Hamnet, il nuovo film di Chloé Zhao, ha avuto la sua anteprima italiana alla Festa del Cinema di Roma. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Maggie O’Farrell, edito in Italia da Guanda, opera acclamata per la sua prosa lirica e intimista. Nel cast: Jessie Buckley, Paul Mescal, Emily Watson e Joe Alwyn, insieme ai fratelli Jacobi Jupe e Noah Jupe. Il film uscirà in nei cinema italiani con Universal Pictures il 5 febbraio 2026.

La narrazione si svolge nella campagna inglese del XVI secolo, dove Agnes e William Shakespeare conducono una vita apparentemente ordinaria, immersi in una quotidianità scandita dal lavoro, dalla cura dei figli e dalle tensioni di un matrimonio complesso. La tragedia arriva con la morte improvvisa del figlio Hamnet, evento che sconvolge l’equilibrio familiare e trasforma ogni gesto quotidiano in un peso emotivo.

Il romanzo di Maggie O’Farrell, caratterizzato da una scrittura lirica, capace di muoversi tra dettagli concreti e sfumature emotive sottili, ha tutta la sua forza nella capacità di rendere reale l’intimità dei personaggi e di trasformare la perdita di Hamnet in un’esperienza universale. Zhao, nel passaggio al cinema, compie una scelta narrativa coraggiosa: non si limita a trasporre il testo, ma lo “traduce” visivamente, mantenendo la sua essenza poetica. La regista sceglie di concentrarsi sul dolore di Agnes, sul rapporto con i figli e sul silenzioso distacco di Shakespeare, eliminando elementi secondari per enfatizzare così le emozioni più profonde. Il film dialoga con il romanzo ma senza esserne succube, creando un’opera autonoma, capace di suscitare lo stesso coinvolgimento emotivo. Già in partenza, Hamnet assume la forma di un retelling suggestivo di Amleto, la tragedia più celebre di William Shakespeare. Il collegamento non è solo nominale — infatti, al tempo dei Tudor i nomi “Hamnet” e “Hamlet” erano intercambiabili. Il film, così come il romanzo da cui è tratto, suggerisce che la perdita del figlio undicenne Hamnet abbia potuto agire come punto di partenza per la creazione della sua tragedia.

In questo senso, l’opera di Chloé Zhao ora e quella di Maggie O’Farrell prima, non sono un “biopic” convenzionale, bensì una libera reinterpretazione. Il film pone l’accento sul dolore, sulla memoria e sull’elaborazione del lutto come motore narrativo e creativo, temi che richiamano da vicino il conflitto interiore e l’ossessione che attraversano “Amleto”. Hamnet diventa non solo la vicenda di una famiglia sconvolta, ma anche la nascita simbolica di un capolavoro.

Fondamentale in Hamnet è la natura che non è mai neutra: diventa una chiave narrativa attraverso cui Zhao comunica emozioni e tensioni. I campi, i fiumi, gli alberi e la luce, non sono solo scenografie, ma specchi dei sentimenti dei personaggi. Zhao utilizza il realismo magico con grande delicatezza: il confine tra reale e immaginario diventa labile, l’elemento “magico” non è spettacolare, ma poetico. Ci sono momenti, tuttavia, in cui la componente naturalistica appare più descrittiva che simbolica e il realismo magico perde un po’ della sua forza. Nonostante ciò, la continuità poetica della natura permea il film, conferendo profondità emotiva e coerenza stilistica.

La messa in scena di Hamnet è un elemento chiave per trasmettere l’intensità della vicenda. La scelta dei costumi contribuisce a rendere credibile l’ambientazione senza appesantire la narrazione. Ogni tessuto, ogni colore, ogni accessorio dialoga con la personalità dei personaggi: i toni caldi dei vestiti di Agnes e dei bambini contrastano con l’austerità della vita quotidiana. Le ambientazioni, che spaziano dalle abitazioni rurali ai boschi, sono rese con grande attenzione: la fotografia enfatizza la luce naturale, creando un senso di intimità e sospensione. La regia di Chloé Zhao si fonda su questa coerenza stilistica: la precisione nella composizione delle scene e l’armonia tra luce.

Jessie Buckley offre una delle sue performance più intense, riuscendo a trasmettere al pubblico tutta la complessità del suo personaggio: forza, fragilità, amore e dolore si alternano con naturalezza. Paul Mescal interpreta un William Shakespeare volutamente distaccato, quasi secondario rispetto al dolore di Agnes. I piccoli fratelli Jupe sono la vera sorpresa del film: Jacobi interpreta il piccolo Hamnet, mentre Noah è l’attore scelto da William per interpretare l’Amleto nell’incredibile finale del film.

Hamnet è un film emozionante. Chloé Zhao conferma la sua capacità di trasformare storie intime in poesia cinematografica, riuscendo a dare corpo alle emozioni più sottili attraverso il paesaggio, la luce e i dettagli quotidiani. Pur prendendo libertà rispetto al romanzo e alla storia di Shakespeare, il film mantiene l’essenza poetica e emotiva dell’opera di O’Farrell. La combinazione di interpretazioni attoriali, messa in scena, attenzione alla natura e sfumature di realismo magico rende Hamnet un’esperienza cinematografica immersiva e intensa.


Hamnet – Nel nome del figlio, di Chloé Zhao arriva al cinema con Universal Pictures a partire dal 5 febbraio 2026. Ecco il trailer del film:

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