[Recensione] The Nun – La Vocazione del male di Corin Hardy

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The Nun - La Vocazione del male

Il 20 Settembre è finalmente arrivato in Italia il nuovo capitolo dell’universo di The Conjuring, The Nun – La Vocazione del Male. Un film atteso e che aggiunge un nuovo tassello all’universo horror di James Wan.
Il film è diretto da Corin Hardy, su una sceneggiatura di Peter Safran e James Wan; Nel cast figurano Demian Bichir, Taissa Farmiga, Charlotte Hope e altri.

Ma prima di parlare più approfonditamente del film vediamo come è venuto in essere e cosa ha attirato le attenzioni del pubblico tanto da farne uno dei film horror più attesi del 2018.

Era il 2016 e nelle sale di tutto il mondo usciva The Conjuring – Il Caso Enfield, incentrato sugli avvenimenti passati alla storia come “Il Poltergeist di Enfield” del 1977. Un caso paranormale che ha terrorizzato l’Inghilterra e che ha ispirato così la trasposizione filmica curata da James Wan e che vedeva nuovamente protagonisti: Ed e Lorraine Warren (Patrick Wilson e Vera Farmiga) coppia di famosi esorcisti ed esperti di fenomeni paranormali legati a demoni e tutto il connesso.

La pellicola seppur apprezzata meno dalla critica fu un successo di pubblico, come anche l’antagonista del film, il demone Valak, che tormenta Lorraine dall’inizio alla fine e che si presenta con l’inquietante aspetto di una suora. Tale demone così come la Annabelle di The Conjuring – L’Evocazione sarà così popolare che poco dopo l’uscita del film ne verrà annunciato uno spin off che seguirà la storia originale di questo demone che ha terrorizzato originariamente un convento in Romania negli anni 50. Il film verrà anche sponsorizzato tramite Annabelle: Creation, dove il demone ha un breve cameo, il film è stato il vero e proprio teaser che ha poi fomentato i fan per l’atteso prequel su Valak, uscito finalmente nelle sale questo Settembre.

The Nun si ambienta nel 1952 in Romania, precisamente nel Monastero di Carta, dove una novizia suora si suicida e continuano a susseguirsi strani avvenimenti che vengono fatti ricondurre alla presenza demoniaca; Il Vaticano invierà così un gruppo con a capo Padre Burke (Demian Bichir) per investigare sulla vicenda, ma nemmeno nei loro peggiori incubi avrebbero mai potuto immaginare un orrore tanto spaventoso come quello che gli si dipanerà davanti agli occhi di lì a poco.

La pellicola sin dai primi minuti si presente molto bene sopratutto esteticamente, le scenografie sono tutte convincenti fin da quando vediamo il convento da fuori non riusciamo a non sentire un occhio che ci guarda ed una opprimente oscurità che circonda la nostra anima e la nostra mente. Il merito di tale sentimento deriva sopratutto dalle scenografie curate in maniera impeccabile da Gina Calin e dalla fotografia scura e che non fa percepire bontà o speranza da nessuna parte curata da Maxime Alexandre.

Corin Hardy, qui alla sua prima più grande prova da regista riesce anche a fare un buon lavoro quando la sceneggiatura glielo permette, anelando anche un jump scare che riesce a far sobbalzare dalla sedia, forse perché inaspettato in quel momento e non particolarmente necessario, purtroppo il caso sarà solo una mosca bianca in tutto il film. Se dal punto di vista puramente tecnico anche senza una regia non particolarmente ispirata, il setting e la fotografia facevano presagire bene purtroppo la stessa cura non è stata riservata alla sceneggiatura. Il male c’è e si sente nel primo atto grazie sopratutto al lavoro del team tecnico anche perché la sceneggiatura lo fa sentire poco. Nel secondo atto ci sarà una virata decisamente più horror e più veloce che riempita di jump scares annulla quell’inquietudine portata dal subdolo comportamento del demone Valak nel primo atto. Valak apparirà quasi in faccia allo spettatore che avrà una paura immediata quanto finta e per nulla duratura. Il make up che nasconde Bonnie Aarons sotto Valak è forse la cosa più inquietante della sua interpretazione, infatti, l’attrice non riesce ad essere inquietante o fare quello che il demone risultava capace di fare in The Conjuring e risultando così contraddittorio in alcuni punti con il suo “predecessore”. Gli altri attori non hanno lo spazio per poter essere più di maschere, carne da macello o semplici marionette e non riescono nemmeno a far empatizzare lo spettatore.

In definitiva The Nun si può considerare un passo indietro per il franchise che ormai miete consensi di pubblico quasi solamente per teaser da film in film e che fa crescere l’attesa, purtroppo deludendo. Un passo indietro rispetto ad Annabelle Creation in termini di spin off ma anche una delusione sopratutto vedendo il nome di James Wan legato alla sceneggiatura del film, che si è dimostrata letteralmente il punto debole della pellicola.