Il 30 aprile 2025 è arrivata su Netflix L’Eternauta, serie argentina in sei episodi diretta da Bruno Stagnaro, con protagonista l’icona del cinema sudamericano Ricardo Darín. Prodotta da Netflix insieme a K&S Films, la serie è l’adattamento live-action del celebre fumetto omonimo scritto da Héctor Germán Oesterheld e disegnato da Francisco Solano López, considerato un caposaldo non solo del fumetto latinoamericano ma della letteratura mondiale. Il progetto, molto atteso e a lungo rimandato, ha ottenuto grande attenzione internazionale fin dal suo annuncio, tanto che, a sole 24 ore dalla pubblicazione, è stata confermata una seconda stagione che andrà a concludere la storia. Abbiamo visto la serie tv e di seguito vi riportiamo il nostro parere.

Ambientata in una Buenos Aires stretta nella morsa di un’apocalisse improvvisa, L’Eternauta segue le vicende di Juan Salvo (Ricardo Darín), uomo comune costretto a trasformarsi in guida e simbolo di resistenza quando una misteriosa nevicata tossica inizia a sterminare la popolazione. Insieme a un gruppo di sopravvissuti – tra cui la moglie Elena – intraprende una lotta disperata per la sopravvivenza.

L’Eternauta è tratta da quella che è molto più di un graphic novel di fantascienza, è una parabola universale sul potere, l’oppressione e la memoria. Scritto da Héctor Germán Oesterheld tra il 1957 e il 1959 e illustrato da Francisco Solano López, è apparso inizialmente a puntate sulla rivista Hora Cero Semanal. Il fumetto racconta la stessa storia che oggi vediamo nella serie: una nevicata mortale, un gruppo di sopravvissuti, un’invasione aliena. Ma a rendere L’Eternauta un’opera seminale è la sua capacità di fondere elementi del racconto d’avventura con una critica sottile – ma devastante – all’autoritarismo e all’individualismo. In un’epoca in cui la fantascienza si limitava spesso a scenari occidentali o marcatamente escapisti, Oesterheld propose una narrazione radicata nel presente argentino, dove la città stessa – Buenos Aires – diventa protagonista. Il fumetto assume così una forza simbolica: l’invasione aliena è l’allegoria perfetta dell’imperialismo politico, e la resistenza dei personaggi rappresenta il popolo argentino stretto nella morsa delle disuguaglianze e della repressione. La storia personale dell’autore conferisce al fumetto un’aura quasi profetica. Oesterheld, militante di sinistra vicino ai Montoneros, fu vittima della dittatura militare argentina: arrestato nel 1977, scomparve insieme alle sue quattro figlie, tutte attiviste e tutte desaparecidas. La tragedia familiare ha trasformato L’Eternauta in un simbolo della memoria collettiva, una testimonianza della resistenza culturale e umana contro l’oblio e l’oppressione. Non è un caso che il fumetto venga oggi studiato come documento storico oltre che come capolavoro artistico.

Per quanto riguarda la serie tv, una delle caratteristiche più interessanti di L’Eternauta è la sua struttura narrativa doppia. La prima metà della serie è fortemente legata ai codici del post-apocalittico classico: ambientazioni urbane devastate, dinamiche di sopravvivenza di gruppo, tensioni interne, lotta contro nemici sconosciuti e una costante sensazione di pericolo imminente. In questa fase si respira l’influenza di titoli come The Walking Dead o 28 Days Later, per l’attenzione alla costruzione del mondo e alle reazioni immediate all’evento catastrofico. La seconda metà, invece, pur non rinunciando all’azione e alla tensione, si apre a una dimensione più complessa e introspettiva. I personaggi affrontano il peso del trauma, si interrogano sul significato della loro esistenza e sul senso del sacrificio collettivo. Qui la serie si avvicina maggiormente a opere come The Leftovers – per l’introspezione esistenziale e l’elaborazione del lutto – e Children of Men, con cui condivide lo scenario distopico e il senso di urgenza etica. Anche la miniserie Chernobyl risuona in sottofondo, per la sua capacità di trasformare una minaccia invisibile in un’esperienza opprimente, densa di tensione e umanità.

Il regista Bruno Stagnaro riesce nella difficile impresa di trasporre fedelmente l’atmosfera dell’opera originale senza rinunciare a una rielaborazione narrativa moderna. La serie adotta una costruzione più accessibile al pubblico internazionale, alternando scene d’azione a momenti di introspezione, mantenendo intatto il cuore politico e filosofico del fumetto. Il tono cupo e anti-eroico è rispettato, così come l’idea del “noi” contro il “loro”, fondamentale nella visione oesterheldiana della resistenza. La serie modifica però alcune strutture narrative: scompare la cornice meta-narrativa del fumetto, in cui Juan Salvo raccontava la propria storia a un alter ego dello stesso Oesterheld, e viene invece privilegiato uno sguardo più diretto e immersivo. Al contempo, la caratterizzazione dei personaggi è approfondita, con particolare attenzione ai legami familiari, ai dilemmi morali e al trauma condiviso. La narrazione adotta uno stile visivo molto realistico, che evita l’estetica patinata della fantascienza statunitense e predilige una fotografia grigia, materica, spesso opprimente, che restituisce lo smarrimento e l’alienazione dei protagonisti.

Ricardo Darín, uno degli attori più autorevoli del cinema iberoamericano, si conferma interprete d’eccezione nel ruolo di Juan Salvo. La sua recitazione è sobria, asciutta, carica di umanità: un uomo che non cerca la leadership, ma la conquista attraverso la lealtà e il sacrificio. Al suo fianco, Carla Peterson (Elena) dona profondità al personaggio della moglie, trasformandola in un punto fermo affettivo e morale. Il cast secondario è composto da attori argentini che contribuiscono a rafforzare l’autenticità del racconto, offrendo una coralità sincera e credibile. Dal punto di vista tecnico, la serie mostra una produzione di altissimo livello. Le oltre 35 location reali a Buenos Aires, unite ai 25 set costruiti con tecnologia di produzione virtuale, permettono un’immersione totale nello scenario post-apocalittico. Gli effetti visivi sono funzionali, mai eccessivi, e la regia di Stagnaro dosa con intelligenza suspense, azione e silenzi.

L’Eternauta è una delle più importanti serie televisive prodotte in America Latina negli ultimi anni: un’opera capace di unire l’intrattenimento alla riflessione, il genere alla politica, la fantascienza all’etica. Non è solo un adattamento ben riuscito, ma un omaggio profondo e rispettoso a una delle storie più significative della cultura argentina e mondiale. La serie riesce a parlare a più pubblici: agli amanti del genere, grazie alla sua tensione e al worldbuilding curato; agli spettatori in cerca di storie umane, per la forza emotiva delle relazioni raccontate; e a chi riconosce nel passato le radici delle nostre paure contemporanee. In un panorama audiovisivo spesso dominato da algoritmi e formule vincenti, L’Eternauta si distingue per la sua autenticità, il suo coraggio e la sua capacità di restare nella memoria ben oltre l’ultimo episodio.


L’Eternauta è ora disponibile su Netflix. Ecco il trailer della serie in italiano:

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