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[Recensione] Colossal di Nacho Vigalondo – L’importanza del restare piccoli

  • di Moreno Bernasconi
  • Gennaio 19, 2018
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colossal

Colossal, che nome potente, altisonante, forse un po’ pretenzioso. Insomma se tu chiami il tuo film Colossal è perché vuoi mettere in scena qualcosa che venga ricordato per sempre nella storia del cinema. E invece no!
Il film scritto e diretto da Nacho Vigalondo è un film semplice che conosce il suo valore e non si prende troppo sul serio, ma andiamo per gradi.

Il film racconta la storia di Gloria (Anne Hathaway), una scrittrice affetta da brevi amnesie che, dopo essersi vista la carriera troncata da un errore di pubbliche relazioni, sviluppa un problema d’alcolismo che spingerà il suo ragazzo a lasciarla e cacciarla di casa. Sola e praticamente al verde, la ragazza è costretta a trasferirsi al paese natio e tornare alla vecchia casa di famiglia, ora disabitata e senza manco un mobile. Poco dopo essersi trasferita la ragazza incontra un suo amico d’infanzia con cui aveva perso i contatti, Oscar (Jason Sudeikis) che si offre di aiutarla regalandole dei mobili ed offrendole un lavoro nel suo bar. La ragazza contenta di questa amicizia ritrovata si ubriaca nuovamente e quando il giorno dopo si risveglia si trova davanti ad una assurda verità: un mostro gigantesco ha causato morte e distruzione a Seoul. 

La regia di Colossal è semplice ma dannatamente efficace: in nessun punto della pellicola vedrete dei giochi di camera particolarmente arzigogolati o sinuosi nè delle scene d’azione in stile blockbuster Marvel o DC (persino con la comparsa dei mostri le scene di distruzione si aggirano più intorno allo standard del primo Godzilla americano). Nonostante questo la regia del film risulta ottima proprio per la sua semplicità e si lega perfettamente alla storia che sta raccontando, oltre che regalare una Anne Hathaway ed un Jason Sudekis in evidente stato di grazia, tanto da far sembrare che il film fosse stato creato apposta per loro.

Definire Colossal è un impresa, forse l’unica definizione possibile è esperimento. Infatti colossal all’inizio è una commedia, poi diventa un monster movie, un drammatico, un thriller, un fantasy ed in fine si butta anche nel genere super-eroistico nelle ultime battute del film. Il tutto mantentendo una sceneggiatura limpida e semplice che si evolve velocemente e costantemente ma senza sforzi e senza tirature. Il fatto che questo punto di forza è allo stesso tempo un possibile punto debole, non tutti gli spettatori sono disposti a guardare un film che cambia di continuo genere, anche se questo lo fà nel modo più pulito possibile. Alcuni perdono l’interesse, altri purtroppo non lo capiscono, come è accaduto con i pubblicitari che si sono occupati di questo film: se andaste a cercare il trailer di Colossal o qualche immagine pubblicitaria, trovereste che tutte sono fatte in stile commedia comica, cosa che questo film è per un ventesimo del suo tempo. Quindi al posto che proporre i film come la ventata d’aria fresca che rappresenta, è stato promosso come un mash up tra un film comico ed un monster movie cosa che ha ucciso l’interesse intorno a questo film e i dati lo dimostrano: chi lo ha visto al cinema lo ha in media ampiamente apprezzato, ma sono stati quattro gatti purtroppo.

Il resto del film risulta nella norma: buoni costumi, buona colonna sonora anche se non indimenticabile, fotografia buona, cast di personaggi comprimari alquanto dimenticabile ma funzionali al tipo di storia raccontanta, effetti speciali di buon livello per un film indipendente, ottimo in fine anche il montaggio.

Il pregio più grande di Colossal e al contempo la chiave, purtroppo, del suo flop è il fatto che Nacho Vigalondo abbia scritto un film all’apparenza ingenuo, come tanti, ma che in realtà è di una intelligenza ed una brillantezza rara, rarissima. Sulle prime facendo un po’ di dietrologia si può pensare che il film sia una metafora sui problemi che crea amplifica l’alcool, che può mettere una persona in problemi più grandi di lei, come lo è un kaiju rispetto ad un essere umano. Però in questo film l’alcool è un dirottamento rispetto ai veri antagonisti di Colossal: le relazioni abusive. Quelle persone che tentano di tenere prigioniera in una relazione una persona sfruttando il senso di colpa o l’affetto nei loro confronti, quelle persone che da fuori sembrano indifese e gentili ma che dentro le mura di casa si trasformano in mostri per il o la consorte.

Quello che insegna questo film é che questi mostri per sconfiggerli bisogna guardarli in faccia e capire che in realtà sono soltanto persone piccole.

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