Un processo lunghissimo, travagliato e per certi versi anche interessante, viste le promesse con cui Morbius arriva al cinema dai trailer. Finalmente –che sia gioia o liberazione è a discrezione del pubblico– il nuovo film Marvel-Sony è arrivato in sala. La pellicola di Daniel Espinosa con Jared Leto, prevista inizialmente addirittura per l’estate del 2020, è al cinema e il pubblico potrà assistere a questa origin story di Michael Morbius ma, soprattutto, a questo terzo capitolo del Sony’s Spider-Man Universe, nella speranza di capire che tipo di direzione prenderà questo universo cinematografico, anche e soprattutto alla luce degli eventi, per forza di cose centrali, di Spider-Man: No Way Home (qui la recensione), film ambientato invece nel Marvel Cinematic Universe. Prima di dimenticarsene, nella pellicola sono presenti due scene dopo i titoli di coda.

Malato di una rara malattia del sangue, il dottor Michael Morbius (Jared Leto) passa la sua vita alla ricerca di una cura per sé stesso e i suoi pazienti. I suoi studi lo portano in Sud America, dove a quanto pare dei pipistrelli possono essere la soluzione che cerca da anni. Gli studi portano effettivamente il dottore a sviluppare una cura, ma questa ha degli effetti collaterali che portano Michael ad essere infettato da una forma di vampirismo. Per sopravvivere, adesso, il dottore ha bisogno di sangue: il rimedio sembra essersi rivelato più tragico della malattia stessa e starà adesso a Michael capire come andare avanti, anche perché vecchie conoscenze del suo passato si rifanno vive e sembrano poter minacciare lui e quelli che ama.

Morbius non è un buon film. Dispiace doversi ritrovare a dire queste parole per la terza volta, dopo Venom (qui la recensione) e dopo Venom: La Furia di Carnage (qui la recensione), ma il Sony’s Spider-Man Universe non riesce assolutamente a decollare. Non che sia qualcosa di inaspettato, quando ci si ritrova davanti a un universo narrativo basato sui villain di un personaggio che in quel contesto narrativo neanche è presente. Ma si sa, la speranza è l’ultima a morire e anche in questo caso le aspettative sono state deluse.

La pellicola, per altro, parte anche molto bene sia dal punto di vista registico che narrativo e tutto il primo atto risulta interessante. C’è una buona escalation di eventi che portano il personaggio di Jared Leto a diventare il vampiro amato – e temuto – dagli amanti di Spider-Man, che hanno avuto modo di conoscerlo soprattutto grazie all’ormai iconica versione della serie animata degli Anni Novanta. Dopo il primo atto, però, il film punta verso il basso in picchiata, diventando vero e proprio caos, tanto dal punto di vista registico quanto narrativo.

MorbiusC’è da dire che in Morbius la suspense legata al dipanarsi degli eventi è sostanzialmente nulla. La trama era facilmente intuibile dai trailer ed effettivamente il film conferma tutto e non fa nulla per provare a riservare qualche colpo di scena per il secondo o il terzo atto. Sin dai primi minuti di film è chiara la direzione – sempre e comunque confusionaria – che la pellicola prenderà. Il che è ironico, se si pensa al fatto che si parla si di un action-movie, ma che per la natura del personaggio poteva avere forti sfumature horror e giocare su questo. Morbius invece decide di palesare tutto e subito, in favore di un’azione che però non viene assolutamente ben sfruttata. Insomma, il film segue fortemente la stessa struttura narrativa dei due film dedicati a Venom. E se i risultati non erano stati positivi allora, è facile capire perché anche questo titolo si rivelerà un buco nell’acqua.

Questo perché, registicamente, la pellicola è veramente caotica e poco chiara. Come detto, si passa da un primo atto – circa i primi quaranta minuti – ben gestito e con i giusti ritmi, a un secondo e terzo in cui sembra che il film non abbia più interesse a raccontare nulla. Il titolo, infatti, diventa un semplice susseguirsi di scene senza un meglio precisato riferimento temporale. Sarà forte, infatti, l’impressione di ritrovarsi difronte ad una sorta di “videogioco senza gameplay”, in cui le cutscene si susseguono una dopo l’altra, senza però dare un contesto o far capire quanto tempo è passato da un momento all’altro. Dalla trasformazione in vampiro del protagonista, sequenza visivamente interessante che Sony aveva deciso di giocarsi come cartuccia vincente rilasciando la scena su YouTube, il film ha un vero e proprio tracollo, come molte delle scelte prese.

Resta sicuramente interessante la resa visiva del senso di pipistrello di Michael. La percezione sensoriale del personaggio diventa effettivamente visibile e il risultato è piacevole da vedere. Anche qui, però, non si spinge sul pedale dell’acceleratore e questa trovata poteva esser sfruttata decisamente meglio. Tutto il resto è purtroppo da bocciare, anche perché in un film del genere sarebbe stato importante contare su degli effetti speciali di alto livello. I VFX di Morbius, invece, sono al limite dell’imbarazzante, risultando decisamente finti e per niente in grado di stare al passo con la frenesia dell’azione che Daniel Espinosa ha provato a dare al suo film.

