Il 31 Ottobre ha debuttato in Italia, “Orbit Orbit“, nono album del rapper Italiano Caparezza. L’artista che ha lanciato il suo nuovo album con un fumetto è stato ospite di Lucca Comics & Games 2025, durante la fiera l’artista ha incontrato la stampa per parlare dell’album e del progetto che lo ha accompagnato.
Un lavoro che a me ha subito consegnato una sensazione, ovvero Orbit Orbit, io mi sono concentrato sulle due O, vi ho letto un cerchio che si chiude, che si è aperto forse quattro anni fa, corretto?
Si, si è aperto quattro anni fa, ma inconsapevolmente. Faccio un breve riepilogo dei miei ultimi anni. Nel 2021 io sono venuto qui a Luca Comics a presentare con Simone Bianchi la variant cover di un mio album, che si chiamava Exuvia. In realtà io ho sempre pensato che le copertine degli album siano sacre, quindi non vadano toccate, ma in quel periodo ero in una zona emotiva molto difficile, nel senso, era un periodo orrendo, molto difficile, perché oltre all’acufene si era aggiunta l’ipoposia, che è la perdita graduale del dito. Di fatto io vivo con gli apparecchietti acustici ormai da 4-5 anni, e vi consiglio a chiunque abbia problemi aereodi ai miei, perché c’è un tabu su questa cosa, non so per quale motivo gli occhiali si e gli apparecchietti acustici no. A me hanno letteralmente cambiato la vita, nel senso che adesso finalmente posso sentire la musica che produco, non come tutti gli altri, ma almeno la sento. È colpa mia, tutta colpa mia, perché è colpa degli ascolti a volumi discernati che ho fatto in tutti questi anni di concerti di studio, eccetera, eccetera. E quindi in questa condizione pietosa Simone Bianchi mi ha agganciato e mi ha convinto a fare la variant cover. Sono arrivato qui a Lucca per un paio di giorni, che sono stato qua a fare il firma copie, ho ritrovato il sorriso e ho ragionato su questa cosa. Come mai? Perché io adesso vi immerso nel mondo dei fumetti, ritrovo il buon umore. Le motivazioni sono due. La prima è che io ho sempre amato il fumetto, è stato il mio primo amore. Quando ero bambino, a chi mi chiedeva cosa preferirebbe grande, rispondevo sempre il fumettista. Perché mi sono proprio innamorato letteralmente del fumetto, quando l’ho scoperto. È la mia storia banalissima di un bambino che scopre i fumetti. E la seconda è che secondo me nel mondo del fumetto non c’è ancora il business, che invece aleggia nel mondo della musica, per esempio. E quindi quando si lavora a un fumetto, si lavora con amore. Perché nella maggior parte dei casi hai tutto da perdere. Non ci sono casi fortunati, perché fortunati ci sono tanti bravi autori che riescono col tempo, a farne il loro lavoro, ma la maggior parte dei disegnatori che conosco io ne fanno un altro di lavoro. In realtà in tempo fanno fumetto. Quando parlo con i disegnatori io sento parlare solo in maniera appassionale di quello che fanno e vado a se che questo per me è quello che dovrebbe essere anche la musica. E io, quando lavoro alla musica, il lavoro muoso dalla passione. Per me è un miracolo essere qui a presentare il nono disco, tra l’altro accompagnato da un fumetto che è un miracolo ulteriore, ma ne parleremo. E quindi Orbit Orbit è un cerchio che si chiude, un doppio cerchio che si chiude. Perché? Perché in realtà siccome non riuscivo a incanalare le mie energie creative nella musica, ho deciso di incanalarle nel fumetto prima e miracolosamente nel disco dopo, perché il fumetto ha suscitato un disco che va a braccetto con le tavole. L’ampliremo dopo, voglio dire quest’altra cosa qui. Orbit Orbit è tutto un lavoro, è una riflessione sulla libertà, che chiude la trilogia che abbiamo iniziato con Prisoner 709: Parola di prigionia, il chapter 2 era Exuvia che parlava di fuga, nella fattispecie di uscire da un luogo per entrare in un altro, abbandonare la vecchia pelle per abbracciare un’altra pelle, e di fatti l’ho abbracciata, sceneggiatore, improvvisamente. E quindi questo album qui è un album sulla libertà e ragionando sulla libertà ho pensato