Dopo una pausa di circa un anno, torna su Netflix una delle serie più solide e regolari della piattaforma: Avvocato di Difesa (The Lincoln Lawyer), adattamento televisivo dei romanzi di Michael Connelly sviluppato da David E. Kelley e Ted Humphrey. In un panorama televisivo sempre più affollato di crime e legal drama, la serie è riuscita negli anni a costruirsi un’identità ben definita, fatta di casi intricati, personaggi carismatici e uno sguardo vivido sulla Los Angeles contemporanea. La quarta stagione, però, segna anche un punto di svolta: per la prima volta, il caso principale colpisce direttamente il protagonista, ribaltando la struttura narrativa a cui lo spettatore si era abituato.
Mickey Haller (Manuel Garcia-Rulfo), che stavolta si trova ad affrontare la sfida più difficile della sua carriera: difendere da accuse di omicidio un ostinato avvocato di Los Angeles, cioè sé stesso. Nel frattempo Lorna Crane, Cisco e Izzy devono tenere a galla l’attività tra clienti che si allontanano e la quasi impossibilità di trovarne di nuovi, vista la pessima pubblicità derivante dall’arresto del loro titolare.
La stagione riprende alcuni mesi dopo il finale della terza, mostrando un Mickey combattivo ma segnato, costretto a muoversi da una posizione di estrema vulnerabilità. Vederlo dietro le sbarre è un’immagine potente, perché priva il personaggio del suo terreno naturale: l’aula di tribunale. Eppure è proprio in questa condizione che emergono ancora di più le sue capacità, non solo come avvocato, ma come stratega e narratore. Mickey non smette mai di analizzare, di osservare, di costruire difese e ipotesi, anche quando il sistema sembra averlo già condannato. L’espediente narrativo del protagonista accusato ingiustamente è classico nel genere crime, ma raramente viene costruito con la stessa efficacia e lo stesso senso di inevitabilità. Qui l’evento arriva come un fulmine a ciel sereno, lasciando lo spettatore spiazzato e desideroso di capire come Mickey riuscirà a dimostrare la propria innocenza.
Quello che la serie non perde però, nonostante la centralità della situazione di Mickey è la sua coralità, parallelamente anche lo studio Haller & Associates sta affrontando la sua battaglia, si può dire per la sopravvivenza. Questa linea narrativa, che potrebbe sembrare secondaria, si rivela invece fondamentale per dare respiro alla stagione e per mostrare quanto il lavoro di squadra sia sempre stato il vero cuore della serie.
David E. Kelley, veterano della scrittura televisiva legata al mondo legale grazie a successi come Ally McBeal e The Practice, dimostra ancora una volta una padronanza notevole del genere. La scrittura è affilata, precisa, quasi chirurgica: ogni dettaglio legale, ogni cavillo, ogni colpo di scena è costruito con attenzione e credibilità. Il caso legato alla morte di Sam Scales diventa così non solo il motore della trama, ma anche il banco di prova definitivo per tutte le abilità di Mickey Haller. Non si tratta soltanto di vincere un processo, ma di salvare la propria libertà, la propria reputazione e l’intero studio costruito con anni di sacrifici.
Uno degli aspetti più riusciti della stagione è proprio la caratterizzazione di Mickey. Manuel Garcia-Rulfo ormai è indissolubilmente legato al personaggio creato da Connelly. Il confronto con la versione cinematografica interpretata da Matthew McConaughey è inevitabile, ma la serie ha avuto il merito di non limitarsi a replicare quel modello. Garcia-Rulfo ha progressivamente costruito un Mickey diverso, con manierismi propri, più riflessivo e meno istrionico, ma altrettanto carismatico. In questa quarta stagione l’attore aggiunge ulteriori sfumature, mostrando un protagonista che deve imparare a essere non solo avvocato, ma anche assistito, affidandosi agli altri e accettando i propri limiti.
Fondamentale, in questo senso, è il rapporto con Maggie McPherson, interpretata da Neve Campbell. La chimica tra i due attori è uno dei punti di forza dello show fin dalla prima stagione, ma qui raggiunge forse il suo apice. Quando Mickey e Maggie collaborano, sullo schermo si crea un’energia particolare: sono due professionisti brillanti, ma anche due persone legate da una storia complessa, fatta di affetto, rispetto e incomprensioni. La loro dinamica aggiunge profondità emotiva alla narrazione e contribuisce a rendere il racconto più umano, meno legato esclusivamente alla dimensione procedurale.
