Arriva il prossimo 25 agosto nelle sale cinematografiche di tutta Italia Bullet Train, il nuovo film diretto da David Leitch (Deadpool 2, Atomica Bionda) con protagonista Brad Pitt, tratto dal romanzo di Kōtarō Isaka, I sette killer dello Shinkansen. Una pellicola action-comedy che non si prende mai troppo sul serio e che riesce a intrattenere lo spettatore per due ore, senza però toccare mai apici di divertimento e scrittura.

Ladybug (Brad Pitt), uno sfortunato assassino determinato a portare a termine il suo compito senza problemi dopo l’ennesimo ingaggio finito male. Il destino, tuttavia, sembra avere altri piani: la missione di Ladybug lo mette in rotta di collisione sul treno più veloce del mondo con avversari letali provenienti da ogni parte del globo, tutti con obiettivi collegati ma contrastanti.

Bullet TrainLa sceneggiatura di Zak Olkewicz ci porta in Giappone, in un’avventura che sfreccia a cento miglia all’ora. Scopriamo poco a poco i diversi protagonisti, quasi tutti killer a contratto. Tra loro, Ladybug che ha una sfortuna incredibile che lo porta però ad ottenere grandi risultati, i gemelli-non gemelli Tangerine e Lemon (Aaron Taylor-Johnson e Brian Tyree Henry), una ragazzina molto fortunata (Joey King) e un padre (Andrew Koji) che vuole vendicare suo figlio, i profili sono diversi e attraverso flashback sapientemente disseminati per tutto il film li conosciamo ma soprattutto capiamo le loro motivazioni. I personaggi, infatti, sono ben sviluppati e le loro motivazioni sempre ben esplicate. Una parte del pubblico, tuttavia, potrebbe trovare un po’ eccessivo l’uso dei flashback, di cui in effetti David Leitch abusa: alcuni aggiungono umorismo o un tocco di pathos nei confronti dei diversi personaggi nei momenti chiave ma, onestamente, sono forse effettivamente troppi e in alcuni momenti spezzano troppo il racconto.

Come tutte le commedie bizzarre, Bullet Train vanta personaggi strani. La premessa del film come abbiamo detto è piuttosto semplice: un gruppo di assassini si ritrovano casualmente sullo stesso treno, lo Shinkansen diretto da Tokyo a Kyoto, tutti con lo stesso obiettivo, o perlomeno così sembrerebbe. Il risultato è una commedia degli equivoci sopra le righe dove tutto è spinto al massimo con una buona dose di ironia e leggerezza. Il film intrattiene bene lo spettatore sfruttando a pieno la trama, correndo avanti e indietro lungo il treno, unico ambiente del racconto, senza mai far cadere eccessivamente ritmo e attenzione, anche se alcune scene fin troppo verbose avrebbero giovato di un po’ più di dinamicità, tenendo conto del film che si sta guardando.

Stilisticamente, Bullet Train si ispira a un certo tipo di cinema giapponese, immerso in una serie di luci al neon, indicative della vivacità e del cuore pulsante della stessa Tokyo, supportato dal design elegante del treno dove possiamo trovare elementi tipici della cultura giapponese. La pellicola vanta un’estetica che sembra strappata agli anni 2000, derivato da Quentin Tarantino e Guy Ritchie ma senza trovare mai uno stile completamente suo. I punti fermi sono gli stessi di qualsiasi altro film sugli assassini, con i loro vari soprannomi (Ladybug, The Wolf, Lemon, White Death) annunciati sullo schermo da una scritta e flashback illustrativi. Tutto, dal suono alla gradazione cromatica, ai combattimenti con la spada, è spinto al massimo ma è pur sempre condito da una sensazione di già visto.

Le coreografie delle scene action sono ben gestite anche se in alcuni casi talmente estreme da dover staccare la spina dell’incredulità e lasciarsi andare. Poiché il protagonista, Ladybug, si rifiuta di portare con sé una pistola, è ripetutamente costretto a trovare qualcosa di utile per combattere per la sua vita. Questo mette in gioco ante degli armadietti, bottiglie d’acqua e un uso fantasioso di laptop, giocando con le inquadrature e vorticosi giri di camera che danno grande movimento alle azioni. Insomma, una vertiginosa raffica di violenza con oggetti di uso quotidiano à la Jackie Chan.

Uno dei punti di forza è sicuramente la trama che si snoda poco alla volta svelandoci progressivamente cose che inizialmente sembrano non avere alcun collegamento tra loro. Il montaggio è buono nonostante alcune transizioni fallite con i flashback, e anche se il ritmo talvolta vacilla è sempre ben gestito. Brad Pitt è brillante e disinvolto nel suo ruolo di killer che non riesce a prendersi una pausa. La sceneggiatura descrive bene la sua mancanza di fortuna e il suo desiderio di staccare e prendere la vita con filosofia zen. Rimangono invece sprecati Michael Shannon, che regala ben poco al suo personaggio e non risulta neanche troppo credibile, e Andrew Koji, in una parte dove non viene sfruttata per nulla la sua bravura nei combattimenti. Una delle parti migliori del film è la spensierata chimica tra Aaron Taylor-Johnson e Brian Tyree Henry nei panni dei gemelli Tangerine e Lemon. I loro litigi e le loro simpatiche conversazioni danno vita e vigore al film. Ma quello che manca sono dei dialoghi brillanti e folli, come ad esempio nei film di Tarantino, qui invece i testi rimangono sempre molto neutri e blandi.

In conclusione, Bullet Train è pellicola leggera, ritmata e capace di far divertire per tutta la sua durata, corredata di un’ottima fotografia e buona gestione delle scene action, con grandi attori. Oltre a Brad Pitt abbiamo, infatti, un ventaglio di interpreti straordinari come Hiroyuki Sanada, Michael Shannon, Andrew Koji (Warrior), Aaron Taylor-Johnson (Kick-Ass, Tenet), Joey King (The Princess), Karen Fukuhara (The Boys) e il rapper portoricano Bad Bunny, qui al suo debutto sul grande schermo dopo la parte in Narcos: Messico. Colorato, spettacolare, divertente e imperfetto, in definitiva il miglior intrattenimento per una serata estiva al cinema senza troppi pensieri.


Bullet Train sarà distribuito nelle sale cinematografiche italiane del 25 agosto. Di seguito potete visionare il trailer ufficiale:

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