[Recensione] Safe con Michael C. Hall – Nulla rimane sepolto per sempre

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Safe

Il 10 Maggio Netflix ha rilasciato in tutto il mondo Safe, miniserie di produzione Britannica con protagonista Michael C. Hall e presentata durante il Canneseries, festival dedicato alle serie tv che si tiene Cannes, alla sua prima edizione proprio quest’anno.

La serie segue Tom Delaney (Michael C. Hall), dottore Vedovo e cittadino modello che vive in una chiusa comunità con le figlie: Jenny (Amy James Kelly) e Carrie (Isabelle Allen). Quando Jenny scompare dopo essere andata ad una festa e il fidanzato, Chris Chahal (Freddie Throp) risulta anche lui introvabile si pensa al peggio e Tom inizia una disperata ricercata, aiutato dal compagno d’armi e dottore anche lui, Pete Mayfield (Marc Warren). Durante la sua indagine Tom dovrà fare i conti con i segreti di una comunità chiusa che non si è mai ripresa da un incidente avvenuto 28 anni prima.

Safe è una miniserie tipicamente British, sia per la struttura, che per il modo con cui vengono gestiti i tempi. Sono otto gli episodi che compongono questo dramma familiare, da una durata variabile (tra i 42 e i 47 minuti): un primo episodio totalmente incentrato su Delaney e sulla comunità dove il dottore vive con le figlie serve a creare l’antefatto della vicenda e ci fa calare nei panni del buon dottore, che ancora deve fare i conti con la morte della moglie e la rabbia delle figlie. I successivi episodi presentano due direzioni narrative: la ricerca di Jenny da parte di Tom e l’indagine della polizia sulla scomparsa di Jenny Delaney e Chris Chahal. Due distinti percorsi narrativi che si andranno ad incrociare verso la fine della miniserie portando a tirare le somme delle due indagini e alla conclusione di un mistero che si espande ben oltre i confini sicuri della comunità.

L’ambientazione Britannica potrebbe stordire chi è abituato a veder prodotti di Netflix che hanno tantissimo a che fare con la cultura Americana, come House of Cards oppure ancora Ozark (per citare un altro dramma familiare), ma Safe è ben diverso non solamente perché Britannico ma perché è anche autoconclusivo oltre che molto debitore di uno stile inconfondibile, quello dei polizieschi made in Gran Bretagna. La tensione è papabile in ogni attimo, persino quando si è al sicuro nella propria casa o in Giardino o ad una veglia, l’aria del sospetto si insinua tra le persone e tutti diventano sospettati proprio per una riservatezza quasi surreale da trovarsi in una comunità così piccola e all’apparenza unità.

Harlan Coben, che insieme a Michael C. Hall e a Danny Brocklehurst ha difeso la scelta di un tale setting, dimostra quanto una storia tanto semplice, come quella della scomparsa di una ragazzina di 16 anni, con i giusti mezzi e tante cose da dire e verità da svelare, per quanto scomode, possa essere efficace e appassionante da seguire, sia grazie alle ottime musiche che alle interpretazioni buone di tutto il cast. La storia infatti, diventa un pretesto per raccontare l’ipocrisia di una comunità che si è sempre considerata al di sopra degli altri e che non riesce a credere che il male stesso o addirittura degli interessi non accettati dalla società possano nascondersi anche in quel loro piccolo angolo di paradiso.

Michael C. Hall troneggia su tutto il cast, dimostrando ancora una volta di essere un grande attore e che il ruolo di Dexter Morgan se lo è lasciato ben alle spalle, sfoggiando un accento Inglese impeccabile. Tom Delaney è un personaggio normale e riesce veramente (soprattutto grazie alla performance di Hall) a passare per il vicino affranto per la morte della moglie e turbato dalla scomparsa della figlia maggiore. Tutti gli attori di Safe riescono anche loro a sembrare credibili nel ruolo di persone con una buona dose di segreti, un po’ di puzza sotto il naso e una predilezione a non voler vedere cosa fanno i figli. Proprio per la normalità dei personaggi principali, che non rivelano ad un certo punto di aver chissà che allenamenti speciali, ci rendiamo conto di aver davvero a che fare con uomini e donne, non perfetti, ma tipici di una cultura come quella Inglese. Sono persone che credevano di essere sicuri dietro un muro, ma non avevano in realtà capito nulla di cosa è veramente la sicurezza e di quello che devi sacrificare per essa.

Le musiche scelte sono veramente azzeccate e composte da Ben Onono, nominato anche a vari Grammy restituiscono quel senso di intimità e chiusura da terrore che persino gli stessi dialoghi e le stesse inquadrature esprimono con forza. Anche la canzone in apertura, “Glitter e Gold”, di Barns Cortney avvicinata alla serie è accattivante e si ricorda facilmente.

In generale, Safe si dimostra un prodotto ben confezionato e che nella sua interezza funziona benissimo e cattura lo spettatore, per quanto non tutte le soluzioni narrative siano le più intelligenti, ma tipiche di questi dramma, sicuramente Netflix puntava ad un determinato tipo di pubblico, prettamente il pubblico di Broadchurch e una cosa è sicura ci sono riusciti.