Ci sono matrimoni che finiscono con una separazione e altri che, molto più semplicemente, si consumano nella quotidianità. Ed è proprio dentro questa seconda possibilità che Olivia Wilde costruisce The Invite – Il piacere è tutto nostro, tornando dietro la macchina da presa per il suo terzo lungometraggio dopo La rivincita delle sfigate e Don’t Worry Darling. Interpretato dalla stessa regista insieme a Seth Rogen, Edward Norton e Penélope Cruz, The Invite – Il piacere è tutto nostro arriva nelle sale italiane il 16  settembre distribuito da I Wonder Pictures. Abbiamo visto il film in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.

Joe (Seth Rogen) e Angela (Olivia Wilde) sono sposati da anni, ma qualcosa nel loro rapporto sembra essersi progressivamente spento. La quotidianità ha preso il posto della complicità e quello che un tempo era un matrimonio felice è diventato una convivenza scandita da incomprensioni, frustrazioni e silenzi. Al piano di sopra vivono Hawk (Edward Norton) e Pína (Penélope Cruz), i loro vicini: affascinanti, disinibiti e apparentemente molto più liberi nel modo di vivere la propria relazione. Quando Joe e Angela decidono di invitarli a cena, l’incontro tra le due coppie mette inevitabilmente a confronto due modi quasi opposti di intendere l’amore e l’intimità. Quella che dovrebbe essere una semplice serata tra vicini si trasforma così in qualcosa di molto più personale, facendo emergere desideri, insicurezze e domande che Joe e Angela hanno evitato per troppo tempo.

Il rischio più grande per un film come The Invite era quello di rimanere intrappolato nella sua stessa natura teatrale. Quattro personaggi, un appartamento, una cena e poco altro. Eppure bastano pochi minuti per capire che Olivia Wilde non ha nessuna intenzione di nascondere questa origine, anzi decide di appropriarsene completamente e di trasformarla nel vero punto di forza del film. Alla base del lungometraggio c’è infatti Los vecinos de arriba, opera teatrale dello spagnolo Cesc Gay che negli anni ha conosciuto diversi adattamenti. Lo stesso Gay l’aveva già portata al cinema nel 2020 con Sentimental, mentre in Italia è diventata Vicini di casa, film del 2022 diretto da Paolo Costella con Claudio Bisio, Vittoria Puccini, Vinicio Marchioni e Valentina Lodovini. La struttura teatrale rimane evidente dall’inizio alla fine. Il film si muove quasi interamente all’interno dello stesso appartamento e affida gran parte della propria forza a quattro attori e soprattutto alle loro parole. Ed è proprio qui che entra in gioco una sceneggiatura estremamente lucida, capace di prendere una situazione semplicissima e continuare a modificarne gli equilibri.

I dialoghi sono probabilmente l’arma migliore del film. Sono brillanti, veloci, spesso esilaranti, ma soprattutto sembrano appartenere davvero ai personaggi che li pronunciano. Non hanno bisogno di sottolineare continuamente quello che vogliono raccontare. Il film passa così dalla commedia al disagio con una naturalezza impressionante, riuscendo a far ridere anche quando è evidente che sotto quella risata qualcosa si sta rompendo. Da sottolineare, nonostante l’intelligente campagna marketing: The Invite non è realmente un film sul sesso. O almeno, non soltanto. Il sesso è il pretesto attraverso cui quattro persone iniziano finalmente a parlare di ciò che desiderano, di quello che hanno perso e di quello che non riescono più a chiedere alla persona che hanno accanto. Si parla di paura di invecchiare, del bisogno di sentirsi ancora desiderati, di gelosia, compromesso, frustrazione e soprattutto di quella distanza che può insinuarsi lentamente all’interno di una relazione senza che nessuno sappia indicare il momento preciso in cui è iniziata.

Il film non prende posizione su quale sia il modo corretto di stare insieme. Non giudica la monogamia e non idealizza la libertà sessuale. Piuttosto mette le due possibilità una davanti all’altra e lentamente elimina le certezze di entrambe. Ed è proprio questa assenza di giudizio a rendere la scrittura adulta. Nessuno dei quattro personaggi viene utilizzato per dimostrare una tesi. Tutti hanno qualcosa da insegnare agli altri e tutti, allo stesso tempo, hanno qualcosa che preferirebbero non mostrare. Dietro la provocazione iniziale emerge una domanda molto più semplice e universale: quanto conosciamo davvero la persona con cui viviamo? E cosa succede quando, dopo anni passati insieme, smettiamo di chiederle chi è diventata perché siamo convinti di conoscere già la risposta?

Tutto questo funzionerebbe molto meno senza i quattro attori che Wilde mette al centro della scena. Seth Rogen, Olivia Wilde, Edward Norton e Penélope Cruz sono straordinariamente affiatati e il film sfrutta continuamente le caratteristiche che associamo a ciascuno di loro per poi spostarle leggermente altrove. Rogen parte naturalmente dalla comicità e dall’ironia, ma dietro Joe lascia emergere progressivamente una fragilità molto più interessante. Wilde gli risponde con un’Angela piena di rabbia e frustrazione, ma mai ridotta semplicemente alla moglie insoddisfatta. Norton e Cruz hanno invece un compito diverso. Hawk e Pína entrano nella casa quasi come due elementi estranei, affascinanti e imprevedibili, portando con loro una sicurezza che destabilizza immediatamente Joe e Angela. Ma più passano i minuti, più anche quell’immagine apparentemente perfetta comincia a complicarsi. La chimica tra i quattro è tale che spesso ci si dimentica quanto sia difficile sostenere un film costruito quasi esclusivamente sulla conversazione. Non ci sono grandi eventi ai quali aggrapparsi, non ci sono continui cambi di ambientazione e non esiste uno spettacolo esterno che possa coprire un momento debole.

Ed è qui che va riconosciuto anche il grande lavoro di Olivia Wilde dietro la macchina da presa. Girare quasi un intero film all’interno dello stesso appartamento e riuscire comunque a renderlo dinamico non è affatto semplice. Il rischio di realizzare poco più di una pièce teatrale filmata era enorme, ma Wilde comprende perfettamente che non serve inventarsi movimenti spettacolari per rendere cinematografico questo materiale. L’appartamento diventa lentamente parte della storia. All’inizio è semplicemente una casa, poi diventa un luogo di confronto, quindi quasi un’arena dalla quale nessuno può realmente scappare. È un lavoro di regia meno evidente di quello mostrato in Don’t Worry Darling, ma proprio per questo forse più maturo.

The Invite – Il piacere è tutto nostro è una commedia adulta, brillante e profonda, che sfrutta alla perfezione la propria natura teatrale senza mai risultare statica. Olivia Wilde dirige con sicurezza un quartetto di attori in stato di grazia, sostenuto da una sceneggiatura lucidissima e da dialoghi capaci di far ridere, provocare e ferire nello spazio della stessa conversazione. Dietro il sesso e l’ironia rimane soprattutto un racconto profondamente umano sull’amore, sulla distanza che può insinuarsi in una coppia e sulla necessità di continuare a guardarsi e parlarsi anche quando si pensa di conoscere già tutto dell’altro.


The Invite – Il piacere è tutto nostro sarà al cinema con I Wonder Pictures a partire dal 16 settembre. Ecco il trailer del film

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