Per festeggiare i 50 anni di carriera gli Iron Maiden arrivano al cinema con un docufilm che racconta la loro leggendaria storia, intitolato “Burning Ambition”. Noi di RedCapes lo abbiamo visto in anteprima e questa è la nostra recensione.
Se c’è una band che non ha il minimo bisogno di presentazioni quelli sono proprio gli Iron Maiden. Vere e proprie leggente viventi del Metal i Maiden, sin dal 75, anno della loro formazione, non si sono mai fermati e tutt’oggi riempiono arene e stadi in tutto il mondo con un seguito di fan fedelissimi e in continua crescita. La band, capitanata dal bassista Steve Harris, è entrata nell’immaginario comune non solo per la sua musica travolgente, ma anche grazie alla sua mascotte Eddie The Head che appare su ogni copertina dei loro album ed è, senza ombra di dubbio, un membro della Band tanto quanto tutti i musicisti che la compongono.
Arrivati a 50 anni di carriera i Maiden hanno deciso di festeggiare portando al cinema un documentario che racconta i momenti salienti della loro carriera, alternando pezzi di repertorio con il voice over di tutti i membri della band alle testimonianze dei fan che, in questo caso, sono il motore che alimenta il documentario. Sono infatti i fan i veri protagonisti di questo biopic che, raccontando le loro esperienze e cosa la musica dei Maiden rappresenta per loro, creano il ponte tra questi dei del Metal e lo spettatore.
Ma è possibile raccontare 50 anni di carriera in solo un’ora e quarantasette di tempo? Non proprio. “Burning Ambition” sembra, più che un prodotto per i fan sfegatati della band, un film fatto per quelli dell’ultima ora, magari quelli arrivati dopo aver sentito “The Trooper” nel series finale di Stranger Things o qualcuno che sì, magari qualche brano lo ha ascoltato, ma non è mai stato un fan accanito della band.
I fan di lunga data potrebbero rimanere delusi da questo documentario, sia perchè alla fine le informazioni nuove sono poche, sia perchè in alcuni punti ci sono dei veri e propri momenti nei quali si ritroveranno a dire “Ma cosa? Questa cosa non è assolutamente vera!”.
Le interviste ai fan, inoltre, risultano un’arma a doppio taglio. Se da una parte alcune restituiscono l’amore per la band e le sensazioni che ogni fan dei Maiden prova, altre sono fin troppo di parte e vengono dette cose che faranno alzare ben più di un sopracciglio ai fan storici della band. Il resto del documentario invece è un collage di vecchi documentari degli Iron Maiden rimontati in maniera tale da creare una narrazione ma il tutto risulta abbastanza raffazzonato e veloce.
Ma forse, come detto in precedenza, il vero problema di “Burning Ambition” è quello di un po’ tutte le biopic musicali che stanno uscendo negli ultimi anni: i protagonisti sono infallibili e, anche quando cadono, si rialzano facilmente e senza troppi sforzi perchè alla fine sono i migliori. Il docufilm infatti non riesce a rendere umani i membri della band e tutte le difficoltà, i litigi e l’ottovolante che è stata la carriera degli Iron Maiden tra successi, declino e rinascita, elementi che passano totalmente in sordina, dando allo spettatore un racconto scialbo e senza mordente.
“Burning Ambition” è un documentario molto sommario che, seppur con qualche chicca, purtroppo non approfondisce appieno la storia della band, restituendo un viaggio fatto di successi continui senza mostrare l’umanità dietro gli Dei che vediamo sul palco o che i fan idolatrano. I fan dell’ultima ora, o i meno accaniti, potrebbero rimanere soddisfatti ma, per quelli storici che conoscono a menadito ogni canzone di ogni album, forse non è il miglior prodotto per riscoprire l’amore per la propria band preferita.
Iron Maiden: Burning Ambition è al cinema con Universal Pictures. Ecco il trailer:















