And I followed her to the station
With a suitcase in my hand
And I followed her to the station
With a suitcase in my hand
Well, it’s hard to tell, it’s hard to tell
When all your love’s in vain
All my love’s in vain.
Robert Johnson – Love in Vain Blues

Per parlare di Robert Johnson, ed in questo caso di un fumetto che ci racconta la storia del più grande bluesman della storia, non si può, e sarebbe assurdo il contrario, prescindere da quella che è la forma d’arte che l’ha reso celebre ed immortale, nonostante la scomparsa in giovanissima età. Stiamo ovviamente parlando della musica, e che musica: uno dei generi più affascinanti ed importanti della storia della musica, il blues, dalle molteplici valenze. La musica del Delta del Mississippi, la musica degli afroamericani, la musica che, decenni più avanti, avrà un’importanza fondamentale nella nascita di alcuni dei più grandi fenomeni della storia del rock (per maggiori dettagli, cercare il nome Led Zeppelin) e, di conseguenza, della musica.

Per questo, per accompagnare la lettura di questa recensione, ma soprattutto di questo fumetto edito da Edizioni Inkiostro, è tassativo ascoltare i capolavori di Robert Johnson, a partire proprio da Love In Vain Blues, che riassume perfettamente la vita del bluesman che scopriremo nelle pagine scritte da Jacopo Masini e disegnate da Francesco Paciaroni.

Il blues non è sicuramente un genere per tutti, non è musica per tutti i palati e per tutte le orecchie, perché, come spesso accade nel meraviglioso mondo della musica, o meglio, come dovrebbe SEMPRE accadere, non si può scindere l’artista dal contesto sociale e dall’epoca in cui ha creato la propria arte e, senza conoscere l’ambiente e la cultura che hanno partorito determinati artisti, diventa impossibile apprezzare a pieno certi generi. Questo semplice concetto, applicato anche a generi decisamente diversi dal blues, è ancora più radicato nella storia che andremo a raccontare, perché il blues non è semplicemente musica suonata da uomini di colore, è LA musica suonata dagli uomini di colore (con buona pace di grandissimi esponenti bianchi, come il leggendario Eric Clapton), nata in un’epoca di sfruttamento, razzismo, che trasuda sofferenza, rivalsa, orgoglio, rabbia e tristezza.
Robert Johnson
1930. Delta del Mississippi. Un giovane uomo afroamercano entra in un Juke Joint, il Delta Blues, e chiede di poter suonare: il risultato è disastroso, il ragazzo non è minimamente in grado di suonare la chitarra e, tra le risate dei presenti, viene mandato via, promettendo di ritornare.
Un anno dopo, Robert Johnson torna al Delta Blues e stupisce tutti, compreso Son House, che ci racconterà la vita dell’uomo destinato a diventare il più grande bluesman della storia.
Una storia tragica, intrisa di quel tanto di mistero e di sovrannaturale che è giusto accompagni certe leggende: nelle splendide tavole in bianco e nero di Francesco Paciaroni scopriamo gli elementi caratteristici di un personaggio che viene dipinto come controverso, travagliato, tragico, ma anche irriducibile e geniale, proprio come la sua musica, fonte d’ispirazione e metro di paragone per tutti i musicisti che si sono approcciati al blues.
I dialoghi di Masini dettano il ritmo della narrazione, che passa da un periodo all’altro della vita dell’artista senza soluzione di continuità, con flashback che mostrano dettagli fondamentali della formazione umana e musicale di Robert Johnson, insieme ad una secca e disincantata descrizione delle condizioni degli afroamericani, come recita uno dei dialoghi più importanti della storia, per bocca di Son House:
“E’ una roba che sta nella storia di noi negri, un’altra maledizione che ci portiamo dietro: non possiamo mai essere bravi e basta, no. Dobbiamo aver fatto qualcosa di sbagliato per meritarci il talento.”
Robert Johnson
Robert Johnson, di Jacopo Masini e Francesco Paciaroni, edito da Edizioni Inkiostro, è un volume imprescindibile per chi ama il blues e una delle sue figure più celebri e tragiche, un membro del celeberrimo club 27, un artista che ha segnato intere generazioni e lasciato un’eredità pesantissima ed un’influenza ancora più pesante nel mondo della musica; ma è un volume adatto anche a chi volesse scoprire qualcosa di più su uno dei musicisti più importanti della storia afroamericana e non solo; infine, è una lettura consigliata a chi vuole sfogliare una cinquantina di pagine illustrate con uno stile realistico, in un bianco e nero azzeccatissimo per i temi e l’ambientazione, con dialoghi secchi e taglienti, ed una vicenda umana oltremodo affascinante.
And I feel so lonesome, you hear me when I moan
And I feel so lonesome, you hear me when I moan
Who been drivin’ my Terraplane for you since I been gone?

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