Dopo due stagioni costruite sul progressivo sgretolamento dei rapporti all’interno della dinastia Targaryen, House of the Dragon torna su HBO Max dal 22 giugno con la sua terza stagione. Composta da otto episodi in uscita settimanale, la serie prosegue il racconto della Danza dei Draghi, il sanguinoso conflitto civile destinato a ridefinire il destino di Westeros. Al centro del racconto il cast principale guidato da: Emma D’Arcy nei panni di Rhaenyra Targaryen, Matt Smith in quelli di Daemon Targaryen, Olivia Cooke come Alicent Hightower, Tom Glynn-Carney come Aegon II, Ewan Mitchell nel ruolo di Aemond Targaryen, insieme a Rhys Ifans, Steve Toussaint, Fabien Frankel, Sonoya Mizuno e Matthew Needham. A loro si aggiungono diverse new entry tra cui: James Norton nel ruolo di Ormund Hightower, Tommy Flanagan in quello di Roderick Dustin, Dan Fogler come Torrhen Manderly, Tom Cullen, Joplin Sibtain, Barry Sloane e Annie Shapero. Abbiamo avuto modo di vedere in anteprima i primi quattro episodi della stagione, che almeno in questa sua prima metà, sembra intenzionata a portare House of the Dragon verso territori ancora più oscuri, spettacolari e tragici. Ecco il nostro parere no spoiler!

La terza stagione riprende esattamente dove si era interrotta la precedente: i Verdi e i Neri sono ormai sull’orlo di una guerra totale e il confronto per il controllo del Trono di Spade non può più essere rimandato. Mentre Rhaenyra cerca di consolidare la propria posizione e i suoi alleati preparano le prossime mosse, anche il fronte guidato da Aegon II e Aemond si organizza per uno scontro che promette di coinvolgere l’intero continente. Draghi, flotte navali, nuove alleanze e antichi rancori diventano così gli ingredienti di una stagione che punta ad ampliare ulteriormente la scala del racconto e delle sue battaglie.

Basata sul romanzo Fuoco e Sangue di George R. R. Martin, la serie racconta gli eventi che precedono di circa due secoli quelli narrati in Game of Thrones, concentrandosi sull’ascesa e sul declino della casata Targaryen nel periodo della sua massima potenza. La prima stagione aveva il compito non semplice di far tornare lo spettatore all’interno del mondo di una delle serie più influenti della storia della televisione; attraverso salti temporali, intrighi di corte e rivalità familiari, gli episodi avevano ricostruito le origini della frattura tra Rhaenyra Targaryen e Alicent Hightower, trasformando una disputa dinastica in un conflitto destinato a cambiare per sempre Westeros. La seconda stagione, invece, ha abbandonato la dimensione introduttiva per mostrare le prime conseguenze della Danza dei Draghi: alleanze sempre più fragili, vendette personali, battaglie e una crescente sensazione di inevitabilità che aleggiava su ogni decisione dei protagonisti.

Pur prendendosi alcune libertà narrative rispetto al materiale originale, House of the Dragon ha saputo distinguersi all’interno dell’universo creato da Martin grazie a un approccio nuovo. Se Game of Thrones era una grande epopea capace di attraversare continenti e culture, House of the Dragon è prima di tutto un dramma familiare. Una storia di successioni, rapporti di sangue e ambizioni personali che utilizza il fantasy come cornice per raccontare il collasso di una dinastia incapace di preservare il proprio potere. La serie non vive soltanto dell’eredità lasciata da Game of Thrones, ma riesce a dialogare con essa. La Danza dei Draghi non è soltanto un capitolo della storia dei Targaryen: è l’evento che contribuisce a spiegare il lento declino della famiglia che, secoli dopo, arriverà fino a Daenerys e agli eventi del Trono di Spade. Con la guerra ormai esplosa e le conseguenze delle scelte compiute nelle prime due stagioni, il terzo capitolo raccoglie il testimone di un racconto che ha ormai superato la fase preparatoria. I primi quattro episodi mostrano chiaramente come gli autori siano pronti a trasformare le tensioni accumulate negli anni in un conflitto aperto, sanguinoso e devastante per tutti i protagonisti coinvolti.

