A partire dal 10 aprile, Death of a Unicorn arriva finalmente anche nei cinema italiani grazie ad I Wonder Pictures. Diretto da Alex Scharfman e prodotto da A24 il film unisce un cast d’eccezione: Paul Rudd, Jenna Ortega, Richard E. Grant, Will Poulter, Téa Leoni, a un concept tanto assurdo quanto affascinante: un padre e sua figlia investono accidentalmente un unicorno, scatenando una spirale di eventi grotteschi, vendette mitologiche e speculazioni farmaceutiche. Grazie ad I Wonder Pictures abbiamo visto il film in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.
Un padre (Paul Rudd) e sua figlia adolescente (Jenna Ortega) investono un unicorno durante un viaggio. L’unicorno, però, non è solo una creatura mitologica: il suo sangue è miracoloso, e viene subito adocchiato da Odell Leopold (Richard E. Grant), il boss miliardario dell’azienda farmaceutica per cui lavora Elliot (Rudd), come un’opportunità rivoluzionaria da brevettare e sfruttare. Da qui parte una spirale sempre più surreale, fatta di test clinici, capitalismo e creature mitologiche vendicative.
Già dalla trama si intuisce il tono volutamente assurdo, ironico e con un tocco dark che richiama certe atmosfere alla Tim Burton, ma aggiornate all’immaginario pop contemporaneo. Con questo film, A24 prosegue la sua incursione nel territorio del cinema “strano ma accessibile”, in bilico tra il comfort movie e la satira sociale. Un viaggio nel surreale che diverte, incuriosisce e – sotto la superficie patinata da B-movie – affonda un paio di colpi ben piazzati al cuore del capitalismo contemporaneo. Il tono è volutamente grottesco e gli effetti speciali sono in alcune sequenze volutamente rudimentali quasi come a citare con affetto il cinema horror a basso budget degli anni ’80. Il montaggio è serrato, i dialoghi sono costruiti per alternare comicità nonsense e momenti di inquietudine vera.
Dal punto di vista registico, Alex Scharfman sceglie un approccio pragmatico e ritmato, giocando con i codici della commedia dark e della satira fantasy senza mai eccedere in manierismi. La sua regia è funzionale, privilegiando inquadrature simmetriche, movimenti minimi e una fotografia dai toni pastello che accentua il contrasto tra la violenza degli eventi e la leggerezza dell’atmosfera. Interessante l’uso dei close-up per marcare l’assurdità delle situazioni e delle espressioni e l’impiego di una colonna sonora stridente e volutamente straniante per sottolineare il senso di alienazione. La sceneggiatura, firmata dallo stesso Scharfman, non brilla per originalità e si compone piuttosto di un patchwork di riferimenti e suggestioni che attingono dalla cultura pop, dalla mitologia, dal cinema anni ’90 e dalla satira contemporanea. Tuttavia, proprio questa natura ibrida la rende efficace nel contesto di un racconto che non ha la pretesa di essere rivoluzionario, ma che riesce ad essere accessibile, bizzarro e divertente. Il film si prende la libertà di non prendersi troppo sul serio, mantenendo comunque un certa coerenza interna.
Sotto la superficie surreale, Death of a Unicorn propone una riflessione tutt’altro che banale sul capitalismo. L’unicorno, creatura simbolo di purezza e magia, viene ridotto a fluido, a “materiale biologico” da analizzare, standardizzare e rivendere. Il sangue che cura ogni malattia diventa la nuova frontiera della medicina, e dunque del profitto. La metafora è fin troppo chiara: ogni cosa, anche la più sacra, può essere assoggettata alle logiche di mercato. Odell Leopold, il “villain” interpretato da Richard E. Grant, incarna il peggio del capitalismo contemporaneo: carismatico e guidato solo dal profitto. La sua figura ricorda i grandi CEO della Silicon Valley, tra divinità aziendale e pratiche predatorie. Il film riflette anche sul ruolo della scienza quando è al servizio del capitale, evidenziando come l’innovazione possa diventare distruttiva quando nasce dalla logica dello sfruttamento.
Con Death of a Unicorn, A24 sembra consolidare una nuova fase della sua identità produttiva: non più solo cinema d’autore “elevato”, ma anche prodotti che parlano un linguaggio più accessibile e pop, senza rinunciare a contenuti interessanti. Il film rientra in quella categoria di opere che potremmo definire “comfort movie intelligenti”: intrattenimento puro, ma con qualche spunto in più per chi vuole coglierlo. Non è un caso che l’estetica richiami volutamente i B-movie e che ci siano riferimenti metacinematografici come la presenza di Téa Leoni, già vista in Jurassic Park III. Il parallelismo è evidente: in entrambi i casi si parte da una creatura straordinaria per costruire un racconto sullo sfruttamento dell’ignoto da parte dell’uomo. Ma se Spielberg lo faceva con toni epici e drammatici, qui Scharfman lo declina in chiave comica, grottesca e sfrontatamente assurda.
Paul Rudd e ormai il “papà del cinema” in cui sembra interpretare sempre lo stesso ruolo e infatti anche qui non è da meno: è un padre disilluso, smarrito, ma emotivamente credibile. È proprio da Elliot che parte il tutto in un crescendo di azioni ambigue, riuscendo sempre a mantenere una tenerezza di fondo anche nei momenti più surreali. Jenna Ortega conferma il suo talento, la sua Ridley è allo stesso tempo cinica e vulnerabile, ironica e malinconica. La sua relazione con l’unicorno morto, e con il senso di colpa che ne deriva, è trattata con delicatezza e sincerità emotiva, diventando una delle chiavi empatiche del film. Will Poulter, nel ruolo del figlio idealista di Odell, dona al suo personaggio tutta la stupidita e il menefreghismo che caratterizzano i “figli di papà” in un’interpretazione che diverte proprio per il suo essere assolutamente fuori dagli schemi.
Death of a Unicorn non è un film perfetto, ma è sincero nel suo intento: intrattenere, far sorridere e lanciare qualche provocazione. È un film libero, folle, a tratti squilibrato, ma sempre coerente nella sua visione. Non punta a essere un capolavoro, ma a lasciare un ricordo, un’immagine, un pensiero. E ci riesce.
Death Of a Unicorn arriva al cinema con I Wonder Pictures a partire dal 10 aprile. Ecco il trailer italiano del film:














