Era il 1962 quando sulle pagine di Amazing Fantasy #15 fece il suo debutto Spider-Man. Dopo il successo dei Fantastici Quattro, Thor e Hulk, la nuova scommessa di Stan Lee nasceva dal desiderio di dare al pubblico un eroe adolescente, con il quale il pubblico di giovani lettori potesse identificarsi. Con questa visione ben salda, le matite della prima apparizione dell’Uomo Ragno furono affidate a Steve Ditko il quale, a differenza di Jack Kirby, riuscì a trasportare su carta l’elemento adolescenziale del personaggio. Il successo dell’Arrampicamuri fu stupefacente. Sulle pagine di The Amazing Spider-Man, Lee e Ditko dipinsero il più realistico degli scenari possibili nel quale inserire il nuovo eroe della Casa delle Idee. All’interno della splendida cornice Newyorkese, fin dagli albori l’universo del nostro amichevole Uomo Ragno di quartiere si è contraddistinto per l’ampio e poliedrico cast di comprimari, per il carisma e la varietà dei suoi villain, ma soprattutto per le problematiche relative alla vita di tutti i giorni, comuni non solo al giovane Parker, ma a qualsiasi teenager. Proprio l’elemento adolescenziale è uno dei tratti distintivi del Tessiragnatele, legato indissolubilmente alla sua genesi, nonchè una costante delle sue avventure. Nelle oltre cinque decadi di pubblicazione, Peter è passato dall’essere un 16enne del liceo Midtown ad un 20enne studente dell’ESU, rimanendo poi saldamente ancorato all’età di 26 anni fino ai giorni nostri.

Ma cosa sarebbe successo se Peter fosse invecchiato normalmente? Da questa domanda dal sapore squisitamente marveliano il premio Eisner Chip Zdarsky (Daredevil, Sex Criminals) sviluppa Spider-Man: La storia della mia vita, miniserie realizzata in coppia con Mark Bagley (Ultimate Spider-Man, Venom), storico artista delle legato alle testate ragnesche, raccolta da Panini Comics in un unico volume cartonato.

Senza alcun dubbio una delle opere più belle di sempre dell’Uomo Ragno, La storia della mia vita è una splendida rivisitazione del mito Ragnesco, ma al contempo un sentito omaggio alla storia editoriale di uno degli eroi Marvel più amati. A differenza di serie come quelle della linea Grand Design o l’imminente History of the Marvel Universe accomunate dalla narrazione didascalica, quasi enciclopedica degli eventi, in Life Story Chip Zdarsky riesce a rielaborare la mitologia ragnesca adattandola all’esigenza dello scorrere del tempo. Attraverso le decadi, ogni numero della miniserie presenta Peter Parker in un decennio diverso, arrivando fino ai giorni nostri. In Spider-Man: La storia della mia vita ripercorreremo alcuni dei momenti cardine della storia del Tessiragnatele, come le Guerre Segrete, l’Ultima Caccia di Kraven o lo scontro con Morlun, solo per citarne alcuni, sotto una prospettiva diversa, ma capaci di mantenere un alone di familiarità inaspettato. Intrecciando con efficacia i momenti fondamentali della continuity dell’Arrampicamuri a fatti storici realmente accaduti, come per esempio la guerra in Vietnam o l’11 Settembre, il racconto di Zdarsky e Bagley può essere definito come la biografia di Peter Parker, dove i due autori riescono a delinearne la crescita e la maturazione, rimanendo però incredibilmente fedeli all’essenza originale della creazione di Stan Lee e Steve Ditko.

Proprio il concetto di maturazione, qui inteso come “il raggiungimento della maturità fisica e/o psicologica” è il denominatore comune tra Spider-Man: La storia della mia vita e il suo scrittore Chip Zdarsky. Abbandonati i toni leggeri e spensierati visti su Peter Parker: Spectacular Spider-Man, con Life Story l’eccentrico talento canadese sfoggia la sua grande versatilità nello scrivere. Se già un primo accenno di tale versatilità lo si era riscontrato nel numero conclusivo di Spectacular Spider-Man, è proprio sulle pagine de La Storia della mia vita che la vena autoriale di Zdarsky raggiunge la piena maturità: l’ironia distintiva della scrittura di Zdarsky lascia il posto a una scrittura dai toni più cupi e maturi, caratterizzata da uno spietato e inatteso realismo. Nell’applicare l’azione del tempo al mito secondo l’insegnamento Milleriano, Chip Zdarsky propone un’originale analisi di Peter Parker, legandosi sempre al familiare “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. Alla stregua di un romanzo di formazione, la natura ad ampio respiro di Spider-Man: La storia della mia vita ha il pregio di descrivere la parabola di Peter Parker nella sua interezza. A differenza infatti di altri episodi dove i lettori si erano trovati davanti ad un Old Man Spider-Man, la forza della visione di Zdarsky risiede nell’abilità con cui riesce a ritrarre il personaggio di Peter Parker e la sua profonda umanità nel corso del tempo. Un percorso di graduale maturazione quello adoperato dal canadese che, pagina dopo pagina, decade dopo decade, analizza le sfaccettature del l’uomo dietro la maschera di Spider-Man. Nell’adattare un percorso già tracciato da altri prima di lui, con La storia della mia vita Chip Zdarsky realizza una delle più complete riflessioni su Peter Parker, declinando il paradigma dell’Uomo Ragno per le generazioni future.

Per quanto concerne il reparto artistico, il compito di illustrare questa miniserie biopic sull’Uomo Ragno è affidato a Mark Bagley, storico illustratore delle testate del Tessiragnatele. Giocando molto sull’effetto nostalgia, la prova dello statunitense è oggettivamente buona, capace di mantenere un registro costante. Due degli elementi maggiormente riusciti e degni di lode sono la varietà nel design dei diversi costumi di Spider-Man apparsi durante la miniserie e la cura nel modo con cui l’artista rappresenta l’invecchiamento dei personaggi. Eppure la prestazione del co-creatore di Carnage risulta poco incisiva, non per demeriti dell’artista ma per la natura della serie. La potenza del racconto di Zdarsky infatti mette in secondo piano le matite di Bagley, evidenziando come l’opera sia veicolata dalla sua storia.

Spider-Man: La storia della mia vita è una rielaborazione originale della mitologia ragnesca attraverso lo scorrere del tempo. Nel descrivere il percorso di crescita del suo protagonista, Chip Zdarsky giunge alla piena maturità artistica, realizzando un’opera autoriale, ma inaspettatamente fedele alla tradizione del personaggio. Quella di Life Story è una delle più precise e complesse analisi di Peter Parker, divenuta già in poco tempo un classico imprescindibile.

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