Saghe slasher anni ‘80 e final girl, il nuovo film di Jane Schoenbrun (I Saw the TV Glow), Camp Miasma: adolescenza, sesso e morte li riporta in auge, unendoli ad un pizzico di sano e meraviglioso queer. La pellicola sarà nelle sale italiane dal 19 agosto, distribuita da MUBI, e le protagoniste sono Hannah Einbinder e la splendida Gillian Anderson. Nel cast anche Jack Haven, già protagonista della precedente opera di Schoenbrun.

Dopo anni di sequel approssimativi, l’ennesimo sequel di un’amata saga slasher, Camp Miasma, viene affidato a Kris, una regista giovane e appassionata, che dovrà guidarne la resurrezione. Ma quando la donna visita la star del film originale, ora un’attrice reclusa e misteriosa, le due sprofondano in un mondo truculento di desiderio e delirio.

La Schoenbrun con Camp Miasma è riuscita a creare un connubio perfetto tra tantissimi generi diversi, in un vortice di erotismo e sensualità che si esprimono attraverso lo slasher e il fantastico. Il tutto senza dimenticare il lato metacinematografico che, da una parte, strizza l’occhio all’industria, facendone una parodia tagliente, in un’era di sequel consumati, visti e rivisti, che sembra non avere più nulla da dire, o quasi. Dall’altra, invece, si rivolge a coloro che amano il cinema e in particolare il cinema di genere. Kris è una giovane regista queer che sta per realizzare il suo più grande sogno: dirigere un capitolo della sua saga horror preferita.

Ed è proprio in questo equilibrio tra amore e presa in giro che Camp Miasma trova la sua voce più autentica. Schoenbrun non si limita a citare gli slasher degli anni ’80, ma ne assimila l’estetica e le convenzioni per poi deformarle, giocando con l’idea della final girl, con i meccanismi della paura e con quell’immaginario fatto di campeggi, corpi desiderabili e morti spettacolari. L’horror diventa così anche una forma di parodia queer, capace di prendere un genere storicamente costruito attorno a determinati archetipi e trasformarlo in qualcosa di più libero, ambiguo e sensuale.

A rendere ancora più irresistibile questo gioco è Gillian Anderson, presenza magnetica e sensualissima, che sembra appartenere contemporaneamente al mondo reale e a quello fantastico del film. La sua interpretazione in Camp Miasma contribuisce a rendere il personaggio una sorta di icona decadente, misteriosa e quasi mitologica, mentre il rapporto con Kris si trasforma progressivamente in un territorio in cui desiderio, fascinazione e paura diventano impossibili da separare. È un erotismo che non ha bisogno di essere esplicito per risultare palpabile: passa attraverso gli sguardi, i corpi, gli spazi e soprattutto attraverso la tensione tra le due protagoniste.

Schoenbrun si diverte inoltre a giocare con la grammatica dell’horror comedy, alternando momenti realmente disturbanti a battute argute e situazioni volutamente assurde. Camp Miasma sa quando fare paura e quando invece smontare la propria stessa tensione con una trovata ironica. È un umorismo che non indebolisce l’orrore, ma lo rende ancora più straniante, perché ci ricorda continuamente che stiamo guardando un film che ama profondamente il genere e, proprio per questo, si concede il lusso di prenderlo in giro.

Anche dal punto di vista visivo Camp Miasma sembra vivere in una dimensione sospesa tra cinema, sogno e ricordo. La fotografia insiste su colori forti e saturi, con il rosso e il nero, insieme al bianco della neve, a dominare la scena e a trasformare ogni ambiente in uno spazio quasi irreale. I fondali dipinti e le scenografie volutamente artificiali accentuano questa sensazione, riportando alla mente un cinema di genere più artigianale, fatto di effetti speciali visibili, trucchi imperfetti e sangue palesemente finto. Ed è proprio quell’artificialità a diventare parte del fascino del film: il sangue non deve sembrare vero, perché ciò che interessa a Schoenbrun è la rappresentazione dell’orrore, il suo essere spettacolo, artificio e fantasia.

Ne nasce un film che sembra continuamente chiedersi cosa significhi amare un genere cinematografico quando quel genere è ormai diventato una macchina che ripete sé stessa. Camp Miasma risponde trasformando la ripetizione in reinvenzione: prende gli elementi più riconoscibili dello slasher e li attraversa con una sensibilità queer, ironica e profondamente cinefila. Non è soltanto un omaggio agli horror del passato, ma un modo per appropriarsene e farli parlare un linguaggio nuovo.

Soprattutto, è un film che sembra divertirsi moltissimo nel farlo. Tra sangue finto, colori acidi, battute fulminanti, sensualità e corpi che diventano tanto oggetti del desiderio quanto strumenti dell’orrore, Schoenbrun costruisce un piccolo luna park cinematografico in cui tutto è esagerato, artificiale e volutamente sopra le righe. E forse è proprio questo il suo pregio più grande: Camp Miasma non vuole soltanto raccontare una storia di sesso e morte, ma celebrare il piacere stesso di guardare un film, di lasciarsi sedurre dalle sue immagini e di innamorarsi ancora una volta di un genere che credevamo di conoscere già.

Alla fine, Camp Miasma è un film che non ha paura di essere eccessivo, kitsch, sensuale e profondamente innamorato del cinema. Schoenbrun prende i codici dello slasher e li fa esplodere dall’interno, trasformandoli in un gioco di desiderio, identità, paura e ironia. È un horror che sa ridere di sé stesso senza mai smettere di amare ciò che racconta, e che trova proprio nella sua dimensione queer la chiave per reinventare un immaginario apparentemente già consumato.

Tra colori saturi, sangue volutamente posticcio, fondali dipinti, battute brillanti e una Gillian Anderson magnetica, Camp Miasma riesce così a essere contemporaneamente omaggio e parodia, nostalgia e reinvenzione. Un film imperfetto e volutamente artificiale, ma proprio per questo vivo, libero e sorprendentemente divertente. E se il cinema di genere sembra aver già raccontato tutto, Schoenbrun ci ricorda che forse non è ancora finita: basta cambiare prospettiva, sovvertire le regole e lasciare che, insieme alla paura, entri finalmente in scena anche il desiderio.


Camp Miasma, il nuovo film di Jane Schoenbrun e con protagonista Gillian Anderson, è in arrivo nelle sale italiane dal 19 Agosto con MUBI. Ecco il trailer:

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