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J.R.R Tolkien e il Sindarin: rivoluzionare la letteratura moderna attraverso le lingue inventate

  • di Marco Travicelli Sciarra
  • Aprile 29, 2017
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Ciò che il professor Tokien ci ha regalato, è sicuramente un vasto universo fatto di storie, creature magiche, lingue inventate e nuovi mondi.  Egli fu un professore di lingua e letteratura inglese all’Università di Oxford per un lungo periodo, durante il quale ebbe modo di collaborare alla creazione del  New Oxford English Dictionary. Insieme a C.S. Lewis, del quale fu molto amico, fondò inoltre il gruppo letterario di nome Inklings.

Tra le sue opere più importanti e conosciute, troviamo Il Signore Degli Anelli, lo Hobbit e il Silmarillion, le quali formano un universo di storie ambientate nello stesso mondo e nei quali troviamo una moltitudine di linguaggi fittizi, forse la parte più importante dei suoi lavori. Le sue opere, si dividono inoltre in saggi filologici, racconti legati alla Terra della Mezzo, racconti brevi. Per citarne alcuni, abbiamo i “Racconti Ritrovati”, “Racconti Perduti” e “Racconti Incompiuti”.

Tornando alla questione delle lingue inventate, Tokien inventò parecchi linguaggi per dare un maggior realismo alle opere, ma soprattutto ai personaggi. Essi infatti parlano molte lingue a seconda della loro specie: abbiamo gli Elfi, le cui lingue sono il Sindarin ( Grigio Elfico), Quenya (che fu in seguito vietata), Telerin e così via, oppure abbiamo il linguaggio nero, il quale fu creato da Sauron e che troviamo sull‘Unico Anello con l’iscrizione:

             “Ash nazg durbatulûk, ash nazg gimbatul,ash nazg thrakatulûk, agh burzum-ishi krimpatul.”

Ovvero:

           “Un anello per domarli, un anello per trovarli, Un anello per ghermirli e nel buio incatenarli.”

Queste lingue, hanno inoltre un alfabeto tutto loro, infatti questa iscrizione è scritta in questo modo:

tolkien

Dal momento che le lingue di Tolkien sono moltissime e servirebbe un grosso approfondimento per ognuna di loro, ci concentreremo sul Sindarin, una delle lingue più importanti e più parlate dagli Elfi.

Come già accennato, Tolkien immaginò il Sindarin come la fine del prodotto della storia ambientata nel suo mondo immaginario – o secondario – .  Essa fu originariamente una lingua elfica le cui radici derivavano dai primi Quendi (nome originario degli Elfi stessi, il cui significato era “Il Popolo“). Inizialmente i Quendi parlavano una sola lingua di loro creazione, ma erano tuttavia divisi in tre clan, ognuno dei quali ha poi sviluppato il proprio dialetto. Questi clan erano i Minyar (chiamati anche Vanyar), i Tatyar (o Noldor) e i Nelyar (in Quenya Lindar, cioè “cantanti”,“coloro che parlano con voci”). Tutto ciò, ha poi sviluppato una reazione a catena che ha dato vita a parecchie lingue tutte basate sul Sindarin:

tolkien

Curiosità: Per interpretare il ruolo di Arwen, Legolas e tutti gli altri Elfi, gli attori sono stati sottoposti a delle vere e proprie lezioni di Sindarin, infatti ancora oggi lo parlano:

Ecco inoltre, una bellissima scena tratta da “Le Due Torri” nella quale Arwen e Aragorn parlano il Sindarin:

A tal proposito, ho deciso di intervistare Francesco Scarlata, admin della pagina Facebook “Tolkien e le lingue elfiche“, ma anche autore di libri riguardanti questo universo come “ Tolkien e Le Lingue Elfiche”, “Introduzione all’Elfico Sindarin“, “Tolkien e La Magia Della Parola” e “Introduzione al Silmarillion“, il quale ci spiegherà inoltre che è possibile imparare a parlare questa lingua.

1) Quante lingue esistono nell’Universo di Tolkien?

La passione per i suoni e le parole portò Tolkien a pensare ad almeno una decina di linguaggi immaginari. È bene però precisare che un linguaggio è tale solo se esso è codificato, cioè se oltre al vocabolario esistono anche le regole per mettere insieme le parole in una frase di senso compiuto. Stando a questa definizione, possiamo dire che i linguaggi immaginari “realmente” esistenti nell’universo tolkieniano sono due: il Quenya, o Alto Elfico, basato fondamentalmente sul finlandese, e il Sindarin, o Grigio Elfico, ricco di atmosfere celtiche e strutture linguistiche tipiche del gallese.

2) Qual è il primo libro che hai scritto e cosa ti ha spinto a farlo?

