Tra i titoli più interessanti proposti dal panorama spagnolo arriva di prepotenza il film distopico Il Buco (El hoyo, in lingua originale), una cruda e multiforme rappresentazione dell’animo umano diretta dal regista basco Galder Gaztelu-Urrutia e distribuita da Netflix.
La premessa è davvero interessante e accattivante, un uomo di nome Goreng (Iván Massagué, che abbiamo già conosciuto in un ruolo marginale ne Il labirinto del fauno, di Guillermo del Toro) si risveglia al 48° livello della struttura penitenziaria denominata “il buco”, a causa dell’enorme tunnel verticale che divide i livelli, all’apparenza infiniti. La funzione di cicerone è affidata all’anziano compagno di cella di Goreng, Trimagasi (Zorion Eguileor), che spiega al neo arrivato le regole e le funzionalità della struttura: ogni giorno, al centro del buco viene calata una piattaforma stracolma di cibo dal livello 0 e, man mano che la piattaforma viene calata attraverso i piani del penitenziaria, i detenuti sono liberi di servirsi per pochi minuti di tutto il cibo che vogliono. O di quel che ne rimane.
Senza alcun dubbio, ciò che salta più all’occhio per gli amanti del genere distopico è l’influenza del romanzo Il Condominio (High Rise) di J.G. Ballard, da cui è stato tratto il film High Rise – La rivolta diretto da Ben Wheatley e con protagonista Tom Hiddleston, che presenta la medesima tematica di fondo, seppur in modo diverso a suo modo: ne consiglio la lettura, qualora dovreste apprezzare il film di cui stiamo parlando. La pellicola spagnola inoltre ricalca, anche ampliandolo in determinati tratti, il tema dell’homo homini lupus coniato dal commediografo latino Plauto, ovvero il principio secondo il quale l’uomo si rivelerebbe egoista per natura pensando solamente alla propria sopravvivenza non curandosi minimamente della sorte di chi gli è inferiore: la struttura verticale del buco esaspera il concetto di disuguaglianza sociale scagliandovi addosso anche una feroce critica, neanche troppo velata, anzi, al sistema capitalista, che prospera, appunto, grazie alla competizione sfrenata e alla mancanza di uguaglianza.
Il regista Galder Gaztelu-Urrutia confeziona un’opera estremamente gradevole e ansiogena al tempo stesso, dosando la tensione delle atmosfere claustrofobiche e mortifere del penitenziario in 94 minuti di stillicidio dalla buonissima regia: l’opera ha ricevuto critiche piuttosto positive, venendo premiata con il People’s Choice Award al Toronto International Film Festival nella sezione Midnight Madness, seguendo le orme di pellicole come What we do in the shadows e The Raid, ricevendo una triade di premi al Festival del cinema di Sitges (miglior regista esordiente, migliori effetti speciali e premio del pubblico) e vincendo il premio per i migliori effetti speciali ai prestigiosi premi Goya.
Ciò che stupisce della pellicola, oltre al lato tecnico veramente a corto di difetti, che garantisce un’immersione veramente totale, è la scrittura dei personaggi e della vicenda: senza andare troppo a spoilerare, quindi muovendomi sul filo del rasoio, tanto Goreng che Trimagasi, ma anche il resto degli internati di cui faremo la conoscenza, si riveleranno personaggi tutt’altro che piatti, capaci di far trasparire la loro personalità anche grazie solo ad un gesto, uno sguardo o ad una minuscola parolina. La lotta psicologica tra Goreng e Trimagasi, tra Goreng e tutto ciò che il buco rappresenta è la lotta dell’uomo dotato di cultura (il nostro protagonista decide, appunto, di portare con sé nella struttura nient’altro che un libro, il Don Chisciotte di Cervantes) e il capitale imperante, un capitalismo che illude l’uomo, che lo costringe ad entrare nella sua struttura capitale e che distribuisce la ricchezza, il cibo, in modo casuale, ma senza mai cambiare il vertice della piramide.
Per quanto le intenzioni del più puro degli uomini siano quasi messianiche, Goreng opera una discentio ad inferos antifrasticamente opposta a quella cristiana, in cui i più puri si trovano in basso: ciò che resta a Goreng, idealista ed esistenzialista sull’orlo di perdersi, è un messaggio di speranza, un messaggio di amore, di razionalità e di comune fratellanza, di una società non più verticale, ma orizzontale, dove ogni disuguaglianza venga livellata, come su di una piattaforma. Ovvio.
Il Buco (El Hoyo) di Galder Gaztelu-Urrutia è ora disponibile in streaming su Netflix. Di seguito potete visionare il trailer ufficiale del film:
















