A sette anni dall’ultimo capitolo e oltre trent’anni dopo il film che ha rivoluzionato il cinema d’animazione, Toy Story 5 arriva nelle sale italiane il 18 giugno riportando sul grande schermo i personaggi che hanno accompagnato intere generazioni di spettatori. Diretto da Andrew Stanton, già autore di capolavori Pixar come Alla ricerca di Nemo e WALL•E, il film sceglie una strada attuale affrontando temi legati all’infanzia contemporanea senza perdere di vista ciò che ha reso la saga un punto di riferimento del genere. Nella versione italiana tornano le voci storiche di Angelo Maggi (Woody), Massimo Dapporto (Buzz Lightyear) e Ilaria Stagni (Jessie), affiancate dai nuovi ingressi di Katia Follesa, Federico Basso, Gianluca Mazzoli e Sal Da Vinci. Grazie a Disney abbiamo visto il film in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.

La storia ritrova Bonnie e i suoi giocattoli in una fase di cambiamento. L’arrivo di nuove tecnologie e di dispositivi sempre più presenti nella quotidianità dei bambini mette infatti in discussione il ruolo stesso dei giocattoli tradizionali. Quando una nuova e sofisticata forma di intrattenimento conquista completamente l’attenzione della bambina, Woody, Buzz, Jessie e gli altri si trovano costretti a confrontarsi con una realtà che sembra aver modificato per sempre il modo di giocare delle nuove generazioni.

Toy Story 5 non cade nella trappola del “si stava meglio prima”. Al centro del racconto c’è infatti il confronto tra due modi diversi di vivere il gioco: da una parte quello tradizionale, fatto di fantasia, invenzione e giocattoli; dall’altra una realtà in cui tablet, applicazioni e strumenti digitali occupano uno spazio sempre più importante nella quotidianità delle nuove generazioni. Il film dimostra grande intelligenza nel non trasformare questo tema in uno scontro ideologico. La tecnologia non viene dipinta come un nemico da combattere né come la causa della scomparsa della fantasia, al contrario, il film riconosce come il mondo sia cambiato e come siano cambiate anche le modalità attraverso cui i bambini giocano, socializzano e costruiscono relazioni.

A raccontare questa svolta è proprio il personaggio di LilyPad. Il piccolo tablet verde diventa il simbolo di una nuova idea di infanzia, in cui la tecnologia non serve soltanto a intrattenere ma anche a creare connessioni, condividere esperienze e stringere amicizie. Un aspetto spesso semplificato nel dibattito contemporaneo e che invece Toy Story 5 affronta con sensibilità. Perché se da un lato il rapporto umano è fondamentale è inevitabile, al giorno d’oggi, l’impiego della tecnologia da parte di ogni singolo individuo. La forza del film sta proprio nella capacità di comprendere però entrambe le prospettive. Da una parte c’è il valore del gioco libero, quello che per decenni ha permesso ai bambini di trasformare una stanza in un castello o una navicella spaziale. Dall’altra c’è la consapevolezza che la fantasia non sia sparita, ma abbia semplicemente trovato nuove forme e nuovi linguaggi attraverso cui esprimersi. Una riflessione che finisce quindi per parlare soprattutto agli adulti. Toy Story 5 invita infatti a guardare il presente senza il filtro della nostalgia, ricordando che ogni generazione sviluppa strumenti diversi per raccontare storie, costruire amicizie e immaginare mondi possibili, l’importante è saper fare buon uso dei dispositivi che oggi hanno alterato il modo di percepire il mondo.

Se sul piano tematico il film trova la sua forza nel confronto tra immaginazione e tecnologia, sul versante narrativo dimostra ancora una volta la capacità della saga di rinnovarsi pur rimanendo fedele alla propria identità. Come da tradizione, la storia si sviluppa attorno a un viaggio che porta i protagonisti fuori dalla loro quotidianità e li costringe a confrontarsi con un mondo in trasformazione. Una struttura ben nota agli appassionati del franchise, ma che Pixar continua a reinventare. La novità più evidente è la centralità riservata a Jessie. Dopo essere rimasta più in ombra nel quarto capitolo, il personaggio torna finalmente al centro della scena assumendo un ruolo fondamentale nell’evoluzione della storia. Allo stesso tempo, il film mostra una notevole consapevolezza del proprio peso culturale. Dopo oltre trent’anni sarebbe stato facile costruire un’operazione rivolta esclusivamente agli spettatori cresciuti con Woody e Buzz. Invece, Stanton e il suo team scelgono una strada più complessa e interessante. Il richiamo al passato c’è, ma non diventa l’obiettivo principale del racconto, i personaggi storici conservano tutto il loro fascino, trovando però posto all’interno di una storia che parla ai bambini di oggi.

Toy Story 5 si fa portatore di un messaggio fondamentale: la fantasia non nasce da un giocattolo o da uno schermo, ma dalla capacità di trasformare qualsiasi esperienza in una storia da vivere. E forse il compito delle generazioni più grandi è proprio questo: aiutare i bambini a scoprire che quella capacità esiste ancora, anche quando assume forme diverse da quelle che ricordano. Con Toy Story 5, Pixar dimostra che esistono ancora storie degne di essere raccontate all’interno di un franchise che sembrava aver già detto tutto.

Grazie a una scrittura equilibrata, a una Jessie finalmente protagonista e a una riflessione intelligente sul rapporto tra fantasia e tecnologia, Toy Story 5 riesce nell’impresa più difficile: rinnovare la saga senza tradirne l’essenza. Un’avventura divertente, coinvolgente e sorprendentemente attuale che conferma come Toy Story continui a essere uno dei racconti più universali mai usciti dagli studi Pixar. Perché, indipendentemente dagli strumenti con cui si gioca, ciò che conta davvero è non perdere mai la capacità di immaginare.


Toy Story 5 arriva al cinema con Disney a partire dal 18 giugno. Ecco il trailer del film:

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