Un Altro Piccolo Favore è arrivato. Emily ha un nuovo favore da chiedere, uno di quelli piccoli a cui non puoi dire di no. Il sequel di Un Piccolo Favore, grande successo del 2018 torna, questa volta disponibile direttamente su Prime Video, raggiungendo il primo posto tra i film più visti sulla piattaforma. Alla produzione torna Lionsgate, nota soprattutto per le saghe cinematografiche di Hunger Games e John Wick, nonché per la serie TV su Apple TV+ The Studio. Si aggiunge anche MGM, ora sotto Amazon, conosciuta per aver prodotto film come Saltburn e il thriller Blink Twice, diretto e interpretato da Zoë Kravitz. Infine, partecipa anche la Feigco Entertainment, casa di produzione del regista del film, Paul Feig.
Un Altro Piccolo Favore, diretto da Paul Feig, segna il ritorno di Stephanie Smothers (Anna Kendrick) ed Emily Nelson (Blake Lively), che si ritrovano in Italia, nella splendida isola di Capri, per lo stravagante matrimonio di Emily con un ricco uomo d’affari italiano. Tra gli affascinanti invitati, non mancheranno omicidi e tradimenti in un matrimonio che avrà più colpi di scena e momenti mozzafiato di quanti se ne incontrino nella strada che da Marina Grande porta alla Piazzetta di Capri.
Il cast è ricco di attori di grande talento: torna la coppia di amiche/nemiche Emily e Stephanie, interpretate rispettivamente da Blake Lively e Anna Kendrick, per un’avventura a Capri a cui si aggiungono attori italiani come Michele Morrone, noto soprattutto per il film 365 giorni, qui nel ruolo di Dante e Elena Sofia Ricci, diva che non ha bisogno di presentazioni, vincitrice di tre David di Donatello e altrettanti Nastri d’Argento, che interpreta Portia Versano, madre di Dante. Torna anche Henry Golding, che nel primo film interpretava Sean, il marito di Emily. Tra tutti, spiccano soprattutto le tre attrici principali per bravura: Blake Lively interpreta un ruolo simile a quello del film precedente ma al tempo stesso completamente diverso, offrendo una performance sfaccettata; Anna Kendrick brilla anche per la sua verve comica; mentre Elena Sofia Ricci riesce a rubare la scena ogni volta che entra in scena.
Paul Feig torna alla regia del sequel questa volta con maggiore consapevolezza. Se il primo capitolo univa thriller e commedia con una virata finale proprio su quest’ultima, in questo film lo fa in modo ancora più ironico e tagliente, chiarendo fin da subito il target a cui si rivolge. Il primo film parlava principalmente a un pubblico femminile, anche attraverso il tema del true crime, un genere fruito prevalentemente da donne. In questo secondo capitolo, il tono diventa ancora più camp, che, secondo la filosofa Susan Sontag, è l’amore per tutto ciò che è esagerato e artificiale — proprio come accade nel film. Questa esasperazione apre il racconto anche a un pubblico inizialmente solo sfiorato dal primo film: il pubblico queer, tema che ritorna anche nella regia.
La sceneggiatura è firmata da Jessica Sharzer, già sceneggiatrice di serie come American Horror Story, del primo film Un piccolo favore e del film Nerve con Emma Roberts, insieme a Laeta Kalogridis, sceneggiatrice di Shutter Island, Terminator Genisys e Alita. Una sceneggiatura che richiama il film precedente nei colpi di scena e nei plot twist, soprattutto nella parte finale, confermando quella cifra esagerata di cui si diceva. Una scrittura che scorre bene, anche se in parte sembra una copia carbone del primo capitolo; nonostante ciò, regala perle di ironia ben congegnate, soprattutto se visto in lingua originale.
Uno degli aspetti fondamentali del primo capitolo era proprio l’evoluzione dei costumi in relazione alla narrazione. Se Stephanie rappresentava una femminilità più canonica e anni ’50, Emily incarnava una nuova femminilità, con completi dalle forme maschili; nel finale, quando il personaggio di Lively si avvicinava al mondo di Stephanie, tutto le si ritorceva contro, perché non le apparteneva. Il film non elevava un tipo di femminilità distruggendo l’altro, ma le mostrava entrambe come forti da punti di vista diversi. Lo stesso avviene in questo secondo film: Stephanie è cresciuta, e con lei la consapevolezza dei suoi outfit. Se nel primo film i suoi abiti avevano un tono infantile, qui questo tratto appare solo nella scena in cui il figlio parte per il campeggio, mentre per il resto veste spesso di blu. Dall’altra parte, Emily torna a essere icona di stile come nel primo film, e fin dalla sua apparizione tutto è estremamente esagerato. In volo sfoggia completi maschili, citando una scena chiave del primo film — quella dello spogliarello — mentre, una volta a Capri, indossa abiti vistosamente extra: un cappello esageratamente grande, un vestito da funerale ancor più sopra le righe e un abito da sposa volutamente camp, con richiami al sangue. Altro elemento notevole è il guardaroba di Portia, madre dominante nella famiglia, caratterizzata da una croce al collo che simboleggia tanto la morte di Gesù — preannunciando un evento chiave del film — quanto la sua autorità. Il tutto è valorizzato anche dalla scenografia.
Una delle parti meno riuscite del film è, forse involontariamente, il rafforzamento di uno stereotipo sugli italiani, associati alla mafia che controlla tutto, soprattutto nel Sud Italia. Non è il focus principale del film, che punta altrove, ma risulta comunque problematico, soprattutto considerando che la scrittura è affidata ad autrici americane. Questo stereotipo si accentua ulteriormente nella versione italiana, in cui i personaggi italiani parlano tra loro con uno spiccato accento napoletano, nonostante il tono generale del film resti molto leggero. C’è poi un’interessante vicinanza con il concetto di “doppio”, tipico di Hitchcock: Emily e Stephanie rappresentano due femminilità agli antipodi che si uniscono contro un nemico comune. Infine, il film tocca anche il tema della queerness e del desiderio saffico tra le due protagoniste — un elemento già presente nel primo film — così come l’incesto, tema già presente nel primo film.
Un Altro Piccolo Favore torna in versione ancora più grandiosa e camp rispetto al primo. Un perfetto mix tra thriller e commedia, molto più spinto sul versante comico rispetto al precedente. Un film che non si prende troppo sul serio, ma che gioca con lo spettatore nel raccontare una storia sopra le righe. Perfetto per distrarsi e sorprendersi, nasconde al contempo diversi spunti di analisi celati sotto il tono umoristico che permea tutto il film, a ritmo di canzoni italiane e con la giusta dose di camp.
Un Altro Piccolo Favore è su Prime Video. Ecco il trailer italiano del film:















