Dopo una produzione non facile a causa degli scioperi del sindacato degli attori e una distribuzione che ha subito diversi rinvii, arriva finalmente in sala Mother Mary, il nuovo film del regista David Lowery, autore statunitense principalmente dedito a progetti indipendenti che con questo titolo segna la seconda collaborazione con la produzione A24. Protagoniste dell’opera: Anne Hathaway, nel pieno dell’anno della rinascita della sua filmografia, e Michaela Coel, attrice e filmmaker britannica. Hunter Schafer, Sian Clifford e la cantante FKA twigs completano questo cast totalmente al femminile. Grazie a I Wonder Pictures abbiamo visto il film in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.

Mother Mary segue una famosa popstar internazionale che, alla vigilia del suo grande ritorno sulle scene, si rifugia con una stilista ed ex amica per preparare uno spettacolo destinato a rilanciarne l’immagine. Il loro incontro riporta però a galla vecchi conflitti, emozioni irrisolte e il difficile equilibrio tra vita privata, arte e fama.

David Lowery scrive e dirige un film non convenzionale che si presenta come il ritorno alle scene della fantomatica cantautrice pop: Mother Mary. Il racconto cinematografico, spesso anche stereotipato, sul dietro le quinte dello showbiz e sul ritorno alle luci della ribalta diverge qui dal canone, andando a focalizzarsi su una storia intima, dalla struttura scarna, ma dall’alto valore simbolico, metaforico. La scrittura di Lowery se da una parte propone un eccesso di dialoghi tra i personaggi di Hathaway e Coel e di monologhi, racconti prolissi e a tratti perfino ripetitivi inseriti all’interno del più ampio racconto cinematografico, dall’altra lascia ampio spazio al piano visivo esaltato dalla fotografia dell’affezionato collaboratore Andrew Doz Palermo. Per Mother Mary è stata creata dal cineasta e dal direttore della fotografia un’atmosfera sospesa tra piano onirico, sovrannaturale, quasi gotico, che corrisponde al privato delle protagoniste, e mondo della pop music e della moda, luccicante e patinato che rappresenta la loro vita pubblica.

Nonostante nel titolo ci siano evidenti rifermenti alla simbologia cristiana (soprattutto legati alla figura della Madonna), Mother Mary è nei fatti un’opera spirituale a tutto tondo, che non vuole dare chiavi di lettura, lasciando spazio all’interpretazione dello spettatore, al suo sentire. È però evidente che, al di là delle longline del film, questa è tra le altre cose, sia una storia di fantasmi che una storia d’amore. Soprattutto però è una storia sulla creazione, sull’operato artistico, che riflette sul rapporto, anche se non soprattutto personale, che coinvolge musa e artista.

Essendo la musica e la moda le due arti al centro del discorso, il lavoro svolto su questi due aspetti del film è decisamente il più curato. La costume designer di fiducia di Lowery, Bina Daigeler, ha, attraverso gli abiti, contribuito a costruire l’illusione della progressione della carriera di Mother Mary, come se la pop star avesse attraversato davvero delle ere, mentre l’abito creato per il film dalla stilista Iris van Herpen diventa il protagonista assoluto nel finale. Sul piano delle composizioni, l’incredibile colonna sonora di Mother Mary deve tutto alla sintesi del lavoro svolto da Daniel Hart, artefice delle tracce strumentali, e da alcuni dei più interessanti esponenti della musica leggera contemporanea, da Jack Antonoff a Charli XCX passando per FKA twigs, i quali si sono occupati del repertorio della fantomatica artista. Nonostante sia un elemento fondamentale anche narrativo, la musica non surclassa mai gli altri aspetti del film ma si relega sempre il suo spazio come uno dei tanti tasselli del mosaico che compone l’opera.

L’ottima recitazione di Michaela Coel e soprattutto quella di Anne Hathaway, in uno dei suoi migliori ruoli, uniscono il tutto e trascinano lo spettatore più disincantino dentro uno dei titoli più interessanti dell’anno, a patto che non ci si lasci frenare dall’essere di Mother Mary un film a tratti pretenzioso, prolisso e altamente simbolico, perché in questo caso tutto sono eccetto che difetti.

In un panorama cinematografico sempre più orientato verso opere immediate e facilmente decifrabili, Mother Mary sceglie invece la strada dell’ambiguità, del simbolismo e della contemplazione. David Lowery firma così un film atipico e autoriale, affascinante, che trova nella forza delle immagini, nella musica e nelle interpretazioni delle sue protagoniste il modo per trasformare una storia di fama e creazione artistica in qualcosa di più intimo, spirituale e universale.


Mother Mary arriva in sala il 14 maggio con I Wonder Pictures. Ecco il trailer del film:

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