Ogni scelta che compiamo porta con sé una serie di conseguenze, anche quella che sembra essere la più piccola e insignificante della nostra vita. Paolo Strippoli con L’estranea mette il pubblico davanti al terribile, catastrofico effetto di alcune decisioni prese da una madre disperata. Un cast pazzesco vede Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi, capitanati dalla regia delicata, ma terrificante di Strippoli. La pellicola è stata presentata all’83esima Mostra del Cinema di Venezia e ha raccolta un grande successo anche al Toronto International Film Festival. Arriverà nelle sale cinematografiche nostrane dall’8 Ottobre con 01 Distribution.
Anna Colonna si presenta all’improvviso a casa della figlia per raccontarle la verità sulla loro famiglia, segnata da un patto stretto molti anni prima con un’estranea. Qualcosa di cui tutti erano all’oscuro fino a quel momento, a parte la madre. Un segreto custodito a lungo che ora torna a reclamare il suo prezzo e una minaccia incombe sull’umanità.
Ormai il grande pubblico e la critica hanno capito bene che davanti a Paolo Strippoli ci si trova di fronte non solo ad un talento nell’esprimere il cinema di genere, ma anche ad una scrittura e a una messa in scena che ammaliano e catturano lo sguardo e le menti. Ne L’estranea un mistero si muove al di sopra della famiglia Colonna, una famiglia che sembra essere all’apparenza perfetta, ma che da un momento all’altro metterà giù le proprie maschere svelando un animo oscuro, votato alla superficialità e alla sola preoccupazione di mantenere le apparenze. Sappiamo bene che i genitori hanno il ruolo, spesso scomodo, di indirizzare i figli, guidarli e spingerli a seguire un determinato percorso. A volte, questa spintarella, si trasforma in una vera e propria costrizione dove i confini tra ciò che vogliono i figli e ciò che vogliono madre e padre diventano labili, quasi impercettibili. E questo non può che logorare gli equilibri e gli animi delle persone, nel tempo. A maggior ragione in un ambiente familiare e sociale che fa dell’aspetto esteriore e della ricchezza due principi etici e morali fondamentali all’essere umano e ad un’educazione che si rispetti. Forse l’estranea è l’artefice dei drammi che verranno, ma non ha fatto altro che allargare ferite che erano già presenti, come delle crepe nei bianchi muri di casa Colonna che sono diventate, a poco a poco, delle vere e proprio voragini che hanno risucchiato le anime, la gioia, ogni cosa, lasciando solamente il grigio e la pioggia.
Strippoli gioca molto con i reparti di trucco e parrucco e con le scenografie in un film che attraversa letteralmente il tempo e lo spazio. Si parla di generazioni, di famiglia, di tradizioni e di tramandare una certa educazione, ma anche diversi e oscuri segreti. Ed è così che L’estranea diventa un film trasformista, che riesce a trasportare lo spettatore non solo all’interno delle menti e delle emozioni dei protagonisti, ma anche a farlo viaggiare tra anni differenti, facendo trasparire un lavoro curato nel minimo dettaglio. Dalle pettinature al trucco, dagli abiti all’arredamento, tutto cambia e si modifica, così come fanno le persone attraverso la loro vita. Il dramma si legge nei volti consumati dei personaggi, negli enormi spazi vuoti, nei colori che, a mano a mano, perdono forza e candore. Ed è proprio quando il film sembra voler lasciare spazio alla dimensione più familiare e drammatica che Strippoli affonda le mani nell’orrore. Un orrore che non ha bisogno di mostrarsi immediatamente, di urlare allo spettatore la propria presenza, perché si insinua lentamente negli ambienti, nei silenzi, negli sguardi e soprattutto nelle crepe di una famiglia che ormai non riesce più a nascondere ciò che porta dentro. L’elemento horror diventa così una conseguenza naturale di tutto ciò che è stato costruito prima, quasi come se l’inquietudine fosse sempre stata presente tra quelle mura e aspettasse soltanto il momento giusto per manifestarsi.
