Benny Safdie approda alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica con The Smashing Machine. Prodotto dalla A24 e distribuito in Italia da I Wonder Pictures, il film racconta la storia vera di Mark Kerr, ex lottatore di arti marziali miste, interpretato qui da Dwayne “The Rock” Johnson. Al suo fianco troviamo una splendida Emily Blunt nei panni della compagna di Kerr, Dawn Staples. La pellicola arriverà nelle sale cinematografiche il 19 Novembre 2025.

Siamo alla fine degli anni novanta, negli Stati Uniti, il lottatore di MMA Mark Kerr debutta nel circuito professionista con una vittoria schiacciante. La storia vera di un uomo che sotto i muscoli e la forza fisica nasconde una fragilità profonda, che lo porterà a mettere in dubbio non solo la sua carriera sportiva, ma anche le relazioni che lo circondano. Il film racconta tre anni della sua vita, dal debutto fino al declino nel mondo della Ultimate Fighting Championship, in un burrascoso percorso che lo segnerà per sempre.

Raccontare una storia vera di qualcuno che è realmente esistito è spesso complicato. Si rischia di scontrarsi con un atteggiamento involontario che manca di imparzialità. Non è questo il caso di The Smashing Machine, dove Benny Safdie ha saputo destreggiarsi nella complicata e controversa vita di Mark Kerr restando sempre distante e oggettivo. Questo non significa che il film non sappia smuovere i sentimenti dello spettatore, ma semplicemente che il protagonista e la sua vita vengono raccontate con estrema oggettività, mostrando tutti i lati fragili e violenti che compongono la natura umana. Kerr è un personaggio che racchiude al suo interno un’empatia e una sensibilità che contrastano con la stazza e i muscoli, ma soprattutto con ciò che deriva dallo sport che pratica. Dwayne Johnson è riuscito perfettamente a incarnare ogni sfaccettatura del lottatore, portando sullo schermo un ritratto sincero, che spesso fa storcere il naso, come in quelle scene in cui la rabbia esplode e lo si vede spaccare porte e oggetti, ma che risulta vivido e attinente alla realtà. Sequenze forti e distruttive si alternano ad altre profondamente toccanti e romantiche, dove la regia dipinge un quadro complesso e bello allo stesso tempo.

Se da una parte abbiamo un personaggio come quello di Kerr scritto e costruito alla perfezione, dall’altra troviamo Dawn, interpretata da Emily Blunt, che pecca di superficialità in alcuni punti. Dawn è un elemento fondamentale nella vita del lottatore e compagno, spesso è anche il motore che attiva determinate reazioni nel cuore e nella mente dell’uomo, eppure risulta semplicemente abbozzata, come se non fosse stata approfondita il necessario per poter dare più ampio respiro al protagonista. Ciò non toglie che la Blunt dimostri, ancora una volta, di saper vestire i panni di personaggi completamente diversi e distanti dal suo essere e di farlo alla perfezione. Una correzione sulla scrittura femminile e un’introspezione maggiore su di lei avrebbero reso il tutto ancora più completo, facendo della sceneggiatura un punto forte del film. In generale, i personaggi secondari sono stati trattati in maniera quasi banale, non provocando empatia nello spettatore.

The Smashing Machine non racconta una storia sportiva, non parla di muscoli, pesi, palestra, sudore, o meglio, non solo. Affronta le fragilità dell’animo umano, spinto dai soldi e dalla gloria a portare allo sfinimento il proprio corpo e la propria vita relazionale. Questo accade a Mark Kerr, distrutto da un’unica prima sconfitta il suo mondo cade a pezzi, o almeno così sembra. Piano piano tutto si sgretola, la sicurezza svanisce e interviene la sofferenza e la droga. Un montaggio rapido e incalzante unito all’utilizzo della camera a mano in stile documentario, acuiscono questo sentimento di dramma che si ha fin dalle prime inquadrature, in una storia che racconta di una dipendenza non solo dalle sostanze stupefacenti, ma dalla vittoria, dall’essere il primo sul podio, in un mondo in cui è vietato fallire.

In tipico stile A24, si ritrova una fotografia che ben si accosta al periodo di fine anni ’90 in cui la narrazione è immersa, con una patina vintage in cui risaltano i colori sabbiosi quali il giallo scuro, l’arancione e il nero, con una texture lievemente puntinata che da un’idea di passato e di VHS. I dialoghi incalzanti e i movimenti di macchina che spesso seguono i personaggi in una strana danza, donano ritmo all’opera, tenendo lo sguardo dello spettatore incollato allo schermo, anche coloro che non si sentono coinvolti in questo determinato sport.

The Smashing Machine è un biopic profondo e toccante, che non racconta una mera storia sportiva, ma affonda gli artigli nella fragilità umana dell’ex lottatore di MMA Mark Kerr, interpretato in maniera ottima da un Dwayne Johnson che dimostra di sapersi discostare dai meri ruoli comici o da Blockbuster. Benny Safdie dirige un’opera che riesce ad essere imparziale ed oggettiva, ma senza dimenticare mai la parte emozionale, il tutto corredato da una tecnica impeccabile tipica delle produzioni A24.


The Smashing Machine, il nuovo film prodotto dalla A24, diretto da Benny Safdie e con protagonisti Dwayne Johnson e Emily Blunt, sarà al cinema dal 19 Novembre grazie a I Wonder Pictures. Ecco il trailer italiano:

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