che l’unica vera libertà possibile, almeno per quanto riguarda la mia vita, è quella più autentica e quella dell’immaginazione, che muove tutto ciò che faccio. L’immaginazione è stavolta strabordata, non è più soltanto in musica, è anche in tavole. Voglio ringraziare personalmente sia lo staff di BMG che lo staff di Bonelli, e lo dico senza piageria, perché sono due, la cassa editrice e la cassa discografica, che hanno mostrato dall’inizio un grande entusiasmo. Voglio che si sappia che non è sempre così, sono veramente grato almeno di questo, perché se questa cosa è riuscita è perché tutti ci hanno messo dell’oro. E quindi vi ringrazio veramente profondamente e personalmente, come ringrazio tutte le persone che hanno collaborato veramente artisticamente al progetto. Orbit Orbit è la metafora nel fumetto dell’immaginazione, esiste Giacola del pensiero, Mambo al Mambo, quasi tutte le onomatopee, soprattutto quelle dei manga, hanno la doppia parola. Io volevo dall’inizio che questo lavoro avesse la doppia parola, tipo Duran Duran, però era troppo anni ottanta, e quindi ho optato per Orbit Orbit, che rappresenta anche le due orbite di questi due linguaggi creativi che sono quello del fumetto e quello della musica. Questo ora per sommicapi perché è un lavoro difficile da spiegare perché c’è tantissima roba.
Avremo modo poi di parlare più volte in queste giornate, c’è un concetto che hai espresso che è molto importante a mio avviso, se è vero che questa è una libertà che arriva dopo determinate esperienze, la libertà nella musica oggi è complessa, è tanto complessa, perché addirittura nel momento in cui parli di libertà non sei libero di farlo. Provo a spiegarmi meglio. Quanti artisti sono stati costretti, tra virgolette, anche quando magari non avevano una vera cognizione di causa, a esprimersi su tematiche molto importanti, ad esempio in tempi recenti. Quindi credi che questa libertà la quale vuole incorre il tuo personaggio, anche nella storia, sia una libertà che è preclusa oggi al 100% all’artista in questo senso?
Io penso che l’artista debba prendersi tutta la libertà che vuole, infatti io in questo disco in particolare me ne sono presa tanta di libertà, perché qua si parla di un disco, poi parleremo anche del fumetto, che è un percorso filosofico quasi. Considerate che io come carattere, e lo spiego in una canzone dell’album, sono molto introverso, non sono un narcisista, non voglio essere l’accento dell’attenzione, si parla sempre di fomo ultimamente, io devo imparare questi neologismi. Fear of missing out, la paura di non essere dentro un evento. Io ho la paura opposta, fear of being in, io non voglio stare nelle cose, io voglio stare nel mio mondo. E questa è una cosa molto da disegnatore, noi almeno immaginiamo, nella nostro mente che i disegnatori sono quelli nelle stanzette, stanno nel loro mondo, disegnano il loro mondo, e io sono un po’ così, però ho anche i piedi nel mondo, e quindi quando posso esprimo la mia libertà anche fuori dalla mia stanzetta. Detto questo, il percorso filosofico dell’album parte proprio da un pezzo che si intitola “Fluto Orbito“, che dovete considerare che ogni canzone è l’ampiamento del discorso affrontato in uno dei capitoli del libro. 14 capitoli, 14 canzoni. Inizia, è di matrice più o meno tutta elettronica, la album, più o meno, ma ora ci spiegherò meglio, perché pesca dall’immaginario sonoro che mi affascinava quando ero piccolo, e quindi stiamo parlando degli anni 78-88, diciamo, quando c’erano tutti questi musicisti che si travestivano, e quando stavano sul palco si travestivano da alieni, si travestivano da robot, si travestivano da astronauti, sto parlando di tutti, come i rapper, come i rockers, che hanno concesso anche il campione che ha sfruttato all’interno del disco, come gli Space, i Guninned, D.D. Jackson, By The Savers, ma mi piacevano anche le cose di Michel Jarre, tipo Oxygen, questi pezzi un po’ malinconici, no? E pesca molto da lì, l’immaginario di questo disco. Solo che