Proprio per via degli effetti speciali non all’altezza, Morbius è ambientato quasi prevalentemente di notte, in modo da sfruttare il buio per mascherare le imperfezioni della CGI. Come detto, proprio per questo motivo, la scansione temporale non è ben chiara e non si riesce a capire l’arco di tempo entro cui si svolge tutta la narrazione. Va anche sottolineato come i momenti ambientati di giorno non brillino certamente per trovate registiche di qualità. Alla confusione delle scene action, corrisponde una confusione anche nei momenti più tranquilli, perché la regia passa da sequenze da mestieranti ad altre in cui la fotografia diventa acida quasi alla Matrix, arrivando anche a citare probabilmente questo film in una determinata scena, senza però un’apparente motivazione.

Morbius

Male anche la colonna sonora, o per meglio dire il montaggio sonoro. Le tracce scelte sono belle e sembrano poter essere anche funzionali, ma vengono usate totalmente a caso e senza un vero e proprio criterio. Inoltre, capita spesso che la musica finisca per sovrastare l’azione, pompando nelle orecchie dello spettatore che si ritroverà soverchiato da tracce musicali potenti che però non permetteranno di seguire con attenzione una già caotica azione.

Qualcosa che si salva – in un modo o nell’altro – va detto, c’è: i pochi momenti in cui il film fa riferimento agli stilemi dell’horror non sono poi così male, con una scena in particolare – quella del corridoio in ospedale – che funziona abbastanza bene e riesce a creare una giusta suspence. Anche la scelta di design dei vampiri all’interno della pellicola ha un suo perché, visto che la produzione ha deciso di seguire lo stile adottato sulle pagine a fumetti e fare riferimento, quasi omaggiando, i vampiri del piccolo schermo di fine Anni Novanta/inizio Anni Duemila.

Buone anche le interpretazioni di Jared Leto e Matt Smith. Se da un lato la caratterizzazione dei personaggi è pressoché inesistente, i due attori riescono comunque a portare a casa la parte. Jared Leto riesce a conferire un’aura speciale non solo attorno al personaggio di Michael Morbius, ma in generale al ruolo del vampiro, connotandolo come qualcosa di scientifico più che di religioso/mistico come si è spesso abituati a vedere. Il lavoro fatto da Leto per la parte umana di Michael è percepibile e anche apprezzabile, ma tutto viene a mancare quando si passa alla versione vampiresca. Anche la performance attoriale di Matt Smith, che nel film interpreta Loxias Crown, il villain, è buona, nonostante l’attore abbia affermato di non aver compreso in toto la parte a lui affidata. La prova ricorda molto quello che lo stesso attore fece già in Ultima Notte a Soho (qui la recensione). Il resto dei personaggi è veramente di poco conto, macchiette, in una pellicola che ruota totalmente attorno a Morbius e Crown. Merita qualche parola, però,  Martine Bancroft interpretata Adria Arjona: il personaggio sembra avere una certa rilevanza nell’economia della trama e ha anche i suoi momenti, perlopiù al fianco di Michael. Ad un certo punto, però, la dottoressa viene completamente accantonata e quando la macchina da presa torna su di lei, il film finisce. Senza dare alcun tipo di spiegazione.

Per tirare le somme, Morbius è un film con palesi limiti tecnici e narrativi. Ad un inizio ben calibrato e funzionale rispetto all’origin story che questa pellicola voleva essere, non corrisponde uno sviluppo coerente. Anzi, ciò che segue il primo atto è pessimo sotto ogni punto di vista, tecnico e narrativo. Le interpretazioni dei protagonisti sono buone, ma sono forse l’unica vera e propria oasi in un mare di scelte sbagliate che non permette a questo Morbius – e a tutto il Sony’s Spider-Man Universe – di decollare. L’impressione è quella di ritrovarsi davanti ad una sorta di sovrascrittura dei film dedicati a Venom: cambiano i nomi dei personaggi, ma ritmi e situazioni sono purtroppo sempre quelli. Sì, Morbius è l’ennesima carta potenzialmente vincente non solo giocata male, ma veramente bruciata da parte di Sony.

Morbius


Prima di chiudere questa recensione, però, occorre fare un disclaimer sul marketing di questo film. Quanto segue presenta alcuni spoiler sulla pellicola ma, sinceramente, non ce la sentiamo di ignorare la pubblicità ingannevole fatta da Sony Pictures per questo film nel corso di tutti questi mesi. Il grandissimo, e gravissimo, problema di Morbius sta nel non aver dato una risposta alle domande dei fan riguardanti il setting della pellicola. I riferimenti alla Oscorp, a Spider-Man, la centralità del personaggio di Michael Keaton, sono tutti completamente spariti. Nei trailer tutti questi elementi erano presenti e, anzi, sembravano essere la forza motrice di un film che poteva raccontare ben più di una storia ed essere finalmente l’ago della bussola di un progetto fino a quel momento nella confusione più totale. Ebbene, anche sotto questo punto di vista Morbius è un flop. Un grande flop e anche abbastanza disonesto. Che la scelta sia arrivata in seguito a decisioni prese dalla dirigenza di Sony o che si sia trattato di marketing ingannevole, poco importa. Poco importa perché, vista la qualità dei film che hanno preceduto questo, il vero motivo per cui Morbius era atteso era l’avere una risposta a queste domande. Sotto questo punto di vista invece non solo fallisce, ma prende in giro lo spettatore.


Morbius è da oggi disponibile al cinema. Di seguito, il trailer ufficiale del film:

RASSEGNA PANORAMICA
Morbius
4.5
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Classe 1995, laureato in critica cinematografica, trascorro il tempo tra un film, una episodio di una serie tv e le pagine di un romanzo. Datemi un playlist anni '80, una storia di Stephen King e un film di Wes Anderson e sarò felice.

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