A volte la vita è proprio buffa, basta una scintilla per far scattare qualcosa di magico e puff, eccola che accade. Un po’ come quello successo a Fumi Games, dove una manciata di sviluppatori polacchi guidati da Michal Rostek si stavano dedicando a tempo perso ad un progetto secondario, ma divenuto virale nel momento che l’hanno iniziato a postare su TikTok. Un video breve in bianco e nero, musica jazz e spoglio nel design, ma con un protagonista che spara a topi muniti di mitra che schizzano inchiostro al posto del sangue. L’incipit parla da se, troppo figa come idea per lasciarla da parte e difatti gli sviluppatori decisero di creare ufficialmente Mouse: P.I. For Hire, successivamente presentato alla gamescom 2024 con un trailer che destò ancora più curiosità nei media e nel pubblico per il suo stile accattivante.

Grazie ad un codice per PlayStation 5 gentilmente ricevuto da Keymailer, mi sono quindi immerso nelle atmosfere noir create da Fumi Games per svariate ore e sono pronto a raccontarvi la mia avventura nell’ombrosa e corrotta città di Mausburg. Mouse: P.I. For Hire ci vede vestire i panni di Jack Pepper, un ex eroe e veterano di guerra che tornato in città, decide di entrare prima in polizia e poi di diventare successivamente un investigatore privato dalla carriera altalenante. La storia inizia quando una semplice indagine su una persona scomparsa si trasforma ben presto in qualcosa di ben più complicato, che vede invischiata corruzione, gang, poliziotti corrotti, rapimenti ed omicidi. Ed è proprio qui che entra in gioco le abilità ed il fiuto del nostro topo investigatore, l’unico in tutta Mausburg veramente in grado di risolvere questo misterioso caso.

MOUSE: P.I. For Hire

La trama del gioco devo dire che è stata ben diluita nelle 20 ore che il gioco ha da offrire nella sola campagna single player, grazie ad una scrittura ben curata soprattutto nei dialoghi e nelle sue battute che risultano “formaggiose”, pungenti e sempre divertenti. Difatti ci sono tantissimi giochi di parole con formaggi e la vita da topo, prese in giro e bizzeffe di riferimenti e omaggi a media videoludici ed hollywoodiani come Resident Evil, Cuphead, Bloodborne, Super Mario o Ritorno al Futuro, Steamboat Willie, Popeye e veramente tanti altri che da appassionato ho apprezzato tantissimo e che vi lascio scoprire da soli per non rovinarvi la sorpresa. L’unica macchia che ho trovato sulla trama a mio avviso è il finale, di cui manca quell’effetto sorpresa che ci si aspetta da un classico racconto giallo che ti lascia a bocca aperta.

La storia nonostante tocchi lievemente temi importanti, bisogna sottolineare che non si prende mai veramente troppo sul serio, ma anzi ci ride sopra e riesce soprattutto a far ridere il giocatore, regalando alla fine una trama molto godibile. Ad ampliare il tutto troviamo anche l’ottima caratterizzazione vocale fornita in cabina di doppiaggio da Troy Baker (The Last of Us, Death Stranding, Indiana Jones e l’Antico Cerchio) nei panni di Jack Pepper che a conti fatti è quella ciliegina sulla torta che va a confezionare l’opera del team di Varsavia. Baker infatti è riuscito a calarsi perfettamente nel ruolo di detective hardboiled, con voce e toni che riprendono la tecnica del voice-over dei film di quegli anni in maniera sublime, accompagnando i pensieri intimi, la durezza ed il cinismo del detective come quelli visti e sentiti da attori come Humphrey Bogart, Robert Mitchum, Glenn Ford o Dick Powell per citarne alcuni.