Il regista riesce a costruire una tensione che non vive esclusivamente attraverso gli spaventi o le immagini più disturbanti, ma attraverso una sensazione costante di disagio. C’è qualcosa che non torna, qualcosa che sembra essere sempre sul punto di emergere e che costringe lo spettatore a guardare con attenzione ogni ambiente, ogni volto, ogni dettaglio. La casa stessa assume progressivamente una dimensione diversa, quasi fosse un organismo capace di assorbire le paure e i traumi dei suoi abitanti. Il thriller si alimenta proprio di questa attesa, di questa continua sensazione che dietro ciò che vediamo ci sia qualcosa di molto più oscuro. E quando l’orrore arriva, non appare mai completamente separato dal dramma umano. È questo uno degli aspetti più interessanti della pellicola: la paura non nasce solamente da ciò che è inspiegabile, ma anche da ciò che gli esseri umani sono capaci di fare per proteggere sé stessi, i propri figli, la propria posizione e le proprie convinzioni. L’estranea diventa allora una presenza inquietante, ma anche il simbolo di qualcosa che una famiglia ha cercato di seppellire troppo a lungo. Il male non arriva semplicemente dall’esterno, perché trova terreno fertile in qualcosa che esisteva già.
In questo percorso assumono un’importanza fondamentale anche le interpretazioni. Jasmine Trinca porta sullo schermo una figura attraversata da fragilità, dolore e contraddizioni, riuscendo a rendere credibile una donna che si trova costantemente a fare i conti con le conseguenze delle proprie scelte e con una morale contorta. Romana Maggiora Vergano restituisce invece tutta la complessità di chi si ritrova a dover comprendere una verità familiare troppo grande e troppo oscura per essere accettata facilmente. Nei loro rapporti si percepisce una tensione che non ha bisogno di essere spiegata attraverso grandi dichiarazioni, perché passa soprattutto dagli sguardi, dai silenzi e dalle parole che rimangono sospese. Adriano Giannini è un padre tormentato, che mette l’onore e le apparenze davanti ad ogni cosa, ma che si ritrova ben presto a fare i conti con se stesso. Valeria Bruni Tedeschi è spietata, sadica, ironica e porta un’irriverenza decisamente inquietante al quadro dei protagonisti. Ogni personaggio sembra portarsi addosso il peso di qualcosa, una colpa, una paura o una necessità che contribuisce a rendere sempre più instabile l’equilibrio della storia. Le performance funzionano proprio perché non cercano di trasformare i protagonisti in semplici pedine di un racconto horror, ma li mantengono profondamente umani. E forse è proprio questa umanità a rendere alcune situazioni ancora più inquietanti.
L’estranea riesce così a muoversi tra il thriller psicologico, l’orrore soprannaturale e il dramma familiare senza rinunciare alla propria identità. Strippoli costruisce un’atmosfera cupa e opprimente, fatta di pioggia, spazi domestici apparentemente rassicuranti e improvvisi squarci di inquietudine, utilizzando ogni elemento della messa in scena per accompagnare lo spettatore sempre più vicino al cuore oscuro della vicenda. Non è un horror che vive solamente della paura immediata, ma di una sensazione che rimane addosso e che continua a lavorare nella mente anche quando la scena è terminata. Ed è forse proprio qui che L’estranea trova la sua forza maggiore. Dietro il mistero, dietro l’orrore e dietro la presenza di qualcosa che sembra appartenere a un’altra dimensione, rimane una storia profondamente umana sulle conseguenze delle scelte, sui segreti tramandati e sulle ferite che una famiglia può decidere di ignorare fino a quando non diventano impossibili da contenere. Strippoli prende tutti questi elementi e li trasforma in un racconto oscuro, elegante e inquietante, dove il confine tra ciò che è reale e ciò che appartiene all’incubo diventa sempre più sottile. E quando arrivano i titoli di coda, ciò che rimane non è soltanto la paura per quello che abbiamo visto, ma soprattutto la sensazione di aver assistito alla lenta e inesorabile distruzione di un equilibrio che, forse, era già irrimediabilmente compromesso.
L’estranea, il nuovo film diretto da Paolo Strippoli e presentato all’83esima Mostra del Cinema di Venezia, arriva nelle sale italiane dall’8 Ottobre con 01 Distribution. Ecco il trailer:














