Jaeden Martell e Asa Butterfield sono i protagonisti di Our Hero Balthazar, commedia drammatica diretta da Oscar Boyson e presentata all’ultima Festa del Cinema di Roma. Un film che attraverso l’ironia e l’umorismo nero denuncia il problema delle armi da fuoco che ormai da tempo affligge gli Stati Uniti d’America, unendo a ciò anche una tematica molto contemporanea che analizza come i social network da una parte siano un buco nero di finzione, dall’altra denuncia la solitudine delle nuove generazioni.
Our Hero Balthazar racconta la storia di un adolescente benestante di New York, Balthazar, che crea video sui social media sul controllo delle armi per impressionare una sua cotta, un’attivista. Quando un troll minaccia una sparatoria scolastica, Balthazar si convince di dover intervenire e viaggia in Texas per incontrare il presunto attentatore. La vicenda si trasforma in un viaggio surreale e inaspettato, che esplora temi come il privilegio, l’alienazione adolescenziale e la cultura delle armi negli Stati Uniti.
Oscar Boyson è riuscito in questa pellicola a trattare argomenti tanto seri e profondi senza mai renderli patetici, sfruttando l’ironia e la commedia nera per addentrarsi in un mondo reale, confuso ed estremamente malato. Il dramma e la commedia risultano perfettamente in equilibrio tra loro, in un contesto come gli Stati Uniti che vive e soffre il problema della armi da fuoco diffuse a macchia d’olio sul territorio, dove è possibile procurarsi una pistola con estrema facilità, a qualsiasi età. Da qui nasce il problema delle sparatorie nelle scuole, dove giovani cercano di colmare il loro malcontento e il loro malessere ferendo il prossimo e spesso uccidendolo, creando un clima di panico generale. Una situazione surreale in cui si vede il film che si apre su un’assemblea atta ad insegnare ai ragazzi come difendersi e scampare ad una sparatoria. Un’atmosfera lontana da noi, ma resa perfettamente dallo straniamento che aleggia intorno all’opera, che si avvale di un cast perfetto, in parte e profondamente capace.
Our Hero Balthazar crea un’enorme metafora della vita e della contemporaneità e questo emerge anche nella scelta dei nomi dei protagonisti, Balthazar e Solomon, nomi tipicamente biblici, che si rifanno a due re, rispettivamente di Babilonia e di Israele. Indicativo che Salomone fosse conosciuto per essere estremamente saggio, mentre nel film di Boyson il suo personaggio è profondamente tormentato da un passato e un presente difficili, prende scelte sbagliate e poco ponderate. Due ragazzi che vivono vite completamente agli antipodi, ma che condividono un disagio sociale che non permette loro di interfacciarsi con i loro coetanei in maniera sana e genuina. A tutto ciò si aggiunge il lato oscuro dei social, che mette in collegamento il mondo intero, ma allo stesso tempo fa sentire a ognuno di noi il peso della solitudine e del confronto continuo, soprattutto in una fase delicata di crescita come è quello dell’adolescenza.
Siamo perennemente bombardati da video, post, foto che informano costantemente su qualsiasi cosa ognuno di noi stia facendo nel mondo, spesso creando una patina di recitazione e finzione che mostra semplicemente una facciata, patinata e luccicante. Ciò che è Balthazar nella vita reale non corrisponde minimamente a ciò che dimostra sui social, dove si muove a creare post che possano smuovere e indignare le masse riguardo a temi delicati della società. Le scene in cui il protagonista piange in video, ma smette non appena preme il tasto “pausa” del video, sono tanto agghiaccianti quanto specchio, purtroppo, della realtà moderna e contemporanea, dove le persone di fronte ad uno schermo indossano una maschera. La sincerità e la trasparenza sono dinamiche difficili da trovare nella società e Our Hero Balthazar esprime questo concetto senza esagerarlo e senza cadere nella banalità della messinscena.
La regia di Boyson si esprime attraverso l’utilizzo della camera a mano, che contribuisce a coinvolgere maggiormente lo spettatore nella narrazione, facendolo entrare pienamente all’interno della vita dei personaggi. La fotografia cupa e scura rispecchia il dramma dei giovani protagonisti, che sentono, ognuno a modo loro, di non riuscire a far parte pienamente del mondo in cui vivono, cercando come meglio possono di sopravvivere. Un’estetica in generale grigia che colpisce profondamente lo sguardo, stemperato in alcuni punti da dialoghi ironici e ben congeniali che rivelano una scrittura puntuale e studiata.
Our Hero Balthazar è una pellicola che unisce perfettamente dramma e commedia, in un equilibrio che esprime appieno la dualità della vita umana. L’alienazione adolescenziale, la cultura delle armi negli Stati Uniti e il privilegio, sono alcune delle tematiche che Oscar Boyson tratta nell’opera, avvalendosi della recitazione profonda e toccante dei due protagonisti, Jaeden Martell e Asa Butterfield.
















