After The Hunt è il nuovo film di Luca Guadagnino che ha scosso e diviso la Mostra del Cinema di Venezia 82 fin dalla sua presentazione al Lido. Prodotto dallo stesso Guadagnino con la sua casa di produzione, la Frenesy Film — che firma tutti i suoi lavori — insieme a Imagine Entertainment (Apollo 13, Heart of the Sea), MGM (Metro-Goldwyn-Mayer) e Big Indie Pictures (A Complete Unknown, Manchester by the Sea).

After the Hunt è un thriller psicologico incentrato su una professoressa universitaria che si ritrova a un bivio personale e professionale quando una studentessa modello accusa uno dei suoi colleghi, rischiando di portare alla luce un oscuro segreto del suo passato.

Il cast scelto per il film è di altissimo livello, ma purtroppo poco sfruttato. Andrew Garfield (Tick, Tick… Boom!, We Live in Time) interpreta il professore accusato: pur avendo poco spazio, riesce con la sola presenza scenica a offrire una performance convincente; peccato che un attore così talentuoso e acclamato venga utilizzato così poco. Ayo Edebiri (Opus, The Bear, Inside Out 2), già di per sé un’ottima attrice, offre una prova solida, perfettamente calibrata sul ruolo e sulla sua scrittura. La vera perla del film è Julia Roberts: la sua interpretazione è di altissimo livello, nonostante il personaggio sia scritto con scarso approfondimento e poco interesse. Roberts lavora per sottrazione, con micro-espressioni e sguardi che comunicano più di mille parole, ma tutta questa bravura non basta a salvare un film che resta imprigionato in una zona di mediocrità. Buone anche le interpretazioni di Michael Stuhlbarg (Bones and All, Call Me by Your Name), nel ruolo del marito di Alma, e di Chloë Sevigny (Dogville, Zodiac, Antibirth), nei panni di un’amica e collega di Alma: il suo personaggio, dai toni freddi, riflette il distacco imparziale che mantiene anche nel lavoro.

Guadagnino si discosta notevolmente dal suo consueto stile registico, apparendo qui più freddo e giudicante. Lo si percepisce fin dall’inizio, con un tempo scandito da ticchettii inesorabili di un metronomo. La regia ricorda quasi quella di Woody Allen, ma questa freddezza impedisce al film di prendere una posizione chiara sul tema trattato — ed è forse questo l’aspetto più spiazzante. Se in opere come Bones and All o Suspiria la regia era calda, immersiva e ricca di citazioni al passato (gli zoom aggressivi anni ’80 in Suspiria, o l’esplorazione del concetto di cannibalismo in Bones and All), qui tutto ciò svanisce. Ci troviamo invece di fronte a una regia asettica che avrebbe avuto senso se applicata solo a uno dei personaggi, ma utilizzata per l’intero film risulta monotona. Da un regista che ha saputo affrontare tematiche ricorrenti come il concetto di famiglia e appartenenza (Bones and All), o il femminismo reinterpretato in chiave stregonesca (Suspiria), fino alla riflessione metatestuale di Queer, After The Hunt – Dopo la caccia appare come una nota stonata nella sua filmografia.

Si dice che chi ben comincia è a metà dell’opera: qui, però, la partenza è debole, con una sceneggiatura affidata alla debuttante Nora Garrett. Il risultato è una scrittura incerta, che si trascina verso un finale del tutto anticlimatico rispetto alle premesse. In un’era post-MeToo, il film risulta problematico non tanto per ciò che mostra, ma per come è scritto: le rappresentazioni sono abbozzate, i temi poco indagati e in più momenti il racconto sembra attingere a idee proprie di ambienti misogini o incel. A ciò si aggiunge una rappresentazione superficiale delle persone non binarie. La sceneggiatura è così l’anello più debole dell’opera — e poiché rappresenta lo scheletro del film, se questo lancia messaggi ambigui e univoci, forse è proprio la struttura narrativa a essere sbagliata. Il risultato è un film che sembra scritto da un uomo lamentoso.

Uno degli elementi più riusciti è la colonna sonora, firmata dai collaboratori abituali di Guadagnino, Trent Reznor e Atticus Ross (già autori di Challengers). La loro musica, dai toni spigolosi e incerti, si adatta perfettamente al caos interiore che il film vuole evocare nello spettatore. Funziona anche la fotografia di Malik Hassan Sayeed (in passato collaboratore di Spike Lee), che gioca sulla dualità luce/ombra per riflettere la confusione morale dei personaggi. Il risultato è una composizione visiva raffinata, fatta di immagini eleganti e ben costruite.

After The Hunt si apre con un chiaro rimando allo stile di Woody Allen — un riferimento tutt’altro che necessario, considerato anche il declino del regista newyorkese — per poi concentrarsi sul tema del dubbio. Tuttavia, la gestione di questo dubbio lungo il film è problematica. In un’epoca segnata dal MeToo, si voleva forse criticare un mondo in cui gli uomini perdono fama e successo? Il problema è che, nella realtà, spesso gli uomini accusati di abusi mantengono le proprie posizioni di potere e raramente subiscono conseguenze. Il film invece suggerisce che il dubbio sull’accusa sia legittimo, sfiorando così il pensiero del “maschio medio”. C’è anche una parentesi ingiustificata sul modo in cui viene rappresentata la generazione interpretata da Ayo Edebiri — una giovane neolaureata, quindi appartenente alla Gen Z: una scena in particolare la ridicolizza, adottando lo sguardo di un boomer o di un millennial dei primi anni ’90. Tutto il film finisce così per girare su sé stesso, ripetendo concetti già espressi senza offrire nuovi punti di vista: un segno evidente di scrittura acerba, che rallenta la narrazione e appesantisce la visione. Anche la rappresentazione delle persone non binarie, soprattutto nell’epilogo, risulta problematica.

Alla fine, uscendo dalla sala, ciò che resta dopo 2 ore e 20 minuti non è la profondità della storia né riflessioni stimolanti, ma solo immagini esteticamente belle e prive di contenuto, accompagnate da una riflessione da uomo bianco etero cisgender. L’aspetto più inquietante è che il film sia scritto da una donna: un esempio lampante di come la misoginia possa essere interiorizzata, forse in modo inconsapevole e trasparire dalla scrittura e dalle riflessioni del film.


After The Hunt – Dopo la caccia, arriva nelle sale dal 16 ottobre, distribuito da Eagle Pictures. Di seguito il trailer del film:

Lascia un commento