Midsommar – Come Aster e Pogorzelski hanno creato una fiaba noir alla luce del sole

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Midsommar

Ari Aster, regista di Midsommar, ha sempre considerato Pawel Pogorzelski (DOP – Direttore della fotografia) come il suo più stretto collaboratore, visto che la coppia lavora insieme da quando erano studenti universitari presso l’AFI. 
Aster si è sempre occupato della composizione e del movimento della fotocamera mentre Pogorzelski dell’illuminazione e l’aspetto visivo, tuttavia i due hanno una coesione disturbante nel processo di produzione cinematografica.

Il duo trascorse settimane, da cinque a sei ore al giorno, a creare approssimativamente tre scene, passando attraverso la sceneggiatura ed elencando ogni volta tutto il film.
 Per Midsommar, i due collaboratori si sono trovati in una situazione di ripresa molto più difficile rispetto al loro primo film, “Hereditary“. Nel loro ultimo prodotto, a loro detta, il controllo del “palcoscenico” sarebbero in balia del sole estivo, quindi una difficoltà ben più alta rispetto alla chiusura ambientale di Hereditary. La nuova pellicola è prevalentemente ambientata in un remoto villaggio svedese nel pieno dell’estate, quando il sole tramonta raramente. Tuttavia, nonostante il fatto di lavorare con gli stessi limiti di budget di “Hereditary”, il loro nuovo film richiederebbe la stessa precisione nel creare l’aspetto distintivo del film. Nel caso di Midsommar, quello sguardo sarebbe improbabile essendo una “fiaba” moderna che cavalca la linea di sovraesposizione, spingendo progressivamente il colore al delirio, senza mai aver paura di strafare ed uscire dalle corde horror odierne. IndieWire ha recentemente parlato con Aster e Pogorzelski per sapere come hanno partorito l’immagine tecnica della loro costruzione in movimento e quanto segue è ciò che hanno dichiarato:

Gli Strumenti Giusti

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[su_quote]Pogorzelski: Fin da subito abbiamo pensato al sole, il giorno, tutto ciò che di luminoso poteva esserci. Abbiamo inglobato tutte queste indicazioni ed abbiamo sfidato il cinema e tutte le sue regole.

Aster: Con “Hereditary”, stavamo perseguendo questo aspetto che era quasi troppo buio. Volevamo spingerci di più per capire come sarebbero state le scene scure, così da render tutto un gioco visivo per catturare l’attenzione dello spettatore. Qui invece abbiamo giocato in modo contrario,“tutto è sotto i vostri occhi”, questa è la frase chiave del film, è un potere concesso che sazia gli occhi del pubblico in modo elettrizzante.

Pogorzelski: Ogni giorno, sia Aster che io, stavamo  con l’ansia che la sovraesposizione fosse troppa, ma il brivido di pensar sempre: “spero funzioni” ci ha dato più forza. Sulla camera da usare abbiamo fatto più prove differenti: Una camera con pellicola 35 mm, l’Alexa LS e il [Panavision’s Millennium] DXL2s. Abbiamo sovraesposto tutto per vedere come ogni camera reagisse al sole delle 12:00 , per capire come “l’immagine spietata” potesse diventare. L’unica ad avermi fatto innamorare è stata la DXL2, una camera così interessante e particolare. 

Aster: Avendo una camera che gira in RAW con un sensore abominevole, un corredo di ottiche grand’angolari luminose (0.8-2.2 l’apertura per l’entrata della luce) e tanti spazi aperti per far entrare più luce possibile, la paura più grande fu quella di cadere nel kitsch, ma questo è stato il divertimento, quanto più vicino possiamo arrivare a qualcosa di grottesco senza perdere il filo conducente della fiaba? Non abbiamo mai parlato di questo come di un film dell’orrore, è sempre stata una favola macabra e come possiamo ottenere quel look senza che ci si senta schizzinosi?

Pogorzelski: Abbiamo girato un paio di test con le normali lenti Primos, ma, non essendo abbastanza soddisfatto ne parlai con Brian, il mio tecnico di Panavision, e mi consigliò un corredo per avere una luce più morbida.

Aster: Pawel ha un ottimo rapporto con Panavision, infatti abbiamo fatto la stessa cosa su “Hereditary”, siamo stati in grado di prendere un corredo di obiettivi primari che ci piacciono molto ed usarli a nostro piacimento, cambiando da scena a scena gli obbiettivi.

Pogorzelski: Senza Brian non avrei potuto far niente, mi ha mostrato la serie di lenti di grande formato “Artiste” che erano appena uscite, pur essendo un po ‘de-regolate (Serviva un po’ di degradazione nella lente per adattarsi in maniera ottimale al prodotto).

Aster: Pawel ha passato lunghe giornate a provare le lenti con la luce, vedendo quali erano i tempi migliori per la luce e per i luoghi.

