Era il lontano 11 novembre 2011: cinque anni dopo l’arrivo di The Elder Scrolls IV: Oblivion, con le sue avventure ambientate a Cyrodiil, e diversi mesi dopo l’arrivo dei primi trailer, uno dei giochi più famosi della storia recente fece la sua prima comparsa: stiamo parlando, ovviamente, di The Elder Scrolls V: Skyrim, quinto capitolo ufficiale della pluripremiata e celeberrima serie The Elder Scrolls di Bethesda, uno di quei giochi che, numeri alla mano, ha accompagnato letteralmente due generazioni di console e si appresta, a dieci anni dal suo esordio, a fare capolino nella terza generazione. Ma di questo parleremo più avanti.

Dovahkiin, Dovahkiin
naal ok zin los vahriin
wah dein vokul mahfaeraak ahst vaal!
Ahrk fin norok paal graan
fod nust hon zindro zaan
Dovahkiin, fah hin kogaan mu draal!

Parlare di Skyrim per chi, come me, è un fan della primissima ora dell’intera saga di Bethesda, è sempre complicato, ma partiamo da un punto fermo: nel bene e nel male, con i suoi pregi ed i suoi difetti, Skyrim è decisamente il capitolo più importante della saga conosciuta come TES. Non il migliore, diranno alcuni, ma sicuramente il più famoso ed il più importante, sia per il genere che per la software house.

Detto questo, se un gioco dopo dieci anni vende ancora, spingendo il publisher a pubblicare, fino a diventare un meme, il gioco in ogni versione e su ogni piattaforma esistente, qualche qualità dovrà pur avercela. Eccome se ne ha.

L’ambientazione, una delle più affascinanti e catchy che ci si potesse aspettare nel periodo di uscita: il freddo nord, con le sue distese innevate, i draghi, le cripte popolate da draugr, mostri, maghi non morti, la vastità della mappa ed i suoi sconfinati segreti, tutto, ma proprio tutto, concorreva a rendere Skyrim un luogo, ed un gioco, decisamente irresistibile.

SkyrimLe pressochè infinite quest secondarie, alcune scritte divinamente (qualcuno ha detto Wabbajack?), altre meno, alcune decisamente più interessanti della trama principale (che, va detto, al netto di qualche momento decisamente epico non è esattamente entusiasmante).
La colonna sonora, clamorosa, come e più che in ogni altro gioco della saga: tra temi classici ripresi e riarrangiati, effetti sonori splendidi e canzoni che hanno creato una mitologia a parte (basti pensare alla cover di The Dragonborn Comes realizzata da Malukah).
Le possibilità quasi infinite di build del personaggio: guerriero, ladro, mago, guerriero mago, guerriero ladro, mago ladro, ladro mago guerriero, evocatore, necromante, pugile, e potremmo andare avanti ore (e ci torneremo). Il fatto che il gioco non presenti classi, ma un albero di abilità da evolvere e su cui investire punti, ha dato vita veramente ad una serie di possibilità infinite che ha stuzzicato i giocatori più hardcore a sperimentare ogni possibile personalizzazione. Ed è qui che smetterò di parlarvi di qualcosa che già conoscete (perché CHIUNQUE conosce The Elder Scrolls V: Skyrim, anche chi non ci ha giocato), e vi parlerò di come io, e come me molti altri, ho vissuto Skyrim.

