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Emilia Clarke – L’attrice di Game of Thrones racconta come è sopravvissuta a due aneurismi cerebrali

  • di Andrea Barone
  • Marzo 22, 2019
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Emilia Clarke

Emilia Clarke, l’attrice resa celebre dal ruolo di Daenerys Targaryen nella serie TV Game Of Thrones, ha raccontato a The New Yorker una vicenda avvenuta anni fa: l’attrice è stata infatti colpita da due aneurismi cerebrali, il primo nel 2011, dopo le riprese della prima stagione della celebre serie, ed il secondo nel 2013.

L’attrice ha raccontato l’intera vicenda in una lettera:

“Proprio quando tutti i miei sogni stavano per realizzarsi, ho quasi perso la vita. Non ho mai parlato in pubblico di questi eventi, e credo che ora sia il momento giusto. Era l’inizio del 2011, avevo appena finito le riprese della prima stagione di Game Of Thrones, la nuova serie di HBO basata sui libri della saga “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R.R. Martin. Senza avere praticamente esperienza nel campo, o quasi, mi era stato affidato il ruolo di Daenerys Targaryen, conosciuta anche con il nome di Khaleesi, Madre dei draghi, Lady di Roccia del Drago, Distruttrice di catene.

In quanto giovane principessa, Daenerys è stata venduta in sposa ad un guerriero Dothraki, Khal Drogo. E’ una lunga storia, ben otto stagioni, ma in sostanza posso dire che il personaggio è cresciuto, caratterialmente e mentalmente, diventando una figura di potere, un personaggio famoso e amato da molti. A detta dei creatori della serie, avrei dovuto interpretare una donna che era una via di mezzo tra Napoleone, Giovanna d’Arco e Lawrence d’Arabia. Ero terrificata, si trattava della mia prima esperienza di un certo livello, e volevo a tutti i costi dimostrare che David Benioff e D.B. Weiss avevano scleto la persona giusta.

Per combattere lo stress, avevo iniziato a lavorare con un preparatore. Ormai ero un’attrice della tv, ed è questo che fanno gli attori. Lavoriamo sodo. L’11 febbraio, mi stavo preparando per il consueto allenamento, quando ho cominciato a sentire uno strano mal di testa: ero così affaticata da non riuscire ad indossare le mie scarpe. Ma mi sono sforzata di eseguire i primi esercizi.

Ma durante un esercizio, ho cominciato a sentire come se una banda elastica stesse scuotendo il mio cervello. Ho provato ad ignorare il dolore, ancora, ma non ce l’ho fatta. Sono tornata quasi strisciando nello spogliatoio. Il dolore si faceva sempre più voluminoso ed insopportabile, ed è come se sapessi cosa stava accadendo: il mio cervello si era danneggiato.

Per un po’, ho provato ad ignorare il dolore e la nausea, ripetendomi ‘Non resterò paralizzata’. Ho provato a muovere le dita per avere conferma che fosse così. E per mantenere attiva la memoria, ho cominciato a ripetere alcune linee di dialogo di Game of Thrones.

Una voce femminile mi chiedeva se stessi bene, e no, non stavo affatto bene. Grazie al suo aiuto, mi sono sdraiata, e tutto è diventato di colpo rumoroso e confuso. Sentivo altre voci, alcune dicevano che i battiti fossero deboli. Qualcuno ha telefonato ai miei genitori, che vivono a Oxfordshire, per dir loro che mi stavano trasportando nella sala urgenza del Whittington Hospital.

I ricordi si sono fatti ancora più confusi, ma ricordo chiaramente come gli infermieri non sapessero dire che cosa mi stesse succedendo, e non sapessero come alleviare il dolore che provavo. Ricordo chiaramente la corsa in ambulanza e l’odore di disinfettanti e il rumore delle persone ricoverate. Fino a che non mi hanno fatto una risonanza al cervello.

La diagnosi è stata rapida ed impietosa: un emorragia subaracnoidea, un ictus mortale, causato dal sanguinamento nella zona del cranio intorno al cervello. Un aneurisma, la rottura di un’arteria. Ho scoperto solo successivamente che circa un terzo degli afflitti da questo ictus muore istantaneamente o quasi. Avrebbero dovuto operarmi immediatamente, ed anche così, non ero esente da rischi.

Sono stata trasportata d’urgenza al National Hospital for Neurology and Neurosurgery, una struttura bellissima situata in centro a Londra. Mia madre dormiva nella stanza con me, ed io continuavo a svegliarmi ed addormentarmi, in uno stato di totale confusione, dolore e paura.

Ricordo che mi dissero che avrei dovuto firmare un modulo per un’operazione al cervello. ‘Un’operazione al cervello? Non ho tempo per queste cose, sono nel pieno della mia impegnatissima vita lavorativa!’, ricordo che fu la prima cosa che pensai. Ma alla fine ovviamente firmai, e nelle successive tre ore, i dottori operarono il mio cervello. E’ stata la mia prima operazione, ma non l’ultima e non la peggiore. E avevo 24 anni.

