A House of Dynamite è prodotto da tre case di produzione. La principale, da citare innanzitutto, è Netflix, sulla quale il film è già disponibile dopo una breve distribuzione cinematografica dall’8 ottobre. Le altre due società coinvolte sono la First Light, nota soprattutto per i cortometraggi, e la Prologue Entertainment, conosciuta per la serie Zero Day. Tra i produttori principali figurano anche la regista, che dal 2002 produce i propri film, e lo sceneggiatore.

La trama si apre nella base militare di Fort Greely, in Alaska: i radar rilevano il lancio di un missile nucleare. Il Presidente degli Stati Uniti e il suo staff hanno pochissimo tempo per tentare di intercettarlo prima che raggiunga Chicago.

Il cast è composto da attori di grande talento, che confermano ulteriormente le proprie capacità in questi ruoli: Rebecca Ferguson (Dune, Silo, The Greatest Showman) offre una performance intensa ed espressiva, perfettamente in linea con la tensione costante del film. Il Presidente è interpretato da Idris Elba (Molly’s Game, Beast of No Nation, Mandela: Long Walk to Freedom), costretto a prendere una decisione che potrebbe determinare le sorti del paese e del mondo. In ruoli minori ma comunque significativi troviamo: Gabriel Basso, Tracy Letts, Jared Harris, Greta Lee e Willa Fitzgerald, che agiscono quasi come “gregari” nei confronti dei tre personaggi principali.

Kathryn Bigelow non è nuova a opere legate al tema del conflitto armato: nel 2010 è stata la prima donna a vincere l’Oscar per la miglior regia con The Hurt Locker. I film successivi hanno spesso mantenuto questo focus, fino ad arrivare a A House of Dynamite, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 82. La sua regia è coinvolgente e dinamica: l’uso della macchina a mano segue costantemente lo sguardo e il respiro emotivo dei personaggi, permettendo allo spettatore di percepire la pressione e la tensione del momento. Il film mantiene viva la domanda su chi abbia lanciato il missile e perché, mostrando anche le conseguenze dei fatti.

La sceneggiatura di Noah Oppenheim, già autore di Jackie di Pablo Larraín, costruisce un intreccio basato su tre quesiti fondamentali: chi? perché? quando? L’ambientazione è un mondo post-Guerra Fredda, in cui si credeva che il pericolo nucleare fosse ormai un ricordo del passato. La storia si articola su tre punti di vista: l’intelligence della Casa Bianca, il Presidente e una base militare. Tre linee narrative che convergono verso un unico epilogo. Oppenheim riesce inoltre a umanizzare i personaggi, mettendone in luce le ambizioni, i timori personali e le relazioni affettive: pochi momenti, ma essenziali per differenziare il film da un classico action moderno. Di grande impatto sono anche scenografia e fotografia. La prima parte del film, con Rebecca Ferguson protagonista, presenta ambienti curati nei minimi dettagli: schermi, procedure operative, movimenti continui. La fotografia apre con toni aranciati di un’alba carica di presagi: lo stesso colore ritorna poi nel momento del lancio del missile. Anche i costumi hanno valore narrativo: mentre i militari indossano divise standard e il Presidente un classico completo nero, il ceruleo che caratterizza il personaggio di Ferguson crea armonia con l’atmosfera della sala operativa.

Bigelow orchestra un film che riflette sull’America e sulle sue responsabilità: più volte vengono mostrate immagini iconiche degli Stati Uniti e il racconto si sviluppa come una serie di domande senza risposte certe. Anche la scelta del bersaglio — Chicago, non solitamente tra i primi obiettivi strategici — trova radici nella storia: la città ospitò il primo reattore nucleare al mondo, il Chicago Pile-1. L’inserimento di scritte a schermo segnala i cambi di prospettiva e spinge lo spettatore a interrogarsi ulteriormente.

Una narrazione con tre punti di vista potrebbe apparire complessa, ma qui gli eventi si concatenano con naturalezza, portando ogni scena verso una conclusione diversa e inaspettata. Se la tensione tende a calare nel corso del film, è l’elemento “conseguenza” a offrire una nuova prospettiva: non solo cosa accade durante, ma soprattutto cosa accade dopo.

Il film segna il grande ritorno di Kathryn Bigelow dopo Detroit del 2017. La regista rimane vicina ai personaggi e alle loro ansie, riflesse nei movimenti della macchina da presa. L’unica piccola nota negativa riguarda l’ampiezza del cast: in un film di 1h50 è difficile approfondire tutti i personaggi, e alcuni risultano inevitabilmente meno definiti — anche perché Rebecca Ferguson domina la scena ogni volta che compare. Il risultato, comunque, è un film magistralmente diretto e interpretato.


The House of Dynamite è disponibile su Netflix dal 24 ottobre. Ecco il trailer del film:

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