La casa – Il rogo del male arriva al cinema l’8 luglio, distribuito da Sony Pictures, riportando sul grande schermo uno dei franchise horror iconici del cinema. A dirigere il film è Sébastien Vaniček, regista francese rivelazione del genere dopo Vermines, che prosegue il percorso di rinnovamento iniziato con il remake del 2013 e proseguito con La casa – Il risveglio del male. Nel cast: Souheila Yacoub, Tandi Wright, Hunter Doohan, Maude Davey e Luciane Buchanan. Abbiamo visto il film in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.

La vicenda segue Alice che, dopo la morte del marito, si trasferisce insieme alla figlia nella remota casa della famiglia del compagno per affrontare il lutto. Quello che dovrebbe rappresentare un nuovo inizio si trasforma però ben presto in un incubo quando un’antica presenza malvagia riemerge, impossessandosi dei membri della famiglia e dando vita a una spirale di violenza e possessioni. Per sopravvivere, la protagonista dovrà confrontarsi non solo con i Deadites, ma anche con il peso di un dolore che sembra destinato a non trovare mai pace.

Partiamo subito col dire che La casa – Il rogo del male è probabilmente il capitolo più distante dall’identità del franchise mai realizzato. Non soltanto sul piano narrativo, ma soprattutto su quello tematico, il film sembra infatti rinunciare a gran parte degli elementi che negli anni hanno definito l’universo creato da Sam Raimi, scegliendo di percorrere una strada che solo in superficie conserva un legame con la saga. Le immancabili citazioni, alcuni oggetti iconici e riferimenti disseminati qua e là funzionano più come richiami rivolti ai fan che come veri tasselli di un immaginario condiviso. Da soli, però, non bastano a far percepire il film come un autentico capitolo del franchise. Il Necronomicon, i Deadites e alcuni elementi dell’iconografia storica sono presenti, ma vengono inseriti all’interno di una struttura narrativa che sembra interessata a raccontare altro, perdendo progressivamente quella personalità unica che ha sempre distinto la serie.

Paradossalmente, La casa – Il rogo del male avrebbe probabilmente funzionato meglio se si fosse presentato semplicemente come un horror originale sulle possessioni, senza dover necessariamente richiamare il nome di La casa. Liberato dal peso del confronto con un franchise del genere, il film avrebbe potuto valorizzare maggiormente la propria identità.

Sotto questo aspetto, il lavoro di Sébastien Vaniček ha una sua precisa coerenza. L’orrore soprannaturale diventa il mezzo attraverso cui raccontare dinamiche dolorose, affrontando temi come i rapporti familiari, il trauma e soprattutto la violenza che si consuma all’interno delle mura domestiche. Il film prova anche a riflettere su una mascolinità tossica che si tramanda di generazione in generazione, trasformando il nucleo familiare in un luogo di sopraffazione prima ancora che di protezione. Pur senza raggiungere una particolare profondità, questi elementi rappresentano l’aspetto più interessante dell’opera, perché riescono a dare un significato all’orrore e a distinguerla da molti horror contemporanei costruiti esclusivamente sull’effetto shock.

Anche sul piano della messa in scena emergono alcune delle maggiori criticità del film. Al netto dell’impianto splatter e del gore, che rimangono tra gli elementi più riusciti e riconoscibili della saga, Sébastien Vaniček costruisce una regia costantemente sopra le righe, caratterizzata da un susseguirsi incessante di inquadrature, movimenti convulsi e sequenze montate a ritmo serrato. La macchina da presa, quasi sempre a mano, segue i personaggi con un’irrequietezza continua, oscillando, inseguendo e deformando lo spazio fino a trasformare ogni scena in un’esperienza volutamente caotica.

Si tratta di una scelta stilistica che, se dosata con maggiore equilibrio, avrebbe potuto amplificare il senso di oppressione e l’instabilità vissuta dai protagonisti. Qui, invece, finisce spesso per produrre l’effetto opposto. L’eccesso di stimoli visivi e il montaggio frenetico disorientano lo spettatore non tanto perché lo immergono nell’incubo, quanto perché rendono difficile trovare un punto di riferimento all’interno dell’azione.  Se gli spunti tematici rappresentano l’aspetto più convincente dell’opera, è invece la costruzione della storia a lasciare maggiori perplessità. Per un occhio attento, impossibile non notare che La casa – Il rogo del male guardi con insistenza a un riferimento cinematografico ben preciso, Ready or Not, richiamandone non soltanto alcune dinamiche narrative legate alla famiglia e ai suoi rituali, ma anche diverse soluzioni visive e d’immagine.

Il problema non è tanto il dialogo con un’opera precedente, quanto il fatto che questi richiami finiscono per essere più evidenti della personalità del film stesso. Anziché rielaborare quelle suggestioni in qualcosa di realmente nuovo, La casa – Il rogo del male sembra in più occasioni rincorrerle, lasciando che il confronto con Ready or Not diventi uno degli elementi più immediati della sua identità. Ed è un peccato, perché il franchise non ha mai avuto bisogno di cercare altrove la propria cifra stilistica. Nel corso dei decenni ha saputo costruire un immaginario preciso, riconoscibile e influente, tanto sul piano visivo quanto su quello tematico, diventando esso stesso un punto di riferimento per il cinema horror contemporaneo.

La casa – Il rogo del male è, in definitiva, un horror capace di proporre riflessioni interessanti e di affrontare con discreta convinzione temi come la violenza domestica, i rapporti familiari e la mascolinità tossica, dimostrando che dietro l’eccesso visivo esiste un’idea di cinema ben precisa. Allo stesso tempo, però, è anche un film che fatica a giustificare la propria appartenenza al franchise. Le citazioni alla saga non bastano a restituire quella personalità che ha reso La casa un punto di riferimento del genere, mentre una regia spesso eccessiva e una storia che richiama fin troppo apertamente immaginari recenti finiscono per limitarne l’efficacia.


La Casa: Il Rogo del Male arriva al cinema a partire dall’8 luglio. Ecco il trailer del film:

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