Pogorzelski: Prep stava studiando e pianificando la luce, insieme a degli studenti di regia. Erano lì dall’alba fino al tramonto, solo per vedere i cambiamenti della luce.
Dovevamo capire come evitare i rimbalzi solari nella lente ma, nello stesso tempo, avevamo bisogno di morbidezza, vi posso assicurare che non è stato affatto facile.

Aster: Sono state riprese molto dolorose, davvero tanto. “Hereditary” era un gioco da ragazzi in confronto a questo, era bastato costruire quella casa su un palco mobile per avere il completo controllo di tutto. Era un piano di 30 giorni, con annesse riprese notturne, senza aver problemi di condizioni meteorologiche. Purtroppo nell’ultimo prodotto non abbiamo avuto questo lusso di pianificare le azioni per via di una distruttiva importanza al meteo.

Pogorzelski: La preparazione principale per me è stata quella mentale, cercare di lasciarsi andare e fidarsi. Avevamo un centinaio di comparse e tanti membri del cast e della troupe e, non potendo avere un controllo primario sulle cose mi sono pienamente lasciato andare, fidandomi un po’ di tutti.
Prima di decidere il da farsi con la luce solare, abbiamo tentato con i condor( grandi gru che tengono l’assetto delle luci) ma, avendo una visione troppo ampia non andavano bene, per questo ci siamo affidati allo staff tecnico e al meteo. Usavamo i condor solo quando il sole calava dietro le montagne e noi, avevamo ancora bisogno di primi piani e totali.[/su_quote]

Il Colore

[su_quote]Aster: Per i colori di Midsommar, ho sempre pensato a “Black Narcissus”, “Tales of Hoffman”, in particolare ai film a colori di Powell e Pressburger.
Loro due sono i miei miti,  ogni volta che iniziamo a parlare di colori mi vengono in mente i loro prodotti e penso: “Come possiamo ottenere qualcosa di simile a quello sguardo, mentre creiamo qualcosa di molto moderno?” L’idea non era come otteniamo quell’aspetto tecnico a tre strisce, ma come possiamo avere l’idea pur non guardandola appieno. Perché se guardi quei film, i neri non sono profondi ed i colori sono, per molti aspetti, meno profondi di quanto ricordi?  Quindi c’è stata una ricerca di cromatura molto dettagliata, scavando tra griglie (schema di colori cinematografici) passate.

Pogorzelski: Ho sempre pensato che la color delle pellicole di Powell avessero una tinta verde poco accesa, una qualità pastello, così ho pensato che usando il filtro polarizzatore per ottenere un po ‘di lucentezza dai verdi intorno a loro e sul viso, avrebbe aiutato molto.

Aster: Pav ed io vogliamo sempre evitare di fare cose in modo digitale se possiamo farle sul set, perciò andavamo avanti a tentativi pur sapendo che, i coloristi della post produzione erano molto preparati. Abbiamo optato per una minima correzione in post con un LUT(il look della pellicola basata su formule matematiche) creato appositamente per la pellicola.

Pogorzelski: Joe at Harbour [Picture Company] ha creato per noi un LUT impressionante, un ritorno al passato in chiave moderna.Abbiamo avuto molti su e giù per avere un LUT consono ed adeguato, partendo dagli abiti color pastello e tenui fino ad arrivare nei palazzi rosa, così da creare morbidezza nelle luci. Avevamo voglia di rossi, arancioni e tutto ciò che potesse risultare “caldo”, anche per questo abbiamo chiesto al colorista di abbassare i blu e di attenuare i verdi. Abbiamo usato una tecnica progressiva, dove la prima parte di Midsommar è stata girata in 5K con obiettivi da 35 mm, mentre, non appena arrivavamo ad Harga, montavamo il 70mm di grande formato per rendere il tutto più ampio. L’opzione scelta con i grandi formati è stata pensata approfonditamente, notavamo che potevamo avere un 17mm luminoso ed ampio con un semplice 40mm, quindi la preferenza dalla profondità e del campo lungo è stata più che approvata.

Aster: C’è un momento nel film, dove gli occhi di un personaggio sono chiusi e poi vengono riaperti, nella riapertura ritroviamo un cambio feroce nei colori, strutturando completando la pellicola in base ai sentimenti emozionali dei personaggi, che vanno ad aumentare verso la fine del film. Abbiamo avuto tante idee creative ed innovative, ma il budget, come al solito, ci ha fatto “poggiare la matita” in una maniera alquanto triste, ma oggi posso dire di esser soddisfatto del mio team e del lavoro svolto su Midsommar![/su_quote]


Midsommar – Il villaggio dei dannati, nuovo film di Ari Aster, già regista di Hereditary – Le radici del male, è ora disponibile in tutte le sale cinematografiche Italiane.