[Recensione] Preacher 2×11 – Backdoors

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Questa puntata dovrebbe aver reso chiaro a tutti quanto Preacher ormai preso definitivamente la sua strada lontano dal fumetto, ma sempre nei limiti del buon intrattenimento e dell’amore verso il materiale d’origine degli autori, il tutto coadiuvato da un impegno non indifferente del cast. Mancano solo due puntate al finale della stagione e si stanno infatti tirando le somme della stagione, mettendo finalmente tutto in marcia.

La puntata inizia con Jesse che rievoca nella sua mente uno dei momenti più classici del fumetto, la bara delle torture dei L’Angelle. Dopo questo sguardo al passato del reverendo Custer ci spostiamo nel presente dove Jesse e Tulip scoprono in modo alquanto disorientante che Il Santo degli Assassini non è più dove credevano di averlo lasciato, in fondo alla palude dell’alligatore. Intanto Cassidy inizia a notare uno strano comportamento in Denis e come padre è combattuto se rivelarlo o no a Jesse e Tulip.

Nella puntata anche il Grail occupa un ruolo importante, infatti Herr Starr deciderà di rivelare a Featherstone e Hoover il suo piano a proposito del Messia e dell’utilizzo di Jesse con Genesis per poter finalmente imporre il potere dell’organizzazione in modo più aperto sul mondo.

Facciamo anche un salto all’inferno da Eugene ed Hitler, i quali stanno pianificando la loro grande fuga. Non è ancora chiaro rispetto a tutta la faccenda di New Orleans cronologicamente dove questa permanenza di Eugene all’inferno possa collocarsi, probabilmente avviene tra la fine della prima stagione e l’inizio della seconda, perché non viene fatta menzione della scomparsa del Santo degli Assassini o del casino che sta creando sulla terra, ma potrebbe benissimo essere che il tutto si svolga mentre il Santo è ancora al servizio di Fiore. Per questo spero ci torneremo in seguito.

La missione dunque sta di nuovo per passare in secondo piano, in favore di uno scontro più aperto con il Grail, che se i lettori del fumetto ricordano avveniva con una certa dose di sangue e pallottole, quindi stiamo pronti per due puntate finali al cardiopalma.

Per una volta però non mi sento di elogiare una puntata di Preacher solo per la messa in scena o la parte attoriale, ma anche per la sceneggiatura, che qui si dimostra molto più organica e interessante, dato che fa dipanare molte situazioni e chiarisce degli elementi poco chiari apparsi durante gli 11 episodi trasmessi. Finalmente gli sceneggiatori stanno dimostrando di saper gestire più cose in 45 minuti e in modo molto più che soddisfacente.

Gli attori invece come al solito si dimostrano il primo piatto della serie, le interazioni e la dedizione alla serie si sentono in ogni momento che sono in scena, sopratutto l’alchimia tra i “tre moschettieri” Jesse, Cassidy e Tulip che tanto nelle ultime puntate era venuta a mancare qui torna e torna anche a funzionare, sopratutto grazie alla rivelazione di Jesse al gruppo. Bellissima anche l’interpretazione di Noah Taylor nei panni di Hitler, che finalmente mostra tutta la grinta che ha tenuto nascosta fin ora e che rivela un essere malvagio e che ha mosso Eugene per i propri scopi per tutto il periodo di permanenza all’inferno dei due.

In definitiva mi sento di promuovere la direzione che la serie sta prendendo e non vedo l’ora di vedere come inseriranno altri elementi del fumetto all’interno di questo “nuovo” universo, che per lo meno non sa di già visto e non è un adattamento pedissequo dell’opera originale, un buon prodotto ma difficile da trasporre e che con sé portava anche dei difetti che andavano limati alla base.