I primi quattro episodi della terza stagione restituiscono immediatamente la sensazione di una serie ormai entrata nella sua fase decisiva. House of the Dragon è arrivata alla sua penultima stagione e questo si riflette nella scrittura, nei ritmi e nelle scelte narrative. Se la prima stagione aveva avuto il compito di costruire il mondo, introdurre i personaggi e preparare il terreno per il conflitto, mentre la seconda aveva preferito approfondire le conseguenze della guerra imminente, questa terza stagione sembra finalmente intenzionata a raccogliere quanto seminato fino a questo momento. I nodi, inevitabilmente, vengono al pettine. Le alleanze costruite nel corso delle stagioni precedenti iniziano a mostrare le proprie fragilità, le rivalità personali si trasformano in strategie militari. È una stagione che abbandona ogni esitazione e porta i protagonisti in territori narrativi più oscuri, dove la ricerca del potere non passa soltanto attraverso i campi di battaglia, ma soprattutto attraverso la manipolazione, il calcolo politico e il tradimento.

Allo stesso tempo, però, la serie sembra aver compreso che il pubblico attendeva da tempo anche una maggiore spettacolarità. Dopo due stagioni in cui la preparazione del conflitto aveva occupato gran parte dello spazio narrativo, questo terzo capitolo trova finalmente il coraggio di mettere in scena le conseguenze della guerra su una scala molto più ampia. Il risultato è una stagione che appare più ambiziosa sotto ogni punto di vista, capace di alternare lunghe sequenze di confronto politico a momenti di grande impatto visivo senza perdere il controllo del racconto. Emblematica, da questo punto di vista, è la straordinaria battaglia che apre la stagione. Lo scontro che coinvolge draghi, flotte e combattimenti via mare rappresenta probabilmente uno dei momenti più impressionanti mai realizzati dalla serie.

Ciò che rende particolarmente interessante questa prima metà di stagione è il modo in cui la spettacolarità non soffoca mai il dramma dei personaggi. Dietro ogni battaglia, ogni complotto e ogni conquista continua infatti a emergere la natura profondamente tragica della storia dei Targaryen, una famiglia che, nel tentativo di preservare il proprio potere, sembra ormai avviata verso un destino inevitabile di autodistruzione. Sarebbe prematuro trarre conclusioni definitive avendo visto soltanto i primi quattro episodi, ma la sensazione è che House of the Dragon possa essere di fronte alla sua stagione più ambiziosa e spettacolare. Senza entrare nel territorio degli spoiler, questa prima metà lascia intravedere sviluppi destinati a ridefinire gli equilibri della serie e a portare la Danza dei Draghi verso conseguenze sempre più devastanti. Chi ha letto Fuoco e Sangue probabilmente sa già quali eventi si profilano all’orizzonte, ma uno dei maggiori punti di forza dell’adattamento HBO continua a essere proprio la sua capacità di sorprendere anche chi conosce perfettamente il materiale originale.

Quello che sicuramente si comprende da questi primi quattro episodi è un inizio di stagione in grandissimo stile. La scrittura appare più matura e sicura, le interpretazioni continuano a essere uno dei punti di forza dell’intera produzione e la messa in scena raggiunge livelli che poche serie televisive contemporanee possono permettersi. Ogni elemento sembra contribuire alla costruzione di un racconto sempre più cupo e tragico, in cui il peso delle scelte compiute nelle stagioni precedenti si riflette ormai su ogni personaggio. Se queste sono le premesse, la terza stagione ha tutte le carte in regola per rappresentare uno dei capitoli più importanti dell’intera saga di Westeros. A noi non resta che continuare la visione e lasciarci trascinare sempre più in profondità nel lato più oscuro della storia dei Targaryen.


La terza stagione di House of the Dragon arriva su HBO Max a partire dal 22 giugno. Ecco il trailer della serie:

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