Ricordo che, passata la fase critica dopo il risveglio, fui svegliata da un’ infermiera che mi chiese, per testare le mie condizioni cognitive, quale fosse il mio nome.

‘Il mio nome completo è Emilia Isobel Euphemia Rose Clarke’ avrei voluto rispondere, ma invece dalla mia bocca fuoriuscivano parole sconnesse, mandandomi in panico. Non ho mai avuto così tanta paura, vedevo la mia vita finire, come se non fossi più degna di vivere. Sono un’attrice, e devo ricordare le battute del mio personaggio. Ma in quel momento non riuscivo a dire il mio nome.

Si chiama Afasia, ed è una conseguenza del trauma patito dal mio cervello. Mia madre mi dava tutto il supporto possibile, dicendomi di autoconvincermi di essere lucida, nonostante io non riuscissi a dire parole sensate. Ma io mi sentivo persa. Nei momenti peggiori, ho pensato di farla finita, ho chiesto ai dottori di lasciarmi morire. Senza la parola, la mia vita da attrice era finita.

Fortunatamente, dopo una settimana, l’afasia passò. Dopo un mese abbandonai l’ospedale, ed in breve tempo tornai in forma, pronta anche a riprendere il ruolo di Dany in Game of Thrones. Sono stata estremamente fortunata.

Ero tornata alla mia solita vita, ma in ospedale mi era stato riferito che, sull’altro lato del cervello, avevo un altro aneurisma che sarebbe potuto scoppiare da un momento all’altro, ma che avrebbe potuto anche rimanere silente per sempre, non c’era modo di preventivarne il comportamento.

In accordo coi dottori, tenemmo monitorata la situazione. Ne parlai anche con la produzione di Game Of Thrones. Ma tutto andò per il verso giusto, anche se la seconda stagione è stata pèer me la più difficile e stancante, e non penso di aver interpretato bene la parte.

Nel 2013, dopo la terza stagione di GoT, accettai un lavoro a Broadway. Durante una visita di controllo, che ormai faccio regolarmente, la risonanza al cervello mostrava come l’aneurisma dall’altro lato del cervello fosse raddoppiato, e i medici dissero che ‘dovevamo occuparcene’.

L’operazione sarebbe dovuta essere più semplice della precedente, con tempi di recupero più brevi. Mia madre mi disse ‘ci vediamo tra due ore’. 

E invece, al mio risveglio, urlavo di dolore. I dottori dissero che avrei dovuto operarmi ancora, altrimenti la mia vita sarebbe stata in serio rischio. E questa volta, a differenza della prima, avrebbero dovuto operare ‘alla vecchia maniera’, passando dal mio cranio. E dovevano farlo subito. 

La convalescenza fu peggiore della prima volta. Era tutto decisamente peggio di qualsiasi esperienza avesse mai provato Daenerys. Un tubo usciva dalla mia testa, e parti del mio cranio erano state sostituite con parti di titanio. E, a parte la cicatrice, quello che più mi preoccupava erano le possibili conseguenze sul mio cervello. Memoria? Problemi alla vista? Alla concentrazione? Ho passato un mese ancora in ospedale, ed è stata una situazione in cui spesso ho pensato di non farcela. 

Attacchi di panico e di ansia. Non mi era mai capitato di dire ‘Non è giusto’, mi è stato insegnato che ci sarà sempre qualcuno che starà peggio di te, ma in quel periodo, tutte le mie speranze se ne andarono. Mi sentivo un guscio di me stessa. Se ci ripenso oggi, non riesco a ricordare chiaramente tutto, da quanto ero disperata ed affranta. E la cosa che più mi spaventava era il fatto che temevo che le mie condizioni venissero rese pubbliche. Sei mesi dopo l’operazione, il National Enquirer mi chiese un’intervista sull’accaduto, ma io rifiutai. 

Ma ora, dopo anni, vi sto raccontando tutta la verità. E so di essere stata fortunata, soprattutto perché, a differenza di molti, le cure che ho ricevuto sono state uniche. 

Non è stato facile, spesso l’ansia mi colpiva: ricordo, durante il San Diego Comic-Con immediatamente dopo la seconda operazione, di aver faticato per star dietro ai fan, e ricordo soprattutto di aver avuto un forte mal di testa che mi ha spaventato più del dovuto.

Ma ora sono guarita. Dopo la seconda operazione, il mio copro è guarito alla grande, e ora sono davvero al cento per cento delle mie possibilità. E devo ringraziare i dottori, e la mia famiglia, mia madre, mio fratello, e mio padre, che mi manca da morire, da quando è morto di cancro nel 2016. 

E c’è una cosa che è ancora più gratificante: siamo alla fine di Game of Thrones, e sono felice di essere arrivata in fondo ed essere pronta per qualsiasi cosa arriverà d’ora in avanti. “

Fonte: Newyorker

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