Qualche anno fa, nel 2014, è uscito un film che con gli anni è diventato un caso e soprattutto un cult nazionale: Smetto Quando Voglio, una commedia italiana che univa al proprio genere action-comedy in salsa italiana anche una fortissima critica alla società del Bel Paese e al mondo del lavoro. Nel 2017 sono usciti ben due sequel di quel film, Masterclass e Ad Honorem, che però non hanno avuto lo stesso successo commerciale e di pubblico del primo film. Tuttavia, le due nuove pellicole, esattamente come la prima, hanno aiutato sicuramente a far aumentare il nome del regista. Si sta parlando ovviamente di Sydney Sibilia che, grazie alla saga di Smetto Quando Voglio, infatti, è riuscito a farsi conoscere nel panorama nazionale e internazionale e ha portato una bella ventata di aria fresca in un mercato cinematografico italiano che da troppo tempo, forse, stava ristagnando sui soliti concetti e sui soliti generi.

Dopo la chiusura di Ad Honorem c’era grande curiosità e attesa per la sua nuova prova registica, perché sarebbe stata sostanzialmente la più classica delle prove del nove: le sue qualità da regista, al di fuori di Smetto Quando Voglio, sarebbero state confermate o smentite? Ebbene, l’uscita su Netflix de L’incredibile storia dell’Isola delle Rose capita proprio ad hoc.

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose è il quarto lungometraggio di Sibilia e racconta la storia vera Giorgio Rosa (Elio Germano), un ingegnere che nel 1968 costruisce la propria isola al largo delle coste italiane e la dichiara una nazione, attirando l’attenzione del mondo. Quando il governo italiano dichiara nemico il nuovo stato, per l’uomo cominciano i guai. Il film arriva direttamente su Netflix, ma sarebbe stato fantastico poterlo ammirare sul grande schermo perché, come i suoi precedenti lavori, Sibilia riesce a curare moltissimi aspetti nella regia. Aspetti che certamente avrebbero meritato una visione in sala cinematografica. Il regista dimostra infatti di sapere perfettamente costruire un film e di saper mettere al servizio della pellicola una regia consapevole e ben costruita.

Come per i lavori precedenti anche questo film ha un cast e un impianto tecnico decisamente alto, soprattutto se si pensa ad altre produzioni italiane la cui asticella qualitativa è decisamente più bassa, se confrontata a L’incredibile storia dell’Isola delle Rose. Tra i protagonisti Elio Germano, Matilda De Angelis, Fabrizio Bentivoglio, Luca Zingaretti, Andrea Pennacchi e anche Tom Wlaschiha e Francois Cluzet. Tra quelli che riuscirebbero, anche da soli, a portare avanti la pellicola c’è sicuramente Germano, interprete del protagonista indiscusso Giorgio, che anche qui conferma nuovamente la sua bravura come attore. Degna di nota anche l’interpretazione di Bentivoglio, che interpreta un politico che andrà contro Rosa. Al netto dell’ottima interpretazione, è un peccato constatare che l’attore non si sia discostato troppo, a livello di caratterizzazione, dal ruolo che ha ricoperto in LORO di Paolo Sorrentino. Tutto sommato buone e da menzionare le prove di Tom Wlaschiha (il Jaqen H’ghar di Game of Thrones) e Francois Cluzet.

La cosa in cui Sibilia probabilmente sbaglia è il non essere riuscito a creare questa volta dei personaggi memorabili. Con il primo Smetto Quando Voglio aveva conferito ad ognuno dei suoi 7 personaggi una caratterizzazione e un ruolo funzionale alla storia. In questo suo nuovo lavoro non è possibile ritrovare la stessa bravura: i personaggi non restano impressi e durante i titoli di coda non riescono a lasciare quella sensazione di profondità che aveva caratterizzato Pietro Zinni e la sua banda. Solo in alcuni casi i personaggi di Germano e di Bentivoglio riescono a rendersi protagonisti di scene che potrebbero lasciare il segno.

Ciò che convince decisamente di più sono le ambientazioni e la scenografia messa in gioco. Per quanto sia un’affermazione non piacevole, in alcuni frangenti non si ha la sensazione di essere davanti ad un film italiano, nonostante la materia sia chiaramente una storia nostrana. Il comparto tecnico come, tra gli altri, fotografia, montaggio e costumi, aiutano moltissimo la narrazione e le donano una grandissima forza che riesce a compensare una sceneggiatura a volte traballante e dei personaggi non del tutto riusciti. La nota più dolente, forse, se si paragona il film alla trilogia sulla Banda dei Ricercatori, è da ritrovarsi nella comicità. Pur provandoci in tutti i modi, Sibilia non fa centro e non riesce a metter in scena delle situazioni divertenti e che facciano ridere come i suoi lavori precedenti.

Tutto sommato, L’incredibile storia dell’Isola delle Rose riesce comunque a far centro. Se Sibilia conferma la sua bravura, c’è la medesima sensazione di aver superato un test per la Groenlandia di Matteo Rovere, casa di produzione italiana che si rivela essere la più innovativa degli ultimi anni. Nel giro di un mese, infatti, l’etichetta è riuscita a portare tre prodotti completamente differenti in due circuiti giganteschi come Sky e Netflix: Romulus, La Belva e appunto questo film.


L’incredibile storia dell’Isola delle Rose è ora disponibile su Netflix. Ecco il trailer ufficiale del film:

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