il disco inizia con Fluto Orbito, che è minimalista come pezzo, ed è fatto tutto elettronico, e man mano si aggiungono strumenti fino ad arrivare all’ultimo pezzo, che si intitola Perlificat, che è affidato ad un’orchestra intera di 74 elementi. Questo perché, alla fine della fiera, quando si parla anche tra di noi, si sente spesso dire in questo periodo un po’ cinico, io non ho bisogno di nessuno, io mi sono fatto da solo, che è una grande menzogna che ci raccontiamo, e io volevo dare peso all’umanità, concludere questo disco con una grande dimostrazione di quanto gli esseri umani, messi tutti insieme, siano capaci di fare cose belle e non solo cose crudelli, e quindi inizia tutto elettronico e finisce praticamente con un’orchestra gigantesca che abbiamo registrato a Roma, grazie anche all’aiuto del maestro Nicola Tescari. Questo filosoficamente, diciamo, il percorso. Anche Orbit Orbit, Fumetto è corale è stato reso possibile grazie a nove fumettisti. C’è chi si è occupato della copertina, chi si è occupato di svariati capitoli, chi si è occupato del metafumetto, ma sono nove disegnatori e disegnatrici che hanno lavorato di concerto per poter realizzare un sogno che era semplicemente mio, da bambino inespresso, che adesso ho realizzato. I due media si danzano insieme, anche se è nato prima il fumetto e dopo il disco, a metà percorso hanno cominciato a influenzarsi un po’, e ho corretto la sceneggiatura, Bonelli lo sa, decine di volte, così come sono ritornato sui miei passi decine di volte anche nel disco. E’ curioso come tanti elementi del fumetto siano finiti nel disco, come per esempio le onomatopee. C’è una canzone che si chiama Patosfera, nel cui ritornello, ripeto ossessivamente, tut tut tut perché riguarda comunque un capitolo del fumetto dove degli asteroidi colpiscono la sonorità e si sente tut tut tut, ma c’è un pezzo dedicato addirittura a un personaggio del fumetto che si chiama Darktar, che rappresenta la mia parte un po’ negativa, la sindrome dell’impostore che abbiamo tutti, e lì io parlo, mi esprimo come se fossi io, do voce al personaggio. Ecco perché secondo me è necessario che quest’opera venga fruita contemporaneamente, ma è anche vero che possono vivere di vita propria.
Se uno legge tutto il fumetto al fine dell’ascoltare il disco, amplierà la visione, capirà un po’ meglio alcune cose e viceversa.
C’è una forte curiosità in un prodotto di questo tipo se l’analizzo con quello che è il mercato di oggi del rapido consumo. Qui si torna a una filosofia di album, di albo addirittura, e quindi serve del tempo prezioso. Qual è il tuo rapporto oggi con il tempo della scrittura, il tempo dell’ascolto e il tempo della lettura?
Ti citerò un fumettista, Vittorio Giardino, che una volta in un’intervista ha detto che il tempo si vendica delle opere che non lo coinvolgono. Sappiamo tutti che non è così. Mi piace romanticamente pensare che sia così, e quindi io mi prendo tutto il tempo necessario perché abbia un senso quello che faccio. Io sono slegato da tutte le logiche, non mi interessano proprio. Mi accollo sempre questo rischio, infatti penso sempre in chissà se ne farò un altro di disco. Ogni mio disco è l’ultimo disco e ogni disco successivo è il mio primo disco. A maggior ragione questo, dove mi sono levato anche la voce, la caparezza. E’ veramente diverso. Per questo io sono contento di parlarne, perché si tratta veramente di un’altra storia. Tutti si aspettavano che arrivassi un po’ moggio-moggio, perché ultimamente stavo diventando un po’ così, e invece, senza essere per forza terapeutica, questa roba mi ha dato. Però, per tornare a tua domanda, io lo so che adesso ci sono gli algoritmi, le playlist, il brano non deve durare più di tot, se no la radio non lo passa. Sono dinamiche che in realtà sono sempre esistite, adesso magari sono maggiori, ma io non mi faccio condizionare a queste cose, un po’ perché sono del 73 e notoriamente me ne sbatto come quelli del 73. Quando parlo con quelli del 73, perché siamo nati in