Bao Publishing continua a pubblicare la nuova edizione de La Lega degli Straordinari Gentlemen di Alan Moore: questa volta tocca alle avventure del secondo Capitano Nemo.
Nemo segue la figlia del Capitano Nemo, Janni Dakkar che, dopo aver sostituito il padre a capo del Nautilus, ha continuato la leggenda del Capitano e dei suoi pirati. Tutto procede al meglio fino a quando non incontra sulla sua strada la regina immortale di Korr, Ayesha. Le due donne inizieranno così una personale battaglia che porterà Nemo sull’altopiano dell’Antartide vicino alle montagne della Follia dove incontrerà creature oscure e popoli misteriosi, oltre che avventurieri mandati dalla stessa Ayesha. Passeranno gli anni e Janni, ora impegnata a combattere il Reichstagg, viene condotta ad una Berlino meccanica; persino la vecchiaia del secondo capitano Nemo sarà segnata dal conflitto con Ayesha che ora è molto più personale di quando è iniziato.
Alan Moore è un amante della letteratura classica e anche del cinema e questo è molto evidente, non solo durante la lettura di qualsiasi volume della Lega degli Straordinari Gentlemen, ma soprattutto in questo volume. Infatti, sin dal primo racconto, Cuore di Ghiaccio, sono evidenti le citazioni a Lovecraft e non solo. Il primo racconto ci porta alla conoscenza del nuovo capitano e di come sia completamente diverso dal padre e proprio la stessa missione intrapresa in questa storia è un’eredità ricevuta direttamente da Nemo I. Proprio in Cuore di Ghiaccio arriviamo a capire il rapporto tra il capitano e Janni e come la donna stia cercando di costruire la sua leggenda lontana dall’ombra del padre. Il secondo racconto, Le Rose di Berlino, ci porta in una città meccanica e futuristica, che deve tanto al Metropolis di Fritz Lang, sia per il design degli edifici che per il grande nemico che sta dando del filo da torcere a Janni. Ma Lang non è l’unico che ha immaginato una futuribile distopia: anche George Orwell lo aveva fatto, tanto che sia l’uso della propaganda che alcune delle battute ricordano molto il suo classico, 1984. L’azione che Moore e Kevin O’Neill mettono in gioco è dirompente, il lettore viene così portato a sfogliare pagina dopo pagina per vedere non solo come i pirati ne usciranno anche stavolta, ma quanto la storia possa diventare ancora più pazza. Già dal primo racconto ci si rende conto come il mischiare elementi reali e fittizi di Moore e O’Neill abbia reso unico questo racconto: il lettore segue la storia, ne è catturato ed affascinato allo stesso tempo, seppur straniato. Proprio per il quantitativo di citazioni e world building non è per nulla scontato che il lettore riesca a seguire tutto alla perfezione e grazie a Bao, che la segnala ad inizio volume, abbiamo una pagina che raccoglie tutte le citazioni presenti nella serie (ahimé in Inglese) ma che è stata davvero utile per la lettura, sopratutto perché vengono dallo studioso di Alan Moore, Jesse Nevins.
La pagina in questione contiene spiegazioni e riferimenti alle varie citazioni, relative a Cuore di Ghiacchio, Rosa di Berlino e Fiume di Spettri, ed è un approfondimento davvero interessante per chiunque voglia addentrarsi maggiormente nella miriade di dettagli che non possono essere colti ad una prima lettura.
Nemo, seppur rappresenti forse il meno riuscito dei lavori di Moore sul mondo della Lega degli Straordinari Gentlemen, risulta un buon fumetto pieno di idee e divertenti soluzioni narrative e non, che citano non solo il cinema ma anche la letteratura. Si conferma quindi anche questo un fumetto che sicuramente non può essere letto con leggerezza, ma al quale bisogna attenzione, perché tutto ha un doppio significato e perdersene anche solo uno sarebbe un grande peccato.
