Se Mickey rappresenta il cervello della serie, Lorna, Cisco e Izzy ne sono senza dubbio il cuore. In passato i loro momenti più leggeri e i siparietti comici servivano soprattutto ad alleggerire la tensione, ma in questa stagione il loro ruolo cresce e si evolve. Ognuno di loro deve affrontare scelte difficili, sia sul piano personale che professionale. Lorna (Becki Newton), in particolare, si trova a fare i conti con responsabilità sempre più grandi, dimostrando una maturità che la allontana definitivamente dal personaggio inizialmente più superficiale delle prime stagioni e di dimostra anche in grado di guidare il team e dargli fiducia.
Cisco (Angus Sampson), dal canto suo, continua a essere una presenza solida e rassicurante, ma anche lui viene messo alla prova, costretto a confrontarsi con situazioni che richiedono non solo abilità investigativa, ma anche sangue freddo e capacità di adattamento. Izzy (Jazz Raycole), invece, rappresenta forse il personaggio che cresce di più, passando da figura di supporto a elemento sempre più centrale nello studio e nelle dinamiche del gruppo.
Questa evoluzione dei personaggi secondari contribuisce a rendere la quarta stagione più corale e più matura. Il tono generale è infatti più cupo rispetto al passato, e il rischio di perdere tutto è una presenza costante. Anche i momenti più leggeri, pur presenti, sono meglio dosati e arrivano come una boccata d’aria per lo spettatore, sempre in tensione per le sorti dei protagonisti.
Un altro elemento che continua a distinguere Avvocato di Difesa è la rappresentazione di Los Angeles. La città non è solo uno sfondo, ma un vero e proprio personaggio: una metropoli sfavillante e contraddittoria, in cui convivono grandi magnati della tecnologia, piccoli ristoranti di quartiere, speculazioni immobiliari e violenza improvvisa. La regia e la fotografia riescono ancora una volta a catturare questa varietà, alternando ambienti eleganti a contesti più degradati, sempre con grande attenzione ai dettagli.
Dal punto di vista della struttura narrativa, la stagione riesce a mantenere un ritmo sostenuto senza sacrificare la profondità dei personaggi. Ogni episodio aggiunge un tassello al puzzle, ma lascia anche spazio a momenti di introspezione e a sottotrame che arricchiscono il racconto. Il risultato è una narrazione coinvolgente, che invita al binge watching ma che allo stesso tempo premia chi presta attenzione ai particolari.
Uno dei meriti maggiori di Kelley e Humphrey è quello di aver saputo rinnovare la serie senza tradirne l’essenza. Se la terza stagione aveva dato a tratti l’impressione di un “more of the same”, questa quarta riesce invece a ribaltare le carte in tavola, dimostrando che lo show ha ancora molto da dire. Portare il caso principale così vicino ai protagonisti è stata una scelta rischiosa, ma si è rivelata vincente, perché ha permesso di esplorare nuovi aspetti dei personaggi e di alzare la posta in gioco in modo significativo.
Il finale, in particolare, evita soluzioni scontate e lascia lo spettatore con diverse riflessioni. Senza entrare nei dettagli, si può dire che la stagione non cerca scorciatoie facili e mantiene fino all’ultimo una coerenza narrativa che raramente si trova in produzioni di questo tipo.
In definitiva, la quarta stagione di Avvocato di Difesa conferma la qualità della serie e, per certi versi, la rilancia. Non è solo un legal drama ben scritto e ben interpretato, ma anche il ritratto di un gruppo di persone che cercano di fare la cosa giusta in un mondo complesso e spesso ingiusto. I protagonisti non sono eroi perfetti, ma uomini e donne con debolezze, paure e speranze, ed è proprio questa dimensione umana a renderli così coinvolgenti.
La conferma già annunciata di una quinta stagione è quindi una notizia accolta con entusiasmo. Con le premesse poste da questi nuovi episodi, le possibilità narrative sono molte e la curiosità di vedere come evolveranno i personaggi è più forte che mai. Avvocato di Difesa si conferma così una delle serie più regolari e affidabili di Netflix: uno show capace di intrattenere, emozionare e sorprendere, senza mai perdere di vista i suoi personaggi e la sua identità. E in un’epoca in cui molte produzioni sembrano puntare tutto sull’effetto immediato, questa capacità di costruire nel tempo un mondo narrativo credibile e coinvolgente è forse il suo merito più grande.
L’Avvocato di Difesa (The Lincoln Lawyer) Stagione 4 è disponibile su Netflix Italia con tutti gli episodi della quarta stagione. Qui di seguito il trailer.