SkyrimDopo aver, ovviamente come tutti, giocato la mia prima run (nel mio caso su Xbox 360, console sulla quale il gioco girava meglio rispetto alla controparte PlayStation 3) al gioco “vanilla”, ho iniziato ad indagare in rete, memore delle splendide esperienze vissute con Oblivion e Morrowind in versione “moddata” su PC. Una precisazione dovuta: è risaputo che Bethesda rilasci i suoi giochi della saga (o almeno, a partire da Oblivion è diventato ovvio) completi ma con editor decisamente validi per lasciar spazio alla creatività di quei giocatori a cui non basta giocare. La community di modder di Skyrim è una delle più vaste, interessanti e geniali con le quali vi possa capitare di interagire.
Torniamo a noi: aperto il mondo delle mod, grazie al portale Nexus ho potuto rigiocare The Elder Scrolls V infinite volte, con mod che vanno dalle semplici modifiche grafiche a veri e propri overhaul che riscrivono meccaniche di combattimento (diciamo non proprio il punto di forza del gioco, per usare un eufemismo), perk e abilità, quest secondarie, nuove ambientazioni, inizi alternativi, modalità survival, total conversion, trenini Thomas al posto dei draghi, chi più ne ha, più ne metta. Da amante del gioco di ruolo in ogni sua forma, poi, ho scoperto con sommo piacere il portale Tamriel Vault, che oggi è ormai un archivio, ma che nei primi anni ha letteralmente rivoluzionato il modo di concepire le build dei personaggi. Potevate trovare build basate sulle sole abilità, build arricchite da un’interessante lore sul vostro personaggio e praticamente ogni genere di combinazione di abilità ed equipaggiamenti: ecco, per una persona ricca di fantasia e di voglia di provare nuove emozioni con uno dei suoi giochi più amati, scoprire che un ragazzo dall’altra parte del mondo aveva concepito una build basata su Ezreal, uno dei champ di League of Legends, è stata un’emozione. O ancora, un orco in armatura pesante, con una poderosa ascia a due mani, magia necromantica e di gelo, che sfrutta un particolare oggetto craftabile grazie all’espansione Hearthfire. E ancora, un misterioso Nord (una delle razze giocabili) millenario, che si trasforma in licantropo e combatte senza armatura ma con una spada a due mani con il potere del gelo e la magia del fulmine.
O un personaggio ispirato a Thor, che sfrutta un particolare urlo apprendibile durante il gioco per simulare il potere del Dio del Tuono.

Skyrim
The Elder Scrolls V: Skyrim è questo, e molto di più: libertà quasi assoluta di dar sfogo alla propria fantasia, la possibilità di giocare ogni volta un personaggio che nessun altro ha mai creato, vivere in maniera diversa l’avventura, ignorare la quest principale per centinaia di ore, completare ogni missione o imporsi di seguire un filo narrativo coerente, scegliere di fare permadeath run o di concentrarsi sul lato survival del gioco, decidere di essere un mercante, un tossicodipendente, un pacifista, un criminale, un eroe, un nobile, un ladro, qualunque cosa la fantasia ci faccia passare per la testa.

Skyrim è un gioco talmente importante, talmente famoso, da essere diventato, almeno per quelli che all’epoca erano neofiti della saga, il titolo stesso della saga, tanto da leggere, non senza un sincero sorriso, domande come “Ma quando esce Skyrim 2?” riferendosi all’attesissimo nuovo capitolo della saga, o ad un ancora più divertente “Qualcuno gioca a Skyrim online?” riferendosi all’MMORPG The Elder Scrolls Online (e non alla mod Skyrim Together).

E non solo, Skyrim è anche questo:

O questo:

E ancora, questo, ma potremmo andare avanti giorni interi tra cover metal, rap, orchestrali del tema portante del gioco e di The Dragonborn Comes: 

Stiamo parlando di un fenomeno che va oltre il “semplice” videogioco. Stiamo parlando di qualcosa che è diventato un fenomeno di costume, un pezzo di cultura geek, nerd e pop, un prodotto che va oltre i suoi meriti puramente tecnici ed artistici e che, grazie ad una community come poche altre al mondo, è diventato un gioco infinito, giunto alla sua terza generazione, alla sua terza versione e che, prima o poi, giocheremo anche sul frigorifero e nel forno a microonde (E’ un meme, o forse no, bisogna capire cosa ne pensa Todd Howard).

Quindi, in attesa di The Elder Scrolls VI, buon compleanno Skyrim! Fus Ro Dah! 

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