una gazza. Per i coreani, le gazze erano – e sono tuttora – simboli di speranza e gioia, nonché portatrici di buone notizie.
Una delle cose assurde che sta accadendo dall’uscita di questo film è non solo l’enorme successo che sta avendo, ma anche come il pubblico si sia legato al gruppo virtuale delle Huntrix e dei Saja Boys, creando tutorial per cosplayer, scaricando la loro musica, supportando il gruppo come se realmente esistesse. Si è creato merchandise per entrambi i gruppi, e i prodotti vanno a ruba. Sui social i fan promuovono le Huntrix come se fossero davvero un gruppo di Idol al loro debutto. Ma non ci sono solo elogi per questo film, molti criticano come venga idealizzato il lavoro di Idol, e non venga fatto vedere nessuno degli aspetti negativi che realmente sono legati a questo lavoro, come lo sfruttamento dei giovani talenti, i ritmi massacranti, la rinuncia ad una vita privata, i sasaeng (fan ossessivi che si spingono oltre invadendo la privacy), etc.
Invece dal punto di vista narrativo, anche se non approfondisce, il film esplora come la pressione per raggiungere un obiettivo possa a volte allontanarti dall’essere te stesso. Questo conflitto si riflette non solo nella responsabilità delle ragazze di salvare il mondo, ma anche nella loro paura di essere relegate al secondo posto in un settore competitivo come quello musicale. Nonostante i tanti pregi, ci sono diverse lacune, come personaggi che avrebbero potuto essere eliminati senza compromettere in alcun modo la storia, la mancanza di spiegazioni sull’origine del segreto di Rumi o la mancanza di profondità negli altri demoni oltre a Jinu. Nonostante ciò K-Pop Demon Hunters resta una delle belle sorprese di questa estate. Guardare questo film al cinema con un gran pubblico sarebbe stato fantastico. Questo film ha quell’energia da concerto che merita di essere vissuta in compagnia.
In conclusione: K-Pop Demon Hunters è un’opera d’animazione che abbraccia il K-Pop, la cultura tradizionale coreana e quella moderna, è un film pieno di sentimento per appassionati di K-Pop o meno. La storia in sé è semplice e profondamente comprensibile. Il suo messaggio è potente, soprattutto per quanto riguarda il sacrificio e l’autostima. Punto forte dell’opera è sicuramente la colonna sonora travolgente. Ogni volta che parte una canzone, che sia durante un combattimento o sul palco, il film si trasforma in un concerto.
Trovate K-Pop Demon Hunters su Netflix, ecco il trailer ufficiale del film:

















