Il panorama degli shonen giapponesi è da sempre ricco di titoli che, in un ciclo pressoché infinito, diventano delle hit a livello mondiale: se la prima decade degli anni 2000 è stata dominata dall’infinito ed intramontabile One Piece, da Naruto, Bleach e Hunter X Hunter, la decade successiva ha visto l’ascesa de L’Attacco dei Giganti, My Hero Academia, Black Clover e Nanatsu No Taizai – The Seven Deadly Sins, questa nuova decade del millennio ha tra i titoli di punta sicuramente Demon Slayer e Jujutsu Kaisen; a questi due, nell’ultimo anno e mezzo possiamo sicuramente aggiungere Kaiju No.8, il nuovo manga di Naoya Matsumoto, una hit che, fin dalle prime battute, ha mostrato tutte quelle caratteristiche in grado di far assurgere un titolo a fenomeno mediatico a livello globale.
Kafka Hibino ha 32 anni e fa parte di una squadra speciale addetta allo smantellamento dei resti dei Kaiju, che vengono uccisi dalle forze di difesa. Kafka è amico d’infanzia di Mina Ashiro. I due, tempo addietro, si promisero di entrare nel corpo delle forze di difesa e proteggere il Giappone dai Kaiju. Hibino non riuscì a superare l’esame di ammissione, abbandonando i suoi sogni. Mina, mantenendo la promessa, divenne invece il capitano della III divisione del corpo delle forze di difesa. Un giorno, Kafka affronta uno strano Kaiju con il quale si fonde. Da quel momento il giovane acquisisce la capacità di trasformarsi nel Kaiju numero 8, ottenendo particolari abilità.
Fin dalle primissime pagine di questi primi due volumi editi in Italia da Star Comics, Kaiju No.8 mette in tavola tutti gli elementi di cui sopra: un protagonista, non troppo “figo” dal principio, ma che in breve tempo mette in mostra tutti i tratti del potenziale eroe; una serie di personaggi di contorno, sia comprimari del protagonista, sia rivali, che rispecchiano abbastanza gli stereotipi classici già visti in altre produzioni del genere; abbiamo la classica tsundere, Kikoru Shinomiya, super talentuosa e dal carattere scontroso; il primo mentore del nostro eroe, Soshiro Hoshina, inquietante, brillante ed affidabile; Leno Ichikawa, co-protagonista, che ricorderà sicuramente Genos di One Punch Man.
Ed è proprio il manga di One e di Yusuke Murata che possiamo annoverare tra le principali influenze di Kaiju No.8: le dinamiche del duo Ichikawa-Hibino, infatti, ricordano molto il duo Saitama/Genos, che stemperano con diverse scene comiche anche le scene più serie. I riferimenti, voluti o involontari, alle grandi opere del genere, sono molteplici, ben dosati e mai troppo “a rischio plagio”: Matsumoto mescola in maniera decisamente efficace tematiche che possiamo trovare in Naruto (il fallito che diventa eroe e che cerca di superare i propri limiti per il bene altrui), in L’Attacco dei Giganti (mostri giganteschi che minacciano l’umanità, tematica tipica di tantissime opere giapponesi e, d’altronde, si parla di Kaiju, corpi speciali dell’esercito con tutte le relative dinamiche interne e di competizione tra team), e così via. E’ giusto però ribadire che tutto quello che abbiamo visto in questi primi due volumi è tutto tranne che un plagio, anzi: come ben sanno i lettori di un determinato tipo di shonen manga, alcune caratteristiche e alcuni cliché sono quasi imprescindibili anche nelle opere più originali, essendo opere dedicate ad uno specifico target di pubblico. Il lavoro svolto da Matsumoto, sotto questo punto di vista, è eccellente, in grado di farsi apprezzare sia da un lettore alle prime armi, che rimarrà sicuramente affascinato dalla storia e dai personaggi, sia dal lettore più navigato che, dopo un primo momento in cui sentirà di star leggendo qualcosa che sa di già visto, si divertirà a vedere come l’autore di Kaiju No.8 abbia rimescolato elementi presi un po’ ovunque dando loro la sua particolare impronta.
Quello che poi colpisce del lavoro dell’autore di Pochi Kuro e Nekowappa! è la pulitissima padronanza della narrazione per immagini: sicuramente influenzato da Hiromu Arakawa e Atsushi Ōkubo, il mangaka quarantenne mette inscena qualsiasi situazione, dal combattimento più dinamico alla scena più comica, con una pulizia, sia nel tratto, sia nelle inquadrature, che faranno felici gli amanti di un certo tipo di disegno; ulteriore punto di forza il character design che, in linea con quanto detto per la parte di scrittura, riesce a mescolare sapientemente elementi molto classici e presi dai grandi successi del passato ma senza sfociare nel plagio; in un panorama come quello degli shonen d’azione, questo è decisamente un punto a favore. Ovviamente, su tutti troneggia il character design del Kaiju numero 8, davvero splendido e funzionale alla trama e agli sviluppi delle vicende del personaggio di Kafka.
In conclusione, questi primi due volumi di Kaiju No.8 mette in mostra tutti gli elementi che lasciano pensare ad una hit mondiale: se, come nel caso di altri illustri colleghi, il manga verrà trasposto in serie animata, possiamo star tranquilli che, nel giro di breve tempo, il nuovo lavoro di Naoya Matsumoto diventerà un successo planetario alla pari di Demon Slayer.
















