Arriva nelle sale italiane dall’8 maggio, distribuito da I Wonder Pictures e prodotto da A24, The Legend of Ochi, affascinante e insolito esordio alla regia di Isaiah Saxon, figura già apprezzata nel mondo della visual art e dell’animazione sperimentale. Saxon, qui anche in veste di sceneggiatore, confeziona un racconto fantasy che rifugge i cliché contemporanei del genere, proponendo una narrazione intimista e potente, profondamente radicata nella tradizione delle leggende popolari. A guidare il cast c’è la talentuosa Helena Zengel, nei panni della giovane protagonista Yuri, affiancata da interpreti del calibro di Willem Dafoe, Finn Wolfhard ed Emily Watson. Grazie ad I Wonder Pictures abbiamo visto il film in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.
La storia si svolge nell’isola immaginaria di Carpathia, una terra sospesa tra il sogno e il mito, dove una comunità isolata vive nel timore reverenziale di creature sconosciute, gli Ochi. Quando Yuri trova un piccolo esemplare ferito di questa razza leggendaria, decide di affrontare un viaggio solitario per restituirlo alla sua famiglia. Inizia così un percorso che è tanto fisico quanto esistenziale, dove il cammino attraverso terre incognite si intreccia con una profonda evoluzione interiore.
Fin dalle prime inquadrature, The Legend of Ochi evoca con grazia e consapevolezza l’immaginario cinematografico degli anni ’80, richiamando alla memoria il cinema di formazione e avventura targato Amblin, e in particolare E.T. – L’extra-terrestre di Steven Spielberg. Saxon costruisce il film, affidandosi a un registro narrativo che non ha paura di rallentare per far ascoltare i silenzi e guardare oltre l’apparenza delle cose. In questo senso, il film si inserisce in una tradizione che comprende anche opere come La Storia Infinita di Wolfgang Petersen o The Dark Crystal di Jim Henson e Frank Oz, dove il fantasy si intreccia con la filosofia dell’infanzia e con una malinconia di fondo. Yuri è una protagonista che eredita la fame di scoperta, il senso di spaesamento e la forza dei giovani eroi spielberghiani. La sua relazione con l’Ochi, fatta di sguardi, cure silenziose e apprendimento reciproco, diventa fondamentale, un rapporto “interspecie” che rifiuta le logiche dello sfruttamento o del dominio, preferendo la via dell’empatia e della coesistenza. In questo, il film parla anche agli adulti, ricordando una dimensione del fantastico che ha a che fare con l’infanzia come spazio simbolico e universale.
Uno degli elementi più affascinanti del film è il modo in cui Saxon riesce a creare una mitologia dal nulla e a renderla credibile, persino familiare. L’universo narrativo di The Legend of Ochi è minuziosamente costruito: dai rituali delle comunità umane alla cultura gestuale e sonora degli Ochi, ogni dettaglio contribuisce a dare vita a una leggenda che sembra tramandata di generazione in generazione. Eppure, tutto nasce dall’immaginazione del regista, che dimostra una rara capacità di orchestrare il folklore come strumento narrativo e affettivo, e che si avvicina, per ambizione, a operazioni come Princess Mononoke di Miyazaki o The Green Knight di David Lowery. Non ci sono lunghe spiegazioni: Saxon preferisce suggerire, evocare, lasciare che lo spettatore si immerga nel mistero senza che tutto venga decifrato. La potenza delle leggende sta nel loro essere imprecise, trasmesse, sognate – e dunque più vere di qualunque cronaca. Il confine tra invenzione e tradizione si dissolve, lasciando spazio a una narrazione che si fonda sull’oralità.
Sotto la superficie fantastica, The Legend of Ochi è anche un racconto profondamente umano, che affronta temi universali come il legame tra padre e figlia, la perdita, la costruzione dell’identità. Il personaggio di Maxim, interpretato da Willem Dafoe, incarna la paura del cambiamento e il desiderio di protezione, ma anche il peso delle generazioni passate. Il suo rapporto con Yuri evolve in modo sottile, rivelando il conflitto tra il bisogno di sicurezza e la necessità di lasciar andare. In tal senso, il film si inserisce nella scia di racconti come Whale Rider di Niki Caro o Where the Wild Things Are di Spike Jonze, che esplorano la crescita attraverso il confronto con l’ignoto e la riconfigurazione del legame genitoriale. Il film tocca anche corde ecologiste con eleganza: la natura, qui, non è sfondo ma soggetto attivo. La convivenza tra specie, il linguaggio degli animali, la reciprocità tra umano e non-umano diventano elementi centrali del discorso, e contribuiscono a dare al film una risonanza etica senza mai scadere nel didascalico.
Sul piano tecnico, The Legend of Ochi è un’opera sorprendente. Gli Ochi sono realizzati interamente con animatronica, un’operazione rara nel cinema contemporaneo che conferisce alle creature una presenza tangibile. Il lavoro del reparto effetti speciali è minuzioso e capace di restituire l’orignalità della messa in scena. In un panorama dominato dalla CGI, questa scelta restituisce una fisicità preziosa, che ci riporta ai fasti dell’artigianato cinematografico di film come Labyrinth o The Dark Crystal. La regia di Saxon, si sposa alla perfezione con la fotografia di Evan Prosofsky, che avvolge ogni scena in una luce ovattata, a tratti pittorica. I paesaggi di Carpathia – boschi nebbiosi, radure incantate, montagne scavate dal tempo – sembrano usciti da una leggenda reale. La colonna sonora, discreta e atmosferica, accompagna con delicatezza il percorso emotivo di Yuri, rafforzando la sensazione di trovarsi in un mondo tutto suo.
The Legend of Ochi è un film che sorprende per la sua capacità di evocare un mondo nuovo con strumenti antichi. È un’opera che si prende il suo tempo, che preferisce sussurrare invece che spiegare e che invita lo spettatore a riscoprire uno sguardo infantile, capace di credere ancora alle leggende. Non tutto è perfettamente calibrato – alcuni momenti potrebbero risultare troppo contemplativi, soprattutto per un pubblico abituato a ritmi più serrati – ma il valore complessivo del film sta nella sua coerenza estetica, nella ricchezza simbolica e nella sincerità emotiva.
The Legend of Ochi arriva al cinema con I Wonder Pictures a partire dall’8 maggio. Ecco il trailer italiano del film:
















