Martedì sera sono andati in onda su Sky Atlantic gli episodi 3 e 4 della prima stagione di Tin Star, serie tv con protagonista Tim Roth e Christina Hendricks e ci hanno confermato le impressioni positive della doppia premiere della settimana prima.
Jim(Tim Roth) si risveglia nella riserva Indiana non ricordando più nulla di quello che ha combinato la sera prima quando il suo alter ego, Jack Devlin ha preso il posto di guida del corpo del nostro capo della polizia. Nel frattempo, Anna, la figlia si trova in compagnia di un affascinante ma losco figuro, Whitey Brown(Oliver Coopersmith). La puntata dunque si incentrerà sulla ricerca di Anna e dei momenti dimenticati da Worth la sera prima. La struttura di questa terza puntata presenta una particolarità, che è spesso usata nelle serie di genere poliziesco, ossia i flashback alternati alla narrazione presente. Lo spettatore dunque mentre gli investigatori tentano di ricostruire l’accaduto tramite le tracce, lo ricostruisce assistendo alla narrazione diretta di quei momenti mancanti e in un certo senso sente un pò di straniamento dato alla visione dello stesso personaggio che compie atti che sono al limite del borderline. Purtroppo non mi sento completamente di promuovere l’utilizzo di questa tecnica, o per lo meno posso dire di averla trovata troppo didascalica, si viene guidati troppo nell’intersecarsi delle due linee temporali lasciando quindi al minimo lo straniamento e generando un rimpallo tra passato e presente non completamente riuscito, infatti il montaggio di questa terza puntata cerca di essere particolare e carino da seguire, ma non riesco proprio a promuoverlo. La regia di Alice Troughton non è scabroso anzi funzionale, è sicuramente una puntata di transizione ma con qualche accorgimento in più poteva venire molto più interessante.
La quarta puntata che segue nella messa in onda è molto più lineare e quindi risulta anche più interessante da seguire. La famiglia Worth è messa davanti alla difficile scelta se lasciare o no la cittadina di Little Big Bear dopo gli ultimi avvenimenti, Jim e Anna sono abbastanza convinti che ormai non ci sia più nulla per loro lì, che sarà solo un rischio enorme continuare a rimanere in quel posto che non li ha mai effettivamente accettati mentre Angela è convinto che andarsene ora sia un segno di codardia del marito, che incita a fare qualcosa in merito alla morte del figlio. Per quanto era prevedibile il risvolto da storia di vendetta che viene impostato in questa puntata, la realizzazione e il protagonista la rendono molto meno noiosa da vedere o seguire. Roth è un attore molto capace che anche qui dimostra come i ruoli borderline gli calzino alla perfezione. Jack qui fa capolino poco, ma quando lo fa il mite Jim scompare e lo spettatore è trascinato nell’azione da Devlin, che risulta, come consuetudine, molto più interessante della personalità dominante o come possiamo dire principale. Marc Jobst che torna a dirigere la puntata lo fa con minuzia di particolari e con uno stile tipicamente Inglese di cui questa serie è imbevuta, ossia colori freddi e una fotografia molto avvolgente ma che ti respinge.
Le puntate lasciano anche lo spazio per il continuo della narrazione relativa alla North Stream Oil, nonostante siano molto più incentrate sui personaggi della famiglia Worth; Proprio relativamente a questa storyline assistiamo ad una sempre più netta contrapposizione tra Elizabeth Bradshaw(Christina Hendricks) e quello che a tutti gli effetti è il suo capo, Louis Gagnon(Christopher Heyerdahl). Potrei quindi essermi sbagliato a definire la Bradshaw come la villain della serie, anzi le due puntate ci mostrano un personaggio opportunista, ma non completamente spietato, per chi conosce True Detective gli sarà facile fare dei paragoni con il Frank Semyon di Vince Vaughn, ovviamente non mi aspetto dei risvolti simili per il suo personaggio, ma sembra che sia molto più interessante e sfaccettato del previsto.
Confermo quindi le buone impressioni delle prime due puntate e mi sento di consigliare questa serie a tutti gli amanti dei polizieschi all’Inglese e a chi cerca una serie con un protagonista forte. Non è priva di difetti, anzi secondo me il maggior difetto è proprio il metodo di rilascio della stagione qui in Italia ossia due puntate alla volta, si vede moltissimo che la serie sarebbe perfetta per una maratona, sopratutto perché come molte altre serie Netflix o Amazon, il cliffhanger richiede una immediata risoluzione e aspettare una settimana fa diminuire il pathos in quanto siamo di fronte a piccoli cliffhanger dalla risoluzione immediata e non con ramificazioni più ampie.
