Il primo libro è stato “Tolkien e le lingue elfiche”, pubblicato nel 2015 in formato digitale. L’ho scritto per tentare di avvicinarmi a Tolkien dalla sua stessa prospettiva. Per il Professore le lingue elfiche costituivano il fondamento della mitologia, le radici che avrebbero disegnato e fatto crescere i sentieri della Terra di Mezzo. Leggere Tolkien al meglio significa essere consapevoli di questo fatto. I nomi dei personaggi e dei luoghi presenti nel “Signore degli Anelli” sono quasi tutti costruiti sulla base di un vocabolario elfico preesistente. Ebbene, se Tolkien non avesse inventato il Quenya e il Sindarin prima di raccontare le storie, tutti quei nomi non avrebbero significato niente agli occhi dei lettori, e l’interpretazione della Terra di Mezzo sarebbe stata completamente diversa. La bellezza dello studio dell’elfico non sta soltanto nella voglia di imparare a parlare e a scrivere come facevano gli Elfi, ma soprattutto nel comprendere il ruolo delle lingue nella narrazione.

3) Parli il sindarin? Come l’hai imparato?

Il Sindarin lo adoro, letteralmente! È una lingua carica di magia e di sogni, e sentirla nei film di Peter Jackson è ogni volta un’esperienza unica. Lo parlo e lo scrivo grazie al manuale di David Salo “A Gateway to Sindarin”. Salo è l’esperto che ha curato i dialoghi elfici nelle due trilogie cinematografiche. Il suo libro, chiaro e completo, è oggetto di critica da parte dei tolkieniani più puri. Io invece apprezzo tantissimo il coraggio dell’autore nell’aver saputo affrontare e divulgare una questione molto complessa a causa della frammentarietà del materiale originale.

4) Pensi che il Sindarin sia una lingua accessibile a tutti?

Il Sindarin è decisamente accessibile a tutti! Non è una lingua flessiva, quindi il ruolo occupato da un sostantivo all’interno della frase è determinato dalla sua posizione, come in italiano. Il Quenya, al contrario, prevede le declinazioni, essendo in questo più vicino al greco e al latino. Il vocabolario del Sindarin non è molto esteso, per cui sarebbe impossibile utilizzarlo nella vita di tutti i giorni; questo però non vuol dire che non si possa scrivere una poesia o una dedica o ancora un augurio. Ricevo spesso richieste di traduzioni, ed è un piacere vedere quanto possa essere significativo scegliere la forma più adeguata, o semplicemente più bella, per dire qualcosa.

5) In che modo pensi che Tolkien abbia rivoluzionato la narrativa contemporanea?

Domanda interessantissima! Tolkien, grazie alle lingue elfiche, ci dimostrato cosa significa scrivere una storia perfetta, talmente perfetta da essere elevata a mito, nel senso più forte del termine. Come il Professore stesso spiegò in una conferenza intitolata “Sulle Fiabe” (1939), il Mondo Fantastico (chiamato Secondario) deve avere una realtà propria e indipendente dal nostro mondo (detto Primario). Essendo il linguaggio una creazione umana, appartenente quindi al nostro mondo, il Fantastico ha bisogno di un nuovo linguaggio per potersi esprimere ed essere presentato come autentico. È per questo che nel “Silmarillion” sono gli Elfi le prime creature a parlare: non esiste parola prima della parola loro. Non solo Tolkien crea le lingue elfiche, ma stabilisce quindi, più di ogni altra cosa, che gli Elfi stessi siano i primi a trasmettere nel tempo il pensiero. Non è Tolkien a raccontare la Guerra dell’Anello; l’autore si fa da parte, non inventa e presenta se stesso soltanto come un traduttore (ricordate il Libro Rosso dei Confini Occidentali…?). Questa è la storia perfetta: è la storia che non ha autori ma soltanto protagonisti, come nel mito greco; è la storia accaduta perché qualcun altro l’ha già raccontata.

Come imparare, quindi, questa lingua? La risposta è abbastanza facile: se nella vostra città/università si trova un qualsiasi esperto di questo universo che impartisce lezioni o propone workshop o seminari, beh, siete fortunati. Ma vi dirò di più: è possibile imparare questa lingua da autodidatta grazie al libro “A Gateaway to Sindarin” scritto da David Salo (e come ha già accennato Francesco Scarlata, egli fu un professore di Linguistica all’Università del Wisconsin e fu inoltre il primo punto di riferimento di Peter Jackson in persona durante le riprese de “Il Signore Degli Anelli.”) Quindi, se volete avventurarvi in questo magnifico mondo, ve lo consigliamo vivamente.

  Chiudiamo questo speciale, con un audio nel quale Tolkien in persona recita il poema “Namárië”(in Quanya)  interpretato da Galadriel nel capitolo “Addio a Lórien” ne “Il Signore Degli Anelli”:

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