Il gameplay invece si presenta come un boomer shooter in prima persona che prende ispirazione ovviamente da titoli come Doom o Quake, concentrandosi più nella sua parte sparattutto che quella investigativa. Peccato, perchè seppur le sparatorie sono molto frenetiche e divertenti, un pizzico di investigazione, sfida e puzzle stile L.A. Noir l’avrei trovata perfetta e funzionale nella struttura del titolo. Qui invece una volta trovate le prove del caso, ci limiteremo ad appenderle alla lavagna del nostro ufficio portandoci a svelare il prossimo indizio automaticamente. Tornando sulle sparatorie, Pepper avrà diverse armi nel suo arsenale, come una pistola semi-automatica, il fucile mitragliatore “James Gun”, la doppietta “Boomstick”, il fucile a pompa, dinamite e diverse armi strampalate come bocche di fuoco da poter scatenare sui nemici in qualsiasi momento switchando nella ruota delle armi con un semplice tasto del pad.

Tutte le armi tra l’altro saranno potenziabili tramite gli schemi che potremo trovare disseminati nei vari livelli per aumentarne la potenza, il raggio d’azione e altri svariati bonus. La fase di gunplay l’ho trovata veramente curata, con fasi frenetiche, fluide e dinamiche, che permetteranno al nostro investigatore anche di sferrare cazzotti e calci alla vecchia maniera, schivare rapidamente, scattare, saltare, planare e appigliarsi con la coda a ganci tipo liana mentre si scaricano raffiche di proiettili su orde nemiche. Ovviamente non essendo immuni ai colpi nemici, per ricaricare i nostri life points ci basterà uccidere svariati nemici che spesso e volentieri dropperanno pezzi di formaggio che ci permetteranno di recuperarli. Se non bastasse, avremo anche la possibilità di ricaricarli grazie alle molteplici fiaschette che troveremo in giro o schermarli ulteriormente con dei giubbotti antiproiettile che proteggeranno i nostri life points onde evitare il game over.

MOUSE: P.I. For Hire

Certo, talvolta il feedback dei colpi non è proprio precisissimo, l’ia nemica risulta abbastanza prevedibile e ripetitiva ed alcune boss fight non sono proprio impeccabili, ma nel complesso si riesce quasi sempre a chiudere un occhio su questi difetti anche per le molteplici diversità proposte nei vari livelli. Inoltre nelle impostazioni troviamo anche diverse opzioni per la mira assistita, il tipo di mira e l’accelerazione di mira in modo da impostare il gunplay nella maniera che più ci aggrada. A venirci incontro troviamo anche tre livelli di difficoltà suddivisi in Novellino, Esploratore e Detective che aiutano ad aumentare un tasso di sfida particolarmente semplice o possono avvicinare un pubblico magari alle prime armi con il genere senza portarlo ad un esaurimento nervoso.

Il tutto si svolgerà in 24 livelli che ripropongono mappe quasi sempre lineari in diverse stanze chiuse, anche se talvolta alcune invece riescono ad offrire un level design più aperto, con la possibilità di approcciarsi in diverse maniere al contesto che andremo ad affrontare o con qualche sezione di platforming che ho trovato ottime per aiutare a spezzare il ritmo della troppa linearità di alcuni stage. Le varie mappe tra le altre cose permettono anche di esplorare a fondo le varie sezioni per cercare cassaforti da aprire con un mini-game o diversi collezionabili come giornali, figurine di baseball (curatissime nei dettagli e con descrizioni divertenti per ogni giocatore), pezzi di fumetti o addirittura easter egg veramente assurdi (uno ai limiti del geniale).

Oltre alle missioni principali troviamo anche 14 quest secondarie, ma soprattutto un carinissimo mini-game basato sulle figurine del baseball che potremo giocare al pub, dove verrà simulata verosimilmente una partita di baseball in base alle carte battitore o ricevitore che avremo collezionato nel nostro mazzo. Il problema principale del gioco a mio avviso rimane la non possibilità di rigiocare i livelli o la non presenza di una modalità new game+, che castra un po’ il gioco nella sua rigiocabilità soprattutto per chi vuole ottenere tutti i collezionabili o portarsi a casa i vari trofei, che si troverà costretto ad ottenerli in una singola run senza mai sbagliare.

A livello tecnico Mouse: P.I. For Hire è un vero gioiellino, presentandosi con un’estetica vintage in bianco e nero che riprende i cartoni animati degli anni ’30 come quelli proposti da Fleischer Studios (Betty Boop, Popeye the Sailor) o i primi della Walt Disney (Steamboat Willie, The Skeleton Dance), da cui prende chiaramente ispirazione. Le animazioni infatti sono quelle che si possono vedere con lo stile della rubber hose, che a mio avviso offrono un design particolarmente azzeccato e accattivante, con i modelli dei personaggi ed oggetti in scena in 2D curatissimi e disegnati tutti a mano fotogramma per fotogramma.

A livello grafico il gioco su PlayStation 5 Pro si comporta in maniera eccelsa, con due opzioni a scelta tra qualità o prestazioni e la possibilità di modificare la diffusione e l’effetto grana della pellicola a nostro piacimento che sono una bella chicca per gli appassionati del genere in bianco e nero. Inoltre ho provato il gioco anche con PlayStation Portal, trovandolo assolutamente perfetto anche in portabilità. Parlando del comparto sonoro, a parte l’ottimo doppiaggio di Troy Baker di cui abbiamo già parlato precedentemente, il gioco si presenta in lingua inglese (ma con un’ottima cura per la traduzione dei sottotitoli in italiano) ed una soundtrack veramente azzeccata. La colonna sonora composta principalmente da Patryk Scelina offre ben 19 brani registrati dal vivo dalle influenze swing-jazz, arricchita tra l’altro dal meraviglioso brano “Good Mouse” composto dalla band francese Caravan Palace.

Ottime anche le molteplici opzioni per il suono che offrono una degradazione audio stile vinile, disco in cellulosa, cilindro in celluloide nera e Cilindro in cera marrone, diverse equalizzazione audio e anche la possibilità di disattivare la musica su licenza in caso siate content creator. Una nota lievemente negativa invece vira su alcuni bug, crash e la possibilità che il save venga corrotto su PlayStation 5 Pro che ho incontrato durante la mia esperienza. Al netto di ciò va comunque detto che Fumi Games è stata repentina nel risolverli con molteplici hotfix fin dall’uscita del gioco, che ne hanno migliorato assolutamente la giocabilità. Il mio consiglio è comunque di fare qualche save in più per sicurezza e per evitare spiacevoli inconvenienti.

UNA BOCCATA D’ARIA FRESCA NEL SUO GENERE

Nel complesso Mouse: P.I. For Hire è un titolo che mi ha divertito moltissimo e l’ho trovato una boccata d’aria fresca nel suo genere grazie soprattutto al suo stile ed estetica. Fumi Games difatti è riuscita a confezionare un titolo che è molto più di un semplice boomer shooter, grazie anche ad una cura sul comparto narrativo del gioco che regala una storia noir semplice, ruvida e divertente, che soprattutto riesce ad intrattenere fino alla fine, cosa non da poco per il genere. Certo a volte i dialoghi potrebbero sembrare troppi per alcuni giocatori che bramano solo l’azione in un fps old school, ma il gioco esegue semplicemente alla lettera ciò che una storia noir propone, ricolma di dialoghi e pensieri in prima persona, che in questo caso si amalgama perfettamente con le tantissime fasi d’azione proposte in game.

Ad oggi l’unica vera mancanza è la possibilità di rigiocare i livelli o una modalità new game+, sperando che lo studio polacco lo aggiunga in futuro. A conti fatti se siete amanti del genere e delle atmosfere noir questo gioco sono certo che vi darà parecchie soddisfazioni, tenendovi incollati allo schermo per numerose ore, che a mio avviso è un particolare da non sottovalutare visto anche un prezzo molto contenuto che si aggira sui 29,99 euro.


MOUSE: P.I. For Hire è disponibile ora su Nintendo Switch 2, PlayStation 5, Windows e Xbox Series X/S.

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