un contesto a cavallo tra le cose. Io fino ai 13 anni non sapevo neanche cosa fosse il rap, perché non c’era, ascoltavo Metal, che era quella la ribellione. I social sono arrivati troppo tardi, sono già boomer prima di nascere. Quando è arrivato il social, già pensavamo, ma che è sta roba? Senza alcun entusiasmo. Quindi diciamo, più o meno, siamo gli antigiovanilisti. E io porto alta questa bandiera di non capire niente di questa roba qui a 53 anni, naturalmente non ho voglia di capire queste cose. Io seguo solo una regola, faccio le cose con onestà e con passione e basta. E se va, va, se non va, mi accollo che non vada. Tanto ne ho avuti di falimenti della vita, e io ho sempre presi come delle grandi opportunità di insegnamento. La vita è fatta anche di falimenti di cui non bisogna avere paura, perché non è negativa. Non so perché la prendiamo come una connotazione negativa, che non ha, anzi, per me, la mia vita è stata una benedizione. Cioè, il percorso di Miami Chemist, che è stato un fallimento, è stata la mia più grande benedizione, perché da lì ho imparato a vivere con più serenità le cose. Cioè, io so che nella vita ognuno di noi ha dei momenti di merda, e dei momenti felici, e dei momenti X. E la vita è fatta di questo. E tu ti devi confrontare con la vita, non con il momento. E le somme le tirerai alla fine, ma non c’è neanche bisogno di tirarle, le somme, si va. Faccio le cose con consapevolezza, ma se vanno bene, sono felice per me e per le mie case. Se non vanno bene, io dico pazienza, le mie case magari si incazzano, però va bene lo stesso. Va bene lo stesso.
Allora, ultimissima domanda, poi vorrei lasciare spazio, ovviamente, a tutti i colleghi giornalisti. Questo disco, questo fumetto, quanta vita hanno a fine lettura, a fine ascolto? Uno, ovviamente, qualsiasi artista dice una vita infinita, però tante volte ci siamo concentrati e confrontati con gli artisti che magari hanno quel difficile rapporto, soprattutto con il disco. Nel momento in cui il disco è finito, c’è la frase che devi usare per le discografiche, il miglior disco che abbia mai fatto nella mia vita, anche se magari prima hai fatto Led Zeppelin II, però in questo senso vorrei capire quanto secondo te ha più infinito queste due opere.
Allora, ogni disco che faccio è il miglior disco che ho fatto, anche se ho fatto Led Zeppelin II, perché se no non lo farei. Perché per me non esistono i dischi belli o brutti, esistono solo i dischi che hanno un senso, i dischi che hanno un senso sono belli, punto. Anche se sono brutti, devono avere un senso, quello che determina la bellezza di un disco, quindi secondo me, ecco, poi ci metto un sacco di tempo a farli, perché ogni quattro anni ritorno a parlare di qualcosa di tre o quattro anni, quindi non mi ricordo quale era la domanda, però… Ah, quanta vita!
Con quanta facilità ti immagini di poterlo riascoltare e rileggere?
Allora, io penso che ci voglia anche un po’ di tempo per assimilarmi, perché tra l’altro io mi diverto molto nelle sottoletture, nelle citazioni, quindi molto spesso dei pezzi significano più cose e magari la prima volta che ne arriva una, per esempio con lo scritto che andavo a dare in Puglia, non è arrivato niente di quello che ho scritto, però piano piano poi ho cominciato a capire di cosa parlava e poi piano piano… quindi io li strutturo in modo tale che possono avere una vita lunga, anche perché devono cromare lo spazio di almeno quattro anni, e quindi faccio questo, non importa se può risultare faticoso l’ascolto, però è il mio modus operandi questo qua, e basta.
Domande della sala stampa:
Volevo sapere qualcosa sulla scelta dei disegnatori, nel senso che al di là della ovvia necessità che un libro così diciamo voluminoso non potesse essere realizzato da un solo disegnatore, perché probabilmente doveva iniziare due anni fa, però volevo sapere, visto che ognuno di questi disegnatori ha una forte caratterizzazione stilistica, come è avvenuta la scelta dei disegnatori e se c’è un collegamento.
