«Il lavoro rende liberi»: potrebbe essere questa la sintesi più efficace di No Other Choice, il nuovo film di Park Chan-wook presentato a Venezia 82. Un’opera che si configura come un’esplorazione limpida e radicale dell’ideologia rivoluzionaria del regista e che avrebbe meritato il Leone d’Oro non solo perché rappresenta il suo primo approdo in laguna, ma soprattutto perché, nel biennio 2025/26, si impone come un film di grande attualità.
Dopo essere rimasto disoccupato per diversi anni, un uomo elabora un piano tanto estremo quanto “razionale” per garantirsi un nuovo impiego: eliminare la concorrenza.
Il cast è, prevedibilmente, di primissimo livello. Protagonista assoluto è Lee Byung-hun (Squid Game, Kpop Demon Hunter), che interpreta Yoo Man-su, personaggio leggibile su una duplice facciata, quasi fosse un nomen omen. Al suo fianco troviamo la moglie Miri, interpretata da Son Ye-jin (Trentanove, Spellbound), e le vittime del protagonista: Cha Seung-won, Lee Sung-min e Park Hee-soon. Ma c’è un ultimo protagonista, forse il più silenzioso: la natura. Il rapporto che si instaura tra Man-su e l’ambiente che lo circonda – presente tanto sul luogo di lavoro quanto nella sfera domestica – assume infatti un ruolo centrale all’interno della narrazione.
La regia di Park Chan-wook restituisce con forza lo stato d’animo del protagonista, non solo attraverso l’uso espressivo del colore ma anche tramite la composizione dell’inquadratura e il modo in cui le immagini vengono offerte allo spettatore, in un dialogo con la fotografia. Lo stile si avvicina e allo stesso tempo si distanzia da opere come Oldboy o Lady Vendetta, mentre recupera alcune tematiche già presenti in Decision to Leave, mantenendone alcuni aspetti, come l’ironia, ma spingendosi verso una nuovo modo di raccontare quelle stesse ossessioni.
Basato sul romanzo statunitense The Ax, la sceneggiatura ne rielabora il concept trasportandolo nel 2025. Dal libro era già stato tratto un film nel 2005, anch’esso intitolato The Axe. Cosa può spingere un essere umano quando si trova di fronte a una scelta impossibile, tra sopravvivenza e morale? E quale può essere lo sguardo dei familiari di fronte a decisioni tanto estreme? Il tutto filtrato attraverso la corrente di pensiero sudcoreana, che amplifica ulteriormente la potenza dell’analisi e la visione del mondo proposta dal regista.
Fotografia e color grading rappresentano, come spesso accade nella filmografia di Park Chan-wook, un elemento fondamentale. Il suo mondo è estremamente colorato, ma secondo un’estetica del tutto personale. L’azzurro ricorre in più momenti del film – nei vasi, nei vestiti, nella color correction delle scene serali – mentre marrone e verde, rispettivamente delle cortecce e delle fronde, assumono un valore fortemente simbolico. Emblematica anche la scena del colloquio di lavoro, in cui un raggio di luce copre parzialmente il volto di uno degli intervistatori: una scelta che rende il personaggio invisibile allo spettatore e, allo stesso tempo, genera un senso di rabbia per ciò che viene detto. Fondamentali anche scenografia e costumi, entrambi funzionali alla rappresentazione, sospesi tra una vita agiata e un’esistenza ai margini della socialità.
L’analisi del film può muoversi su più livelli, a seconda del modello interpretativo adottato. Può essere letto come un manifesto ambientalista, sottolineando l’importanza della natura e la necessità della sua sopravvivenza. Oppure come una feroce critica al capitalismo dilagante, ormai diffuso su scala globale, capace di ridurre l’essere umano a un ingranaggio e di spingerlo oltre ogni limite pur di raggiungere un obiettivo.
No Other Choice affronta numerosi temi e lo fa con piena consapevolezza in ogni inquadratura e in ogni sequenza. Un gioco perverso in cui il lavoro è indissolubilmente legato alla vita e la vita al lavoro: in una parola, capitalismo. Se in Italia questo tipo di visione è spesso associato alla mentalità imprenditoriale degli anni ’80, al berlusconismo e ai suoi strascichi culturali, in Corea del Sud tale paradigma è amplificato da una società fortemente elitaria, in cui o vali tutto o non vali nulla. Park Chan-wook gioca con questa dinamica fino a trasformare il film in una caricatura grottesca del mondo contemporaneo.
No Other Choice arriva al cinema con Lucky Red a partire dal 31 dicembre. Ecco il trailer del film:

