Posso rispondere perché tanto è tutto farina dal mio sacco. La sceneggiatura, quantomeno. Io avevo chiaro, non avevo chiari i disegnatori, avevo chiara la forma che doveva avere il mio fumetto. Io volevo che assomigliasse, innanzitutto doveva assomigliare alle letture che facevo da piccolo, quindi non volevo le vignette esplose, le robe più sperimentali. Anche perché quello che voglio fare è rendere grazie a fumetto, con questa opera, e vorrei avvicinare anche persone che non leggono fumetti al fumetto, quindi diciamo, volevo partire da una base semplice addirittura. Poi volevo che fosse in linea chiara. All’inizio avevo questa idea, perché mi piace moltissimo l’astrazione nel fumetto, mi piace anche la complessità, il realismo, scusa, mi piace tantissimo, però sono molto appassionato di fumetti in linea chiara, quindi Tin Tin, Moebius. Moebius era proprio un’indicazione iniziale, sia Moebius che Cimiotti o… serve qualcosa, una via di mezzo, ecco. E quindi questa era l’indicazione. Dopodiché, un fumetto con così tante pagine, non potendo essere sviluppato da una sola persona, aveva bisogno di vari disegnatori. L’idea è stata quella non di affidare ogni capitolo a un disegnatore, perché poi con nove persone, se vogliamo la copertina otto, potrebbe essere difficile che un personaggio interpretato da otto mani toglieva linearità. E allora siamo andati per ambienti, ovvero c’è la storia nello spazio… Ah, perché non vi ho raccontato la mia storia? È faticoso, questo è l’unico lavoro che è meglio leggere e ascoltare invece di parlarne. In brevissimo, sono due storie, una sul piano reale e una sul piano scientifico, a strade. Nel piano reale io sono Caparezza che canta e si ritrova nel backstage di un concetto estivo con un camerino ricavato all’interno di una roulotte. In questo backstage non sono cosciente, non riesco a capire chi io sia, tutti si comportano con me come se fosse un cantante popolare, ma io non so di esserlo, guardo la mia faccia sui manifesti, non capisco, mi chiudo in questa roulotte, ho un malore e svengo. Questo perché penso sempre in positivo. Dopodiché, da svenuto, comincia l’avventura astrale, dove la roulotte, che è un Airstream, non una roulotte normale, cioè queste roulotte di metallo che sembrano dei bozzi, non a caso, di trasformazione, sale verso l’alto e nell’alto nello spazio, non sono più svenuto ma sono un cosmonauta che fa le sue avventure. Le due storie, cioè quella dove sono un cosmonauta in preda alle cose che accadono nel cosmo, quella dove sono un corpo morto, svenuto, all’interno di un Airstream, si contaminano, hanno dei punti; Per esempio se arriva un fan e scatta una foto all’interno dell’Airstream dove sono svenuto, il baglione del flash diventa automaticamente l’esplosione di una supernova nello spazio. O se vibra un cellulare all’interno dell’Airstream si trasforma in un terremoto su un pianeta, e via così. Quindi le due storie finiscono quando improvvisamente, finalmente io riesco a riappacificarmi, a riappacificare le due figure, cioè quella del cantante che non sa chi è e quella dell’altro che vuole la sua libertà e non vuole sapere niente di cantare, improvvisamente si uniscono, non vi spoilero il finale, perché forse non saprei neanche raccontarlo, insomma alla fine trovo la pacificazione con me stesso, cosa che incredibilmente è accaduta anche nella realtà, per cui sono qui serenamente a parlarne e miracolosamente non mi inceppare di tanto quando parlo. Questo in sintesi, molto in sintesi il fumetto, i disegnatori sono stati presi dunque per ambiente. C’è Gerasi che ha fatto tutto il backstage dove sono il cantante, c’è la La Kame che ha fatto il ricordo di uno dei personaggi, c’è Young che ha fatto un metafumetto che all’interno del fumetto si chiama My Drama Butterfly che è la storia di due bruchi che non vogliono diventare farfalle. Poi c’è Torti che ha fatto tutta la parte di fantascienza insieme a un capitolo di Renato Riccio, c’è Tamiazzo che ha fatto una parte di sogno, c’è Mari che ha fatto la parte finale ambientata ancora in un altro posto. Insomma, tutte queste persone diciamo che non è traumatico il passaggio da un fumettista all’altro perché siamo andati per ambienti e non per capitoli e è stata una grande risoluzione. Devo dire che ho avuto una grossa mano da Bonelli, perché loro hanno una scuderia di bravissimi disegnatori e hanno fatto un po’ da setaccio. Alcuni li ho suggeriti io, alcuni ne hanno apportati loro e alla fine il team secondo me è perfetto.
Dunque, parlavi di contaminazioni, la tua musica e i tuoi testi sono parti dei contegori di contaminazione. Io scrivo per il Papersera, che è il forum dei fumetti Disney e ti volevo chiedere, ricordo una tua bellissima citazione in “abiura di me” a confronto questa riempizione della propria linea. Allora, ti chiedo quanto il fumetto Disney ha influito sulla tua capacità artistica, sui tuoi testi, sulle tue musiche e in generale anche su questo fumetto.
Allora, sono felice di rispondere a Papersera. È una domanda, devo dosare la risposta, perché da piccolo non sono stato un grande elettore di Disney. Sai cosa apprezzavo tantissimo? Perché io purtroppo mi è successa sta cosa che ho incrociato bombi da subito e per me è scomparso tutto. Cioè, una volta che leggevo le storie di Cattivik dentro le fogne incontravo i dittatori era difficile per me tornare indietro. E non è corretto dire tornare indietro, nel senso che erano proprio due letture diverse. Però io apprezzavo tantissimo. A me piace i fumetti oscuri, anche da bambino. C’erano degli albi, non so se voi di Papersera li conoscete, che si chiamano Io Topolino, Noi Qui Quo Qua, Io Paperino, quasi degli imperativi. Ed erano delle storie a fumetti, molto diverse da quelle solari che io potevo leggere su Topolino. Erano sempre notturne, con questo Topolino che era un mascalzone che si infilava nelle case e quello mi piaceva molto. Però, in tutto questo, ciò che ha influito non pesca da lì, ma pesca moltissimo da Moebius e Bombi. E dal mio mangaka preferito che è Eiji Matsumoto. Perché alla fine, il padre di tutto questo è Galaxy Express 999. E’ un assoluto arachide del manga. E’ uno degli anime che continuo a vedere da adulto e mi stupisce sempre la fantasia incredibile di Matsumoto.
E qua, apro una parentesi e la chiudo, nel 2021 ero ospite di un albergo che nella mia stanza ho trovato un libro per le dediche degli ospiti e ho sfogliato la prima pagina era un disegno di Matsumoto. E lì ho messo a prova la mia incredibile onestà. Ti posso dire che sono una persona veramente onesta. Perché è ancora lì.
Michele, scusami se ti chiamo Michele, ma prima di farti la domanda volevo ringraziarti, perché io e te siamo della stessa generazione e nel 2003 io ero un ragazzo solo che veniva dal sud a Milano, e Vengo dalla Luna è stato il mio inno, che mi ha aiutato a superare un momento veramente difficile, e sappi che per me è stato un pezzo veramente fondamentale. Ci tenevo tanto a dirlo. Orbit Orbit, la ripetizione, mi ha fatto pensare ai mostri spaziali di Goldrake che veniva sempre chiamati con due nomi , ma la domanda è un’altra, la fantascienza e le tue letture e quello che hai guardato, in quello che era il periodo d’oro, quanto ha influenzato la tua scrittura e quanto di questo c’è nel lavoro che hai realizzato?
Per quanto riguarda il fumetto a parte Galaxy Express 999, che viene anche citato nell’album, infatti, ogni canzone dell’album ha una citazione ad un fumetto, perché lo voglio ringraziare perché mi ha salvato la vita negli ultimi anni. Oltre a Galaxy c’è anche il Mondo di Edena di Moebius, che è ipercolorato e molto surreale, in realtà sono anche un super fan di Druillet, ma non posso dire che mi abbia influenzato ma Lone Sloane è difficilissimo da leggere, bellissimo da vedere, ma la lettura è un pò troppo difficile. C’è finito Moebius, c’è finito Storie dallo Spazio Profondo di Bombi, non c’è L’Eternauta, che però è uno dei miei libri preferiti di fantascienza, ma c’è Shangri La…Perché c’è questa astronave con i fumettisti del cosmo che scappano in questa astronave dalle fiere del fumetto senza fumetti. C’è una versione moderna dell’Anastasia, che è l’astronave di Dan Dare di Frank Hampson, che non viene quasi mai citato ma è molto importante nel mondo della fantascienza disegnata. Non credo ci siano altri riferimenti specifici.
A parte che sarei curioso di sapere quali disegnatori hai scelto proprio tu, ma non so se puoi dirlo.
In realtà è stato un concorso di cose, io ne ho portati in dote alcuni, te li dico subito Silvio De Longis. Parliamo di De Longis, è un artista formidabile di fantascienza, il suo Prism, la cosa bella è che sono andato ad un’altra fiera del fumetto a Roma l’anno scorso, l’ARF, incontro De Longis, di cui ero fan, mi regala il secondo numero di Prism, ma non potevo immaginare che avrebbe fatto la copertina di Orbit Orbit, lui è il più evidente dei miei apporti, ma poi c’è anche La Kame, Young, ma al di là degli apporti, tutti quanti. Io sono un fanboy dei disegnatori, regredisco a quindicenne quando incontro un disegnatore, magari davanti a Paul McCartney gli stringo la mano e davanti a Gipi mi inginocchio, lo dico perché é successo al Comicon, non me ne faccio mancare una. Ho questa sudditanza con i disegnatori e devo dire che sono stati tutti bravissimi, sia quelli che ho suggerito io sia quelli che hanno suggerito in Bonelli, Gerasi, Torpi; Torpi ha fatto un lavoro veramente incredibile, ha fatto un lavoro incredibile ed è stato paziente. Sono stati veramente. bravissimi.
Mentre i fumetti che appaiono all’interno del video Io Sono Il Viaggio, sono stati scelti da te?
Io ne ho portati diversi, poi in scena ne sono andati pochi, perché quando si gira il video ci sono nel mio caso contaminazioni dal mio regista e quindi ho preso delle cose da casa mia e messe in valigia, Bombi è il mio autore feticcio, lo porto sempre con me. L’Incal è anche citato nella prima traccia, tu cadi io ascendo. Niente mi sono perso.
Ti faccio una domanda un pochettino più intima che riguarda questi due personaggi, il terrestre e lo spaziale che trovano un punto in comune di pace e tranquillità, che hai detto di aver trovata anche nella vita. Questa pace ce l’hai anche con il te del passato a livello musicale? Come Vedi i tuoi pezzi di denunce ed i tuoi pezzi più mainstream, pezzi che hanno segnato intere generazioni, come la mia e quella di tanti altri. Tanti artisti vedono il successo del passato con un senso di vergogna, te che rapporto hai con il successo del passato ed il successo del presente?
Secondo me dipende dai pezzi che hai fatto, bisogna vergognarsi di cose peggiori, li riascolto e penso che forse potevo evitare di dire questa cosa o potevo dirla meglio, forse un pò troppo trash questo passaggio, il me di prima mi direbbe fatti i fatti tuoi. Mi fa solo che tenerezza, se penso ad un ragazzo di vent’anni che si butta a fare musica senza quella consapevolezza necessaria per farla, si vive per migliorarsi, ogni occasione è buona per fare un passo in avanti. Anche il passo falso è un grande passo in avanti se riconosci di averlo fatto. Per quello che riguarda i personaggi c’è il me svenuto che è il me cantante, ma il me cosmonauta è in compagnia di altri tre personaggi, che sono altri tre lati del mio carattere, che io perdo man mano fino a riappacificarmi come cantante, la parte di pece che è la mia parte negativa, idea che è la parte positiva, che instilla le idee e la positività nella mia vita e poi c’è Makemarano, personaggio enigmatico, che ha l’evoluzione di un Pokemon, che può essere sia in forma anfibia che umanoide, in forma anfibia parla per anagrammi e quando è in forma umanoide scassa le palle, questo rappresenta il Caparezza come se lo immagina la mia vecchia pelle o l’ascoltatore che se lo vive da ascoltatore, rispetto a me che lo sono. Spesso mi si chiede, quando torni a fare pezzi alla “Verità supposte”, mai, perché li ho già fatti e devo andare in altre direzioni, io devo andare avanti. Però questa parte di leggerezza mi aiuta e quindi non l’ho persa del tutto. Si sta trasformando il mio linguaggio, mi sto trasformando io. Dai quarant’anni in avanti inizia un lento processo di putrefazione e io sono lì a 52 anni che accolgo sta cosa.
Come tu riesci a collegare cose molto distanti come pezzi di denuncia, a riferimenti del mondo manga. Qual’è il processo cerebrale che usi tu in maniera specifica e anche in maniera efficace? E’ una dote che non riesci a spiegare o c’è qualcosa dietro?
La prima che hai detto, non si può spiegare, il lato creativo è inspiegabile. Inspiegabile anche in senso filosofico, succedono delle robe e le abbracci, arriva un’idea la abbracci e ti lasci un pò andare. Dopo puoi arginarla. Una grande differenza, l’ho spiegata più volte ma è anche una banalità, nel mondo del fumetto si sa se ho più esperienza riesco a tenere la briglia e so far andare il processo creativo un pò dove voglio io, anche se succedono cose inaspettate, che sono il sale della creatività. Come dice Zach ogni nota stonata che si ripete è un arrangiamento, funziona così. A volte devi fare tanti accordi, sbagli il terzo accordo ed è una figata, e lo tieni, però più o meno ho le briglie. Sono più sicuro di me, ho più consapevolezza. Nel fumetto succede che crei personaggi, crei la situazione ed i personaggi si rifiutano di darti ascolto, io questa cosa l’ho sempre sentita dire ma non l’avevo mai provata ed alla fine è esattamente quello che accade. Ti sembra strano che un personaggio dica una roba e il personaggio stesso ti dice no, questa roba non la dico, questo è un altro mistero del flusso creativo. Non è sempre farina del nostro sacco, forse siamo davvero collegati all’iperuranio, forse esiste già tutto e noi lo stiamo solo traducendo. Ecco perché il mio pseudonimo qui è Antenna, non sono un creatore, sono uno che riceve le informazioni e le trasmette, e mi abbandono a questo flusso. Quindi rivolgerò la tua domanda all’iperuranio.
Le differenze tra il confrontarti con una sceneggiatura già completa, la forma canzone e dei concept. Hai detto che questo è il terzo capitolo di una trilogia, come si lega agli altri due, quali sono i punti di contatto e le differenze?
Parto da quest’ultima domanda, ogni album che faccio parte dall’ultimo canzone dell’album precedente. In Prisoner nell’ultima canzone io ero un fuggiasco, ero appena fuggito dalla prigione, quindi l’ultima canzone non c’ero io, era praticamente strumentale. in Exuvia, c’era quell’Experience in cui si vedeva la prigione alle spalle ed il bosco antistante la prigione e si svolgeva tutta nel bosco; Fino a quando non esco dal bosco, lasciare la mia pelle per essere qualcos’altro. Il fumetto inizia con un bosco da cui esco. Quindi il personaggio esce dal bosco, da questo Festival del bosco, quindi io esco dal bosco e mi ritrovo incosciente e cambio pelle diventando un cosmonauta, in cerca di libertà. Libertà non solo nello spazio, ma anche dalle sue stesse idee. Il cosmonauta non ne vuole sapere, è in stallo creativo, non so come dire, non perché c’è carenze di idee ma perché non si è nel mood di ascoltarle. Questo è il punto di contatto di questa trilogia. Per l’altra domanda, scrivere una sceneggiatura è qualcosa di diverso, scrivere una sceneggiatura a fumetti ognuno ha il suo modo, quello analitico, quello alla Alan Moore che scrive un libro per ogni tavola, c’è chi scrive poche righe ed è a interpretazione del disegnatore. A me ha aiutato molto la sceneggiatura analitica, quella descrittiva, che è quella che meno amano i disegnatori, però ho comunque detto di tenersi delle libertà ed allo stesso tempo ha accelerato il processo. La differenza di linguaggio è tanta, nel disco devo rimare lì posso andare dritto a dire le cose, però nel disco tanta esperienza la ho, quindi diciamo che si compensano le due cose. Una roba che ha il fumetto e che non ha il rap è la sintesi. Perché nel fumetto, il disegno è già una sintesi, ed è la cosa che più mi attrae del fumetto, è già tutto lì davanti agli occhi. Quindi è antitetico, ci sono fumetti famosissimi, io sono fan di Silver Surfer, che parla tutto il tempo, fa dei viaggioni nello spazio e parla. E’ il mio preferito proprio perché fa questo. L’altra cosa di contatto che abbiamo è il ritmo. Io ho lasciato un ritmo serrato nelle parti dello svenimento e nelle parti del backstage ed un ritmo molto più dilatato nello spazio, come se nello spazio volessi godermela, mentre nel backstage è angoscia, quel rumore della cassa della batteria, mi sta facendo venire angoscia adesso. Invece nella fantascienza è tutto colorato, tutto più strano, e le stelle. Quindi, è il ritmo che ho gestito come se fosse un’